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Tra gli artefici della slapstick comedy e promotore dei chase film (quelle pellicole che appartengono al genere d’inseguimento), Buster Keaton, a distanza di ben 53 anni, torna postumo alla Mostra del Cinema di Venezia con il documentario The Great Buster: A Celebration, diretto e sceneggiato da Peter Bogdanovich. Un viaggio nella carriera artistica e nella vita privata di uno dei più grandi attori della storia del cinema, che appassiona gli estimatori fin dai primi istanti.

The Great Buster è un documentario che non tralascia alcun dettaglio e aneddoto sulla persona e sul personaggio di Buster Keaton, introducendo gli spettatori alla sua nascita, in un percorso che, andando avanti, li conduce anche verso la sua ascesa e il declino del grande maestro. L’omaggio curato da Bogdanovich si avvale anche di preziose testimonianze di illustri professionisti del panorama cinematografico, da Mel Brooks a Dick Van Dyke, da Quentin Tarantino a Carl Reiner e Werner Herzog, e tanti altri ancora.

The Great Buster: A Celebration ripercorre accuratamente le orme del genio, offrendo curiosità inedite e interessanti

The Great Buster: A Celebration Cinematographe

Già prima della nascita era chiaro che Buster sarebbe divenuto una star: i genitori erano artisti di vaudeville che sfoggiavano il figlio nei propri spettacoli fin da quando era un bambino, trasformandolo già allora nell’attrazione di punta. Per tale motivo, proprio perché il piccolo Buster era sottoposto a numeri troppo rischiosi, i genitori finirono spesso con l’essere denunciati alle autorità per abusi sul minore. Così The Great Buster: A Celebration permette agli spettatori di entrare in quel grande universo del cinema muto, di cui Buster Keaton, insieme a Charlie Chaplin e altri attori, furono i pionieri di un nuovo modo di fare cinema.

Solitamente siamo abituati a studiare o quantomeno conoscere meglio il nascente artista, mentre il Buster Keaton più maturo passa in sordina, non riuscendo facilmente a entrare in contatto con la sua personalità e il suo mestiere a 360 gradi. Grazie all’opera compiuta da Bogdanovich, è possibile avere un quadro completo della cosiddetta Great stone face (la grande faccia di pietra), soprannome che venne attribuito a Buster per la sua maestria nel rendere la sua faccia apparentemente impassibile in qualsiasi situazione, anche in quella più comica.

The Great Buster: A Celebration rivela i sentimenti dell’uomo dal volto impassibile, creando un’opera sorprendentemente coinvolgente

The Great Buster: A Celebration Cinematographe

Oltre alle innumerevoli testimonianze e interviste di celebri attori, registi, produttori e critici cinematografici, il documentario è arricchito anche da esclusive immagini di archivio e dalla riflessiva voce di Bogdanovich che figura nel progetto anche in qualità di narratore. Essenzialmente il documentario è costituito da una prima parte prettamente biografica – intervallata da brevi scene della sua filmografia, da foto note e inedite, e dai commenti dei suoi conoscenti ed estimatori – che racconta l’ascesa di Keaton come artista indipendente, artefice e interprete dei suoi propri cortometraggi e lungometraggi, e la sua decadenza nel momento in cui firma un contratto con la MGM, cedendo tutti i suoi diritti e qualsiasi decisione da un punto di vista creativo, e una seconda parte, che prende in esame 10 delle sequenze più iconiche della sua filmografia degli anni ’20.

Da quest’opera appare chiaro perché Buster Keaton possa essere considerato un artista e un pioniere del cinema a tutto tondo: dal vaudeville approda sul grande schermo con cortometraggi e lungometraggi, per poi finire in tarda età a diventare addirittura il volto di alcuni spot pubblicitari e film industriali, e ad apparire in alcuni film adolescenziali degli anni ’60. Bogdanovich ha contribuito a riportare nella nostra più recente memoria un professionista dell’arte senza tempo, rendendolo ancora più eterno attraverso un’entusiasmante ed emozionante avventura durata ben 40 anni.

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