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Dopo aver incantato Venezia e il mondo intero 2 anni fa con La La Land, Damien Chazelle torna al Lido con Il Primo Uomo (First Man il titolo originale), ambizioso racconto della vita e della più grande impresa di Neil Armstrong, primo essere umano a mettere piede sulla Luna. A dare volto al leggendario astronauta è Ryan Gosling, affiancato da altri efficaci interpreti come Claire Foy (The Crown), Jason Clarke, Kyle ChandlerCorey StollIl Primo Uomo arriverà nelle sale italiane il 31 ottobre, distribuito da Universal Pictures.

Il Primo Uomo Cinematographe.it

Il Primo Uomo racconta le fasi salienti della carriera di Neil Armstrong (Ryan Gosling), dalle avventurose esperienze come collaudatore di velivoli sperimentali, con cui il pilota ha messo più volte a rischio la sua incolumità, all’approdo alla NASA e al programma Gemini, per finire con la celeberrima missione dell’Apollo 11, che il 20 luglio del 1969 portò per la prima volta il genere umano sulla Luna. Parallelamente al percorso lavorativo, il film racconta anche il tragitto umano di una persona sempre più sola e alienata, indelebilmente segnato dalle perdite della figlia e di diversi colleghi e sostenuto dalla fondamentale compagnia della moglie Janet (Claire Foy).

Il Primo Uomo: il racconto della persona dietro l’eroe Neil Armstrong

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Dopo averci guidato con Whiplash nei meandri più competitivi e spietati della musica e dopo averci accompagnato, sempre a tempo di jazz, nella Los Angeles di La La Land, fra sogni, illusioni e amori spezzati, Damien Chazelle cambia totalmente genere e registro, raccontandoci un viaggio fisico e mentale verso il superamento dei propri orizzonti e dei propri limiti. Un cammino fatto di passione per la scoperta e l’esplorazione, ma al tempo stesso intriso di solitudine, incomunicabilità e morte, tessere di un puzzle umano ed emotivo lontano dall’immacolato eroismo adottato di frequente dal cinema americano.

Il Neil Armstrong de Il Primo Uomo è prima di tutto un uomo, con tutte le sue debolezze e fragilità, mai consapevole del suo eroismo e sballottato dal fato e da tragici eventi verso territori inesplorati e sfide sempre più difficili, da lui affrontate con la voglia e il pizzico di incoscienza necessari a mettersi alle spalle le avversità che la vita ci sottopone, per arrivare dove nessuno era mai arrivato in precedenza. Gli asettici luoghi degli addestramenti e gli angusti spazi delle navicelle spaziali si mescolano così alle accoglienti e confortevoli mura casalinghe, diventando teatro di un cammino umano tortuoso e articolato, costantemente in bilico fra il più appassionato coraggio e una crescente anaffettività.

Il Primo Uomo: il ritratto di un eroe umile

Più che all’ironia e al fascino utilizzati in La La Land, Ryan Gosling deve ricorrere alle sfumature caratteriali e comportamentali da lui già magistralmente utilizzate in Drive, fatte di rancore represso, dolore inespresso e lunghi silenzi e completate da pungenti e ben centrate sentenze e da sporadiche esplosioni emozionali. Il vero ago della bilancia narrativo diventa così la sempre più convincente Claire Foy, che sostiene intere sequenze con l’espressività del suo viso e con un sapiente uso della postura e della voce, richiamando il marito ai suoi doveri di padre e diventando l’unico anello di congiunzione fra la sua missione e i suoi legami affettivi.

Il Primo Uomo ci restituisce così il ritratto di un eroe umile in equilibrio fra determinazione e squilibrio sentimentale e fra slanci eroici e inadeguatezza familiare, emblema di una pellicola stratificata e distante sia dai canoni narrativi americani contemporanei sia dal cinema vitale e passionale a cui ci aveva abituato Damien Chazelle. Il non ancora quarantenne cineasta americano rinuncia così per lunghi tratti a preziosismi registici, tirando fuori il meglio di sé nelle agognate sequenze sulla Luna, perfetta fusione fra realismo, magnificenza visiva e coinvolgimento emotivo e lasciando che a sostenere il racconto siano l’evocativa colonna sonora del sempre efficace Justin Hurwitz e le performance attoriali.

Il Primo Uomo non delude le attese

Chi si aspettava insistite e contemplative sequenze spaziali in stile Gravity rimarrà probabilmente deluso da una narrazione che anche in orbita rimane costantemente a misura d’uomo, mettendo in scena l’abilità dell’astronauta ma concentrandosi soprattutto sulla persona Neil Armstrong, sulle sue fragilità e sul suo rapporto con la moglie e i colleghi. Viviamo così sia i concitati momenti all’interno di una claustrofobica scatoletta con cui Neal solca lo spazio, con intorno a sé un nero tenebra che sembra non finire mai, sia una sorta di documentario familiare che racconta la vita reale dell’astronauta e soprattutto ciò che prova chi resta a casa ad aspettarlo, temendo le peggiori notizie.

In quest’ottica, il punto debole de Il Primo Uomo diventa proprio la scarsa caratterizzazione dei personaggi di contorno, che non hanno mai l’introspezione e la forza necessari per assumere spessore all’interno del racconto. Si crea così una netta frattura fra i pregevoli confronti fra Neil e la moglie Janet, carichi di rancore represso e al tempo stesso di un bisogno d’amore mai esplicitato, e i dialoghi fra l’astronauta e i colleghi, di tono e intensità indubbiamente minori.

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Tirando le conclusioni, Il Primo Uomo non delude le attese, proseguendo la felice tradizione di Venezia sui film di apertura e candidandosi a un ruolo di primo piano nella prossima stagione dei premi. Damien Chazelle si dimostra ancora una volta uno dei giovani cineasti più talentuosi in circolazione, adattando il suo unico stile a un racconto sorprendentemente intimo e umano, che attraversa eventi fondamentali del secolo scorso come la corsa spaziale e la contestazione giovanile senza eccedere in retorica e soprattutto ci ricorda che i veri eroi vivono e lottano in mezzo a noi ogni giorno, districandosi fra le loro imprese e chi silenziosamente e fedelmente li accompagna.