Venezia 75 – Friedkin Uncut: recensione del documentario

Fra i tanti eventi della 75ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, merita l’attenzione di pubblico e addetti ai lavori anche Friedkin Uncut, piccolo grande documentario diretto dall’italianissimo Francesco Zippel su uno dei migliori registi della New Hollywood, ovvero William Friedkin. Un omaggio sentito e di pregevole fattura, che attraverso la voce del diretto interessato e di altri celebri esponenti della settima arte come Quentin Tarantino, Willem DafoeEllen BurstynWes Anderson, Dario ArgentoFrancis Ford Coppola e Damien Chazelle ripercorre 50 anni di grande cinema, celebrando un artista eclettico e appassionato e un uomo senza peli sulla lingua e sempre controcorrente.

Friedkin Uncut: un lucido e appassionato documentario su uno dei più grandi cineasti viventi

Friedkin Uncut Cinematographe.it

In poco meno di 2 ore imprescindibili per i cinefili, Friedkin Uncut ripercorre i passaggi fondamentali della carriera di William Friedkin, trovando la perfetta miscela fra aneddoti, appassionati commenti di amici e colleghi e le parole a ruota libera del trascinante soggetto del documentario, che dissemina stoccate all’industria cinematografica (la più dura proprio alla competizione festivaliera fra i film), dichiarazioni forti (i due personaggi più importanti della storia sono Gesù e Hitler), prestigiose investiture (Kathryn Bigelow definita come la migliore regista americana in circolazione, Damien Chazelle identificato come una delle più grandi promesse e Buster Keaton insignito del suo personale riconoscimento come miglior regista di… inseguimenti) e toccanti perle di saggezza come Non cerco la perfezione, ma la spontaneità, che aiutano a comprendere pienamente l’approccio all’arte cinematografica di un regista costantemente fuori dagli schemi.

Francesco Zippel è doppiamente abile, in primo luogo nel mettere da parte se stesso e il suo essere appassionato non interferendo con le parole degli intervistati, e in seconda battuta nell’amalgamare le voci dei protagonisti come un perfetto direttore d’orchestra, rendendo così questo viaggio nel cinema di Friedkin sempre fluido e coinvolgente a più livelli. Fra i film menzionati non mancano ovviamente L’esorcista, che Tarantino e Coppola dichiarano come fonte di ispirazione e ammirazione, Il braccio violento della legge con il suo celeberrimo inseguimento per le strade di New York, che Friedkin rivendica di aver girato in mezzo alle persone reali, lo splendido flop de Il salario della paura, con le sue difficoltà produttive nelle location dominicane e messicane, ma anche il documentario The People vs. Paul Crump, capace addirittura di fare annullare una condanna a morte, e l’emozionante intervista con un’altra leggenda del cinema, ovvero Fritz Lang.

Friedkin Uncut ripercorre la carriera del protagonista e la sua costante ricerca della verità

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Risalendo verso i nostri giorni, Friedkin Uncut ripercorre anche Crusing e le conseguenti polemiche suscitate dagli attivisti omosessuali per quanto mostrato nel film e il cupo affresco poliziesco della Città degli angeli Vivere e morire a Los Angeles, per poi arrivare al recente torbido Killer Joe e a The Devil and Father Amorth, accolto freddamente proprio un anno fa al Lido. In mezzo, la personalità debordante e senza filtri di uno straordinario uomo di cinema, che spazia con sorprendente facilità da goffaggini quasi ridicole come le esecuzioni di Singing in the Rain e de La Marsigliese a toccanti slanci di umanità e di umiltà, come le dichiarazioni di amore e massimo rispetto artistico per Federico Fellini, Michelangelo Antonioni e Orson Welles.

A fare da filo conduttore fra le parole di Friedkin e quelle degli altri illustri intervistati è la passione per il lavoro di un cineasta che ha saputo come pochi scandagliare gli anfratti più nascosti e controversi dell’animo umano e la sua costante ricerca della verità, anche a costo di commettere qualche sbavatura tecnica, rischiare la vita per le strade di New York o stampare veramente banconote false per esigenze sceniche. Un cinema degli estremi ma al tempo stesso fortemente umano, che Friedkin Uncut ci aiuta ad analizzare, senza mai risultare pesante o ripetitivo.

Con Friedkin Uncut, Francesco Zippel si conferma uno dei più promettenti documentaristi in circolazione

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In conclusione, Friedkin Uncut si rivela il migliore compromesso possibile fra approfondimento, intrattenimento e vera e propria saggistica sul grande schermo, fortificato dalla presenza e dalle riflessioni di alcuni dei volti più noti del panorama cinematografico internazionale. Sui titoli di coda si rimane così quasi con l’amaro in bocca per non aver potuto gustare ancora più considerazioni e curiosità su altri aspetti della vita di questo ineguagliabile regista e su alcuni dei suoi film meno conosciuti. A mente fredda però non possiamo che lodare la profondità di sguardo e l’inevitabile lavoro di sintesi di Francesco Zippel, che con questa sua pregevole opera si conferma uno dei documentaristi più promettenti in circolazione.

Regia - 4
Fotografia - 4
Sonoro - 3.5
Emozione - 4.5

4