Doctor Strange in the Multiverse of Madness Blade cinematographe.it

Doctor Strange in the Multiverse of Madness potrebbe introdurre Blade nell’Universo cinematografico Marvel, e non gli X-Men. Come ci si sarebbe potuti aspettare, il Comic-Con 2019 è stato necessario per svelare i piani della Casa delle Idee sulla Fase 4. Annunci, tuttavia, riguardanti unicamente le pellicole – e le serie tv di prossima uscita su Disney+ – tra il 2020 e il 2021 – e con la conferma da parte di Kevin Feige che il 2023 sarà l’anno dello stand-alone dei Fantastici Quattro, è la conferma che i primi due anni saranno giusto un assaggino di quel che ci aspetterà.

Tra le pellicole comprese tra il 2020 e il 2021, tuttavia, oltre a Doctor Strange 2: nella Follia del Multiverso che esplorerà gli universi paralleli dopo l’assaggio datoci da Spider-Man: Far From Home (2019), è certamente l’annuncio riguardo Blade (2021) con il Premio Oscar Mahershala Ali come protagonista, la novità più solleticante.

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Doctor Strange in the Multiverse of Madness rivedrà nuovamente Benedict Cumberbatch nei panni del protettore della Gemma del Tempo, assieme a un’inaspettata guest-star, Elizabeth Olsen nei panni di Wanda Maximoff (Scarlet Witch) che grazie ai suoi poteri di manipolazione della realtà giustifica la sua presenza in relazione al Multiverso. Ciò vuol dire che il sequel di Doctor Strange potrebbe introdurre non poche novità nel MCU, e molti fan sperano che il tutto possa riguardare oltre che Blade (anche) gli X-Men.

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Feige e la conferma del legame tra Doctor Strange 2 e Blade

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I diritti di utilizzo del personaggio di Blade sono tornati alla Marvel nel 2013, ed è da allora che s’è intavolato un discorso con lo stesso Wesley Snipes in veste di consulente, per capire come quando e perché introdurre il Diurno. A detta di Kevin Feige, han capito che il progetto avrebbe avuto finalmente il via nel momento in cui Mahershala Ali è stato contattato per la parte. Interessante notare come, in un’intervista a Rotten Tomatoes, Feige abbia suggerito che l’annuncio di Blade è arrivato nel momento giusto, visto che c’è la seria possibilità che possa comparire in Doctor Strange in the Multiverse of Madness – il che ci dà un indizio sullo stato dei lavori del film con Cumberbatch: “Per anni abbiamo voluto trovare un nuovo modo per introdurre Blade, amiamo quel personaggio. Amiamo quel mondo. Adesso, con Doctor Strange e gli elementi soprannaturali che verranno introdotti nel MCU, ci sentiamo in grado di iniziare a esplorarlo“.

In realtà la cosa non dovrebbe essere una sorpresa visto che, il regista di Doctor Strange in the Multiverse of Madness altri non è che Scott Derrickson (L’esorcismo di Emily Rose, Sinister, Liberaci dal male) – regista anche del capitolo precedente del 2016, ma anche e soprattutto, regista che dà il meglio di sé con l’horror.

Doctor Strange 2 e i vampiri di Blade nell’UCM

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L’introduzione di Blade nell’UCM pone però una serie di quesiti relativi al “come”, perché attualmente non esistono prove riguardanti la presenza di vampiri (o perché no, mutanti), nell’universo Marvel. Captain Marvel (2019), diretto da Anna Boden e Ryan Fleck, però ci ha dato modo di comprendere bene come la pratica narrativa del retcon  (un espediente narrativo in cui si modificano eventi e situazioni descritti in precedenza, o il loro significato, per adattarli a nuovi sviluppi narrativi o per correggere preesistenti violazioni della continuity) possa essere efficace anche in un universo vasto come quello del Marvel Cinematic Universe.

Nel caso dei vampiri (e mutanti) potrebbe essere tuttavia più complicato, non si parla infatti di un evento storico occultato dallo SHIELD, ma di introdurre un nuovo gruppo etnico di cui non s’è mai sentito parlare negli ultimi undici anni. È a tutti gli effetti un’avvincente sfida narrativa, un retcon in grado di giustificare la presenza di vampiri (e mutanti) in un universo che finora non li ha nemmeno mai menzionati con un semplice easter-egg. Un’interessante via di fuga potrebbe essere data dagli eventi in chiusura di Captain America: The Winter Soldier (2014), diretto da Joe & Anthony Russo – dove il rilascio nella rete dell’intero database decriptato dello SHIELD da parte di Vedova Nera (interpretata da Scarlet Johansson), potrebbe aver fatto emergere qualcosa al riguardo.

Un’alternativa certamente più intrigante per Doctor Strange in the Multiverse of Madness, sarebbe l’utilizzo del Darkhold precedentemente introdotto in Agents of SHIELD 4 per giustificare in modo narrativamente coerente, la presenza di Robbie Reyes/Ghost Rider (interpretato da Gabriel Luna).

Doctor Strange 2, il ruolo del Darkhold in relazione a Blade e Wanda

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L’uso del Darkhold – noto anche come il Libro dei peccati/Book of sins – in Doctor Strange in the Multiverse of Madness darebbe la possibilità di parlare nuovamente della Dimensione Oscura di Dormammu, e del Regno Quantico citato in Ant-Man & The Wasp (2018) diretto da Peyton Reed, per poi rappresentare un’autentica chiave di volta narrativa in Avengers: Endgame (2019), diretto da Joe & Anthony Russo.

Doctor Strange (2016) ha un qualche legame con il Darkhold in realtà, essendo uno dei libri legati al Libro di Cagliostro i cui segreti han permesso a Kaecilius (intepretato da Mads Mikkelsen), di creare un portale per la Dimensione Oscura di Dormammu sulla Terra – come ci suggerisce il terzo atto del film di Scott Derrickson. Il Darkhold, nei fumetti, venne creato da un’entità mistica di nome Chthon al fine di poter invadere la Terra. Recentemente Chthon è riuscito a possedere Scarlet Witch/Wanda, al fine di coadiuvare i suoi seguaci – i darkholders –  per permettere di creare loro un varco per accedere sul nostro pianeta. In tal senso la presenza di Wanda Maximoff come co-protagonista assieme a Doctor Strange, potrebbe essere un segnale di un potenziale retcon del personaggio da “potenziata” a “maga mutante”.

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Nel MCU tuttavia, i poteri di Wanda non sono magici, bensì dipendenti dalla Gemma della Mente, ma, al fine di giustificare una qualche evoluzione narrativa mediante un retcon, la Marvel Studios Visual Dictionary ha suggerito che la Gemma dell’Infinito potrebbe essere riuscita a cambiare qualcosa nella natura stessa della Maximoff – permettendo così l’introduzione del lato magico di Scarlet Witch. A supporto di questa teoria, uno degli albi essenziali sul Darkhold è proprio Doctor Strange #60, dove Strange, Scarlet Witch e Monica Rambeau (già introdotta nel MCU in Captain Marvel) – che rivedremo in WandaVision su Disney+ con il volto di Teyonah Parris – si trovano a collaborare per fermare Chthon e la sua legione di darkholders.

Il Darkhold quindi, oltre che per un retcon ontologico di Scarlet Witch, potrebbe essere la chiave per introdurre il Blade di Mahershala Ali – che in uno scenario simile – potrebbe risultare un preziosissimo alleato.

Perché adesso è il momento giusto per Blade e non per gli X-Men?

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Al di là di ovvie ragioni tecniche legate alle scelte di casting e ad anche una minima speranza che al Comic-Con 2019 non sembrerebbe essere paventata, per i toni narrativi di Doctor Strange in the Multiverse of Madness la scelta di introdurre Blade anziché gli X-Men sembrerebbe essere la più azzeccata e coerente – anche per via del secondo Oscar in tre anni per Mahershala Ali. È tipico della Casa delle Idee infatti, non buttare a caso momenti simili, ma di saperli pianificare, cogliendo il momento giusto per introdurre un dato personaggio all’interno di un universo narrativo che, dal 2020, dovrà sopperire all’assenza di due personaggi cardine come Iron Man (interpretato da Robert Downey Jr) e Captain America (interpretato da Chris Evans) dopo gli eventi di Endgame.

In tal senso, è quasi impossibile al momento immaginare uno scenario dove gli X-Men siano parte del MCU anche se, in potenza, sappiamo già che i mutanti esistono e si aggirano per l’ambiente narrativo della Marvel. Da quanto emerge dall’accordo Disney/Fox infatti, alla Marvel era proibito anche solo mettere in cantiere una qualunque idea “su carta” relativa agli X-Men finché l’acquisizione non fosse giunta al compimento. L’idea di Feige infatti, è quella di dare un po’ di fiato a una saga che fino a due mesi fa aveva un capitolo narrativo nelle sale cinematografiche; quel X-Men: Dark Phoenix (2019) diretto da Simon Kinberg che ha così poco convinto pubblico e critica. A detta del boss della Marvel, infatti: “Non è ancora il momento di parlare dei mutanti, o di come i mutanti entreranno nel MCU”.

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È il caso invece, come dimostra l’immagine in alto, di dare ai Fantastici Quattro (2023), un adattamento come si deve dopo la scialba pellicola omonima del 2015, diretta da Josh Trank, il quale ha odiato così tanto l’esperienza coi cinecomic, da scegliere di cancellarlo dal proprio curriculum.

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