Bastardi senza gloria

“Sai che ti dico, Utivich? Questo potrebbe essere il mio capolavoro.”

Con queste parole affidate al personaggio interpretato da Brad Pitt, ma chiaramente espressione anche del suo personale pensiero, Quentin Tarantino esce allo scoperto, dichiarando manifestamente che ritiene Bastardi senza gloria l’opera più alta di tutta la sua cinematografia, o almeno di quella prodotta fino all’uscita di questo film. Prescindendo dalle considerazioni personali su quale sia effettivamente la migliore pellicola del regista statunitense, in effetti se qui non siamo di fronte a un capolavoro, ci andiamo veramente molto, molto vicinoQuentin Tarantino gira il suo film più ambizioso e visionario, avventurandosi in una rilettura storica di una delle pagine più buie del secolo scorso, cioè la Seconda Guerra Mondiale con tutte le tragiche e disumane conseguenze che essa ha portato. Non siamo però di fronte al classico racconto di eroismo e liberazione dai malvagi da parte di prodi valorosi e senza macchia, ma ci troviamo invece davanti a una storia in cui non esistono buoni e cattivi, ma solo persone imperfette, corrotte e sadiche alle prese con una situazione più grande di loro, in cui i liberatori si macchiano di crimini e barbarie gravi quasi come quelle degli oppressori, senza nessun rimpianto o senso di colpa. Per realizzare quest’ardito progetto, Quentin Tarantino si ispira liberamente al film di Enzo G. Castellari Quel maledetto treno blindato (il titolo originale Inglorious Basterds è una storpiatura del titolo statunitense del film di Castellari, The Inglorious Bastards) si avvale di un cast di altissimo profilo, che comprende attori del calibro di Brad PittChristoph Waltz (premiato giustamente con il suo primo Oscar come migliore attore protagonista per la sua interpretazione in questo film), Diane KrugerMichael FassbenderDaniel Brühl, l’amico Eli Roth e la sorprendente Mélanie Laurent, al suo primo ruolo di alto profilo in una grande produzione internazionale.

Bastardi senza gloria

Il prologo di Bastardi senza gloria ci porta nel 1941, durante il primo periodo dell’occupazione della Francia da parte della Germania nazista. Il colonnello Hans Landa (Christoph Waltz) è impegnato nel lavoro che gli riesce meglio, cioè quello di dare la caccia agli ebrei rifugiati nei più disparati nascondigli. Durante una delle sue missioni, Landa stermina tutta la famiglia della giovane Shosanna Dreyfus (Mélanie Laurent), che solo per pura fortuna riesce a scampare al massacro. Tre anni più tardi, la ragazza ha cambiato identità e gestisce un cinema di Parigi insieme al compagno e proiezionista Marcel (Jacky Ido). In un vortice di morte, tradimenti, complotti e doppiogiochismo, le vicende di Shosanna si incroceranno nuovamente con quelle di Landa, ma anche con quelle del soldato e attore tedesco Fredrick Zoller (Daniel Brühl), dell’attrice tedesca Bridget Von Hammersmark (Diane Kruger), dell’infiltrato tenente inglese Archie Hicox (Michael Fassbender) e soprattutto con quelle dei cosiddetti Bastardi, una squadra speciale delle forze americane formata da otto soldati ebrei e capitanata dal tenente Aldo Raine (Brad Pitt), sul posto per fare strage di nazisti e per cercare di rovesciare le sorti di una lunga e sanguinosa guerra.

Bastardi senza gloria

Bastardi senza gloria – Quentin Tarantino riscrive la storia della Seconda Guerra Mondiale

Quentin Tarantino riscrive la storia quindi, ma lo fa senza mai cedere alla retorica e senza rinunciare neanche per un secondo al suo stile fatto di ironia, violenza, dialoghi avvincenti e abbondanti citazioni. Il regista americano sceglie di avvicinarsi a uno dei momenti più cupi della storia d’umanità con l’approccio diretto e sicuro di chi è senza ombra di dubbio nella ristretta cerchia dei migliori registi contemporanei e al tempo stesso con un’innocenza e una fantasia quasi bambinesche, che vengono utilizzate per stravolgere la realtà dei fatti e legarla indissolubilmente al cinema e alla sua magia. Il cinema è infatti il motore della vicenda e il baricentro della narrazione di Bastardi senza gloria: sfruttato prima dai nazisti come mezzo di propaganda per la loro barbara macchina di morte, vissuto a piene mani da almeno tre personaggi, come il soldato diventato attore Fredrick Zoller, il tenente e critico cinematografico Archie Hicox e la star del cinema Bridget Von Hammersmark, e infine usato come perno per la più dura e selvaggia delle vendette. Un racconto di cinema, nel cinema e sul cinema dunque, strutturato in cinque atti, che ci mostrano senza alcun tipo di filtro la visione cinica e brutale del regista sull’uomo e sulla sua natura più vera e selvaggia. Assistiamo interdetti e affascinati a un circo di personaggi umanamente detestabili e moralmente disprezzabili, che senza alcun timore o pentimento giocano con la vita dei propri simili per il proprio tornaconto personale o per quello della propria nazione. Non c’è prodezza, non c’è valore, non c’è audacia. Ci sono solo personaggi corrotti, avidi e isolati dagli altri da barriere politiche, geografiche e linguistiche. Su quest’ultimo punto in particolare Quentin Tarantino calca particolarmente la mano, creando diverse situazioni basate su equivoci e incomprensioni basati sulla diverse lingue parlate dai protagonisti, rendendo la visione in lingua originale ancora più consigliabile del solito.

Bastardi senza gloria

Nessuno dei protagonisti di Bastardi senza gloria è un eroe. A rimanere indelebile nell’immaginario collettivo è sicuramente lo spietato e inquietante sguardo del “cacciatore di ebrei” Hans Landa, uomo di fiducia del Reich che riesce a terrorizzare e contemporaneamente ad affascinare per la sua parlantina e per la teatralità dei suoi gesti. Gran parte della riuscita di questo personaggio (e dell’intero film) è merito della stratosferica prova di Christoph Waltz, che parlando in quattro lingue (inglese, francese, tedesco e italiano) mette in scena uno dei migliori villain cinematografici degli ultimi anni, che per carisma ed efficacia si stacca dal resto del pur ottimo cast. Suo ideale contraltare americano è il folle tenente Aldo Raine, esaltato dalla guerra e dalla crudeltà quanto e come i nazisti, dei quali vuole addirittura gli scalpi, ma dotato di una pungente ed efficace ironia, con cui sdrammatizza anche i momenti più drammatici. Brad Pitt regala una delle performance migliori della propria carriera, dimostrandosi anche un ottimo attore brillante soprattutto nel quinto e ultimo atto, in cui recita anche in un’irresistibile italiano e facendo una palese caricatura del Vito Corleone di Marlon Brando e della sua tipica mimica facciale. Terzo personaggio più importante della pellicola quello di Shosanna Dreyfus, che, grazie anche alla convincente prova di Mélanie Laurent, è anche quello dal percorso narrativo all’interno della pellicola più interessante: prima acerba e indifesa ragazza spaventata dagli orrori del nazismo, per poi diventare donna sensuale, vendicativa e tremendamente sicura di sé, non troppo lontana dalla Uma Thurman di Kill Bill. Fra gli altri traditori, doppiogiochisti e pazzi personaggi di Bastardi senza gloria, una citazione la merita l’Orso ebreo di Eli Roth, protagonista di una delle scene più violente del film.

Da straordinario e navigato narratore qual è, Quentin Tarantino si prende il tempo giusto per raccontare una storia che per più di due ore e mezza riesce a non annoiare mai, attraversando i più disparati generi e offrendo allo spettatore almeno 4-5 scene madri ai vertici della cinematografia mondiale più recente. Anche quando la trama di Bastardi senza gloria sembra ristagnare, e questo avviene soprattutto nel quarto atto del film, quello meno convincente, il regista statunitense delizia lo spettatore con dialoghi formidabili, inquadrature di rara maestria, un’ottima e coinvolgente colonna sonora (presenti anche due pezzi già editi di Ennio Morricone) e le solite copiose citazioni. A proposito di queste ultime, il cinefilo più attento ne riconoscerà solo nel primo atto almeno quattro, relative ad altrettante colonne portanti del cinema western: Il buono, il brutto, il cattivo (l’incontro fra Hans Landa e Perrier LaPadite), C’era una volta il West (nel titolo dell’atto e nell’impostazione generale della scena), Sentieri Selvaggi (la fuga di Shosanna vista dalla porta) e Gli spietati (le prime inquadrature delle due pellicole sono pressoché identiche); da sottolineare inoltre anche gli omaggi a Quella sporca dozzina (il discorso di Aldo Raine alla sua squadra è girato nella stessa maniera di uno analogo del personaggio di Lee Marvin nel film di Robert Aldrich), Scarface (citato chiaramente dal personaggio di Eli Roth nelle fasi finali del film) e Metropolis (il filmato in cui Shosanna ride davanti alle fiamme ricorda una sequenza analoga della pellicola di Fritz Lang, che era anche una delle preferite di Adolf Hitler).

Bastardi senza gloria

Con Bastardi senza gloria, Quentin Tarantino per due ore e mezza ci fa credere che il cinema, soprattutto il grande cinema come il suo, sia in grado di cambiare la realtà e il corso della storia. Per alcuni il tutto si può ridurre a una bella illusione e a un esercizio di fantasia, ma per altri lasciarsi cullare dalla forza delle immagini e delle parole di questo capolavoro del cinema contemporaneo è un’emozione profonda e vera come le pagine della triste storia che viene alterata in questa pellicola. Ci troviamo così a sorridere, esaltarci, spaventarci e indignarci per le azioni di questi folli personaggi, desiderando ardentemente che non sia solo la realtà a modificare il cinema, ma anche il cinema stesso a potere modificare ciò che ci circonda. Raggiungiamo quindi una fittizia e utopica catarsi, ritrovandoci davanti a un sorriso soddisfatto a favore di camera che ci ricorda quello di Robert De Niro nella fumeria d’oppio di C’era una volta in America. Un’ideale strizzata d’occhio allo spettatore da parte di un maestro del cinema, che crogiolandosi nella bellezza della sua opera ci ringrazia per la visione, ci saluta e ci dà l’appuntamento alla prossima splendida avventura.

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