Le notti di Cabiria

Le Notti di Cabiria è il capolavoro diretto da Federico Fellini del 1957, scritto assieme a Ennio Flaiano, Tullio Pinelli e Pier Paolo Pasolini, che oggi compie 60 anni. Nel cast figurano Giulietta Masina, Francois Perier, Amedeo Nazzari, Aldo Silvani e Franca Marzi.

Le Notti di Cabiria è stato insignito del Premio Oscar come miglior film straniero ed ha vinto la miglior interpretazione femminile a Giulietta Masina al Festival di Cannes.

Cabiria è una prostituta che abita nella periferia di Roma. La sua vita è popolata da persone che tentano in tutti i modi di derubarla e ingannarla, come Giorgio, suo compagno, che la butterà in un fiume per prenderle i suoi guadagni per poi scappare via. Quando Cabiria rinviene, torna a lavorare per strada in centro a Roma e incontra, in Via Veneto, un attore famoso che la porta con sé in casa sua.

Con un’amica decide di andare in pellegrinaggio alla Madonna del divino amore, tentando di ottenere un miracolo per la sua vita sfortunata. Una sera entrerà in un teatro e partecipa attivamente ad un gioco di un mago che praticherà un’ipnosi su lei, mostrando al pubblico la sua spiccata sensibilità.

Preda delle derisioni, a lei si avvicinerà un uomo che era rimasto affascinato, Oscar. I due escono assieme, finché lui ammette di volerla sposare. Cabiria, intenzionata a perseguire quel sogno, vende tutto e parte con lui per una nuova vita. Ma Oscar si rivelerà uno dei tanti truffatori che le hanno distrutto la vita. Sul ciglio di un burrone, Oscar le ruba tutto ciò che ha con sé e la abbandona tra le lacrime. Cabiria, ad un passo dal suicidio, ha la forza di rialzarsi e di camminare, con le lacrime e il sorriso a dividerle il volto.

Le notti di Cabiria

Le notti di Cabiria è una pellicola che prima di potersi immaginare tra i film in lizza per il festival di Cannes, subì una dura censura da parte del ministero dello spettacolo, considerata la sua tematica e di come venisse fuori un lato della città di Roma, col volto oscurato dal dopoguerra, in cui si mostrava unicamente la povertà, il disagio umano degli ultimi, e le cui strade erano vissute dalle prostitute, donne che accompagnavano e si intrattenevano con persone di qualsivoglia gerarchia sociale.

Ma una tale chiusura nulla ha potuto sulla sua grandezza.

Le notti di Cabiria è un film che molto ha da dire sulla vita, che di primo impatto si adopera per descrivere l’esistenza infausta di donna di strada, ma colpisce nel profondo per la sua purezza discorsiva, un racconto plurale che diventa la storia di chi lo guarda, in un modo o nell’altro ci si sente parte di quel mondo, parte di quella sciagura, il tono e la narrazione sono universali, sconfinati, una pellicola disarmante, suggestiva che non lascia indifferenti.

Fellini fotografa un margine, una parte della città di Roma che non rimane sullo sfondo, anzi lo spettatore è colpito da questa metropoli decaduta, con i suoi palazzoni popolari, le sue borgate e la povertà di un popolo sopravvissuto alle miserie della guerra. Un modo di delineare Roma che non fu molto apprezzato dal governo di allora.

Le notti di Cabiria

Le notti di Cabiria è anatomicamente diviso in due parti, nel cui mezzo si interpone la fantomatica scena dell’uomo del sacco, 8 minuti che nella versione iniziale della pellicola venne tolta dal produttore Dino De Laurentiis, ma che si può visionare in una versione integrale più recente. Questa scena fu ispirata da un incontro fatto da Fellini a Roma durante le sue escursioni notturne, in cui conobbe un uomo con un animo da benefattore, un essere nobile che donava cibo e abiti ai più sfortunati in tutte le zone della capitale.

L’idea di base de Le notti di Cabiria invece balenò nella mente di Fellini mentre girava il film Il Bidone. Fellini fece la conoscenza di una prostituta, Wanda, una donna esplosiva e fragile, che per amore tentò il suicidio ripetutamente, ma che seppe sempre risollevarsi, sorridere e continuare a vivere.

Da quell’incontro nacque Cabiria, una pellicola che, attraverso i gesti della protagonista, ritorna sui propri errori, una donna che viene vessata e usata, l’ultima delle donne, l’ultima delle prostitute, tenuta al largo anche nel suo mondo, una divinità senza sudditi, che per Fellini era proprio, per gli stessi motivi, l’unica donna che meritava di essere mostrata, riletta e compresa.

Attraverso il suo genio diventa deità, altissima nel suo profondo, con un’anima genuina, degna di una vergine, in lei vive una contraddizione ossimorica che la fa essere prima ed ultima, vergine e prostituta, sconfitta e vittoriosa, peccatrice ed eroina.

Le notti di Cabiria

Le notti di Cabiria è un film che attraversa Roma, dalle periferie al centro

Cabiria è una donna che tenta di sopravvivere a sé stessa, a quella condizione, tenta di esistere, di imporsi, di avere qualcuno accanto che possa farla riavere attraverso l’amore, un personaggio che crede ed ha fiducia nel prossimo, apparentemente legato alla materialità del suo lavoro, ma ha tutto ciò che compone lo spirito di una sognatrice.

La sua vita oscilla tra le illusioni e la solitudine, dilaniata da una società che vittimizza, abusa e deride chiunque possieda qualcosa dentro, qualcosa di puro, genuino, introvabile altrove, come Cabiria, che ha ancora la capacità e l’ingenuità di esternarlo.
Il film diretto da Fellini attraversa Roma, dalle periferie al centro, mai mostrando nulla della capitale, una città che è configurata con chi la dimora, mostrata unicamente attraverso le strade.

Si intravedono solo le Terme di Caracalla, una zona in cui le prostitute litigano per poterci sostare.

Roma è totalmente decentralizzata, diventa il teatro di una comunità che rigetta ciò che ha dentro, malato di una bulimia disaffettiva, che fa diventare una persona indifesa preda di scherno e prese in giro.

Cabiria è un personaggio che non ha eguali, drammatico e commovente, ma che ha dell’ironia, con quel suo modo di porsi grossolano e che nonostante il suo lavoro non si pone mai con malizia o volgarità. Giulietta Masina, nonostante le difficoltà notevoli nell’incarnare un personaggio del genere, riesce nell’intento di sublimare una donna che vive ai margini, una donna che è anche bambina, che muore più di una volta ma sopravvive e rivive sempre, in un modo che sa solo lei, con motivi, desideri e forze che sono le sue e tali restano.

Le notti di Cabiria

Federico Fellini è un maestro nel raccontare le vite con una ricchezza individuale, per quanto nascosta potesse sembrare.

Una donna che viene ripetutamente ingannata, da Giorgio, Alberto e Oscar, uomini che vogliono tutti qualcosa da lei, che fingono di avere buone intenzioni, che in realtà la raggirano per i propri scopi. Lei non può altro che fidarsi e seguirli, perché Cabiria è una donna a cui non appartengono malignità o menzogna, non ha nulla dell’archetipo della meretrice, anzi.

Cabiria è solo un nome che si è posata addosso, in realtà si chiama Maria, il suo alter ego non sovrasta minimamente la verità della sua anima. Maria è una donna limpida, che non sarà mai pronta a quella vita, nemmeno dopo averla calcata per anni, non ha le giuste rigidità per poter sopravvivere per strada, è una donna che rimane candida, che non sa distinguere la luce dal buio.

La scena in cui va in pellegrinaggio dalla Madonna è emblematica, un momento in cui si può vedere chiaramente Cabiria chiedere aiuto, ad un essere superiore, che la porti via dalla sua miseria, ma è una miseria emotiva più che materiale, perché quell’ambiente spinge all’annientamento, alla più disperata solitudine.

Ben presto si renderà conto che non ha ricevuto alcuna grazia, nessuna di loro si sente cambiata o migliorata. Il disamore alla vita di chi come lei fa quella vita, segna il crinale che porterà Cabiria a credere a qualsiasi cosa e a farsi raggirare pur di non imboccare la via della solitudine.

Cabiria è una delle ultime figure femminili vertiginose, oceaniche, una prostituta che è un’allegoria esistenziale

Le notti di Cabiria

Federico Fellini è un maestro nel raccontare le vite con una ricchezza individuale, per quanto nascosta potesse sembrare, ponendo al centro delle scene la figura di una donna così complessa, emarginata per definizione, impoverita dalle sciagure, che è centrale eppure è fuori da qualsiasi contesto, che possiede una verità padroneggiata dal suo bisogno di amore, dal desiderio di volersi ridestare dall’incubo di una vita che non ha vie di fughe perseguibili.

Cabiria è una delle ultime figure femminili vertiginose, oceaniche, una prostituta che è un’allegoria esistenziale, per l’inquietudine che comunica con il suo sguardo, una donna che conserva intatte le sue speranze in un mondo che svuota, priva di una emotività, e che dimostra quanta forza possiede chi rifiuta di essere vittima e quanta umanità alberga anche nell’abisso più profondo.

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