Film sulle donne: 12 storie di vero empowerment femminile

Dall'avvocatessa femminista Ruth Bader Ginsburg di Una Giusta Causa a Malala, passando per le scienziate de Il Diritto di contare, la pittrice Frida Kahlo e tante altre. Ecco alcune delle donne che hanno fatto e cambiato la storia e che il cinema si è preso la briga di raccontare.

- Ultimo aggiornamento: 19 Maggio 2019 13:54 - Tempo di lettura: 9 minuti

In questi ultimi anni, in seguito all’affiorare di una sensibilità più ricettiva nei confronti della necessità di rappresentare e valorizzare l’esempio femminile, in ambito editoriale molti sono stati i testi pubblicati che ripercorrono vicende di donne che hanno sfidato i retaggi culturali che le volevano solo donne e madri e si sono fatte strada nelle arti e nelle scienze grazie al loro talento, alla loro determinazione e alle loro menti aperte e brillanti. L’esempio più eclatante è rappresentato dallo straordinario successo delle Storie della buonanotte per bambine ribelli, un libro per l’infanzia che ha conquistato anche generazioni più adulte di lettori. Il cinema non è da meno: da più di un decennio i film sembrano, infatti, voler raccontare sempre di più e con un grado sempre maggiore di autenticità e complessità figure femminili che hanno cambiato la Storia, superato stereotipie e pregiudizi, vissuto sempre e solo alle proprie condizioni.

Attraverso alcuni titoli fondamentali, percorriamo idealmente questa stagione di rinascita dell’attenzione nei confronti delle vicende esemplari di affermazione femminile in contesti professionali e sociali tradizionalmente dominati dagli uomini. 

12 film sulle donne che hanno fatto e cambiato la storia

13. Una giusta causa (2019): la storia dell’avvocatessa femminista Ruth Bader Ginsburg

Una giusta causa: recensione del film con Felicity Jones

Film del 2018 di Mimi Leder con Felicity Jones come protagonista, porta sul grande schermo la straordinaria vicenda umana e professionale di Ruth Bader Ginsburg, tenacissima avvocatessa di origini ebree che, dopo essersi laureata ad Harvard e alla Columbia, fu costretta a subire declassamenti e rifiuti in una New York affollata di studi legali, ma non ancora pronta a concedere alle donne le stesse opportunità lavorative degli uomini. Giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, Ruth Bader Ginsburg è ancora oggi un’icona assoluta del femminismo che ha pagato sulla propria pelle la persistenza di stereotipi e retaggi culturali che sembravano incrollabili e che invece proprio lei ha contribuito ad abbattere. Ritratto di una lavoratrice instancabile e determinata, Una giusta causa celebra, in modo convenzionale ma elegante, un esempio femminile di integrità e autostima che ha ancora molto da insegnarci. 

12. Il diritto di contare (2016): le tre scienziate afroamericane alla conquista dello Spazio

Il diritto di contare: recensione del film 

Il diritto di contare, film di Theodore Melfi del 2017, racconta la storia vera di una talentuosa matematica, Katherine Johnson, e delle sue amiche Dorothy Vaughn e Mary Jackson, rispettivamente informatica e ingegnere aerospaziale. Tutte e tre donne, tutte e tre afroamericane, tutte e tre competenti e geniali. Ma siamo nella Virginia degli anni Sessanta, in pieno clima segregazionista: le leggi Jim Crow stabiliscono che neri e bianchi debbano vivere, mangiare, orinare e lavorare separatamente. Ma il Langley Memorial Research Lab di Hampton, ente precursore della NASA, ha bisogno di menti brillanti, di veri e propri ‘computer umani’, per battere sul tempo la concorrenza sovietica nella corsa alla conquista dello spazio. E le tre scienziate di colore, grazie alle loro straordinarie capacità e al duro lavoro, si rendono indispensabili, vincendo così i pregiudizi dei loro colleghi maschi (e bianchi). 

11. Red Joan (2019): la spia britannica più longeva della Storia

Red Joan: la storia vera che ha ispirato il film con Judi Dench

Red Joan, film diretto da Trevor Nunn nei cinema italiani dallo scorso 9 maggio, ricostruisce la vera storia di Melita Norwood che, nella trasfigurazione cinematografica, assume il nome di Joan Stanley (interpretata, da anziana, da una sempre straordinaria Judi Dench). Nata nel Dorset da padre lettone e madre inglese, entrambi socialisti convinti, Melita sposò un fervente comunista di nome Hilary Nussbaum, insegnante di chimica di origini russe che, in seguito, cambiò il cognome in Norwood. Intellettualmente dotata, giovanissima si dedicò allo studio del latino e della logica allo University College of Southampton.

All’inizio degli anni Trenta, per mantenersi, cominciò a lavorare come segretaria al British Non-Ferrous Metals Research Association di Londra, un centro di ricerca che le permise di venire in contatto con documenti di estrema segretezza contenenti importanti informazioni sulla modalità di costruzione di una bomba atomica. Cominciò, così, nel 1937, ad appena due anni dal matrimonio, la sua attività di spionaggio a favore dei Sovietici, un’attività che terminò solo nel 1972. Melita Norwood, di cui Red Joan ripercorre le gesta, è stata l’agente segreto più longevo della storia. Nel 2005, ormai molto anziana, è morta per problemi cardiaci. 

10. Agorà (2009): la storia di Ipazia, scienziata martire del libero pensiero

9. donne al cinema cinematographe.it

Film di Alejandro Amenabar con protagonista Rachel Weisz, Agorà mette in scena la vita (con qualche licenza romanzesca) di Ipazia, una donna intelligente ed erudita di Alessandria d’Egitto che, tra IV e V secolo, si occupò di matematica, fisica, astronomia e filosofia neo-platonica, mettendo in dubbio, con solide argomentazioni, il sistema geocentrico elaborato da Tolomeo e rifacendosi alla teoria eliocentrica, che risultò ben più fondata, di Aristarco. All’epoca, ad Alessandria, vi erano tensioni fra pagani e cristiani e, nel 415, Ipazia fu brutalmente uccisa da una folla di cristiani in tumulto. La sua tragica fine la rese una “martire della libertà di pensiero”, come la definì il teosofo pesarese Augusto Agabiti. 

8. La signora dello zoo di Varsavia (2017): Antonina Żabiński, la donna che sfidò il Nazismo

La signora dello zoo di Varsavia: la storia vera di Jan e Antonina Żabiński

Il film di Niki Caro con protagonista una vibrante Jessica Chastain trasla sullo schermo la vicenda realmente accaduta di Antonina Żabiński, proprietaria insieme al marito Jan di uno zoo a Varsavia che, ottenuta la fiducia dei nazisti grazie alla mediazione dell’ufficiale tedesco, appassionato di zoologia, Lutz Heck, salvarono centinaia di ebrei provenienti dal ghetto della capitale polacca, nascondendoli nello zoo, fornendo loro documenti falsi e spacciandoli per operai alle loro dipendenze. Una storia di resistenza alla barbarie che è stata recentemente riscoperta anche grazie al libro scritto da Diane Ackerman.

7. Suffragette (2015): la lotta per il voto delle giovani operaie britanniche

Suffragette: dalla storia vera al film di Sarah Gavron

Maud Watts, interpretata da Carey Mulligan, operaia in una lavanderia dalla tenera infanzia, combatte per l’emancipazione femminile e il diritto di voto: gli sceneggiatori hanno scritto il suo personaggio basandosi su lettere e biografie di varie donne che, tra 1912 e 1918, erano entrate a far parte del movimento delle suffragette britanniche guidato da Emmeline Pankhurst (Meryl Streep nel film), fondatrice del Women’s Social and Political Union (WSPU), il cui slogan era l’evocativo deeds not words (azioni non parole). La Pankhurst collezionò tredici arresti per la sua attività di protesta contro la cultura patriarcale e maschiocentrica: nel 1999 la rivista statunitense Time l’ha definita “una delle persone più importanti del XX secolo che ha modellato una nuova idea di donna per il nostro tempo”. 

6. Frida (2002): la pittrice rivoluzionaria che trasformò il dolore in arte

Salma Hayek presta volto ed ardore all’iconica pittrice messicana Frida Kahlo. In seguito al terribile incidente che, all’età di diciotto anni, di ritorno da scuola su un autobus, le spezzò la colonna vertebrale, le frantumò il collo del femore e le costole, le costò undici fratture a una gamba, una spalla lussata e una frattura dell’osso pelvico in tre punti, costringendola a più di trenta operazioni, compromessa nella deambulazione e costretta a letto, la giovane Frida trovò nella pittura uno strumento di cura, un mezzo per rielaborare simbolicamente e restituire senso al terribile accaduto. Dotata di un forte slancio erotico, desiderosa di maternità (un sogno che non riuscì mai a realizzare), Frida visse una storia d’amore piena di tormento e gelosia con Diego Rivera, anche lui pittore e come lei comunista, che l’amò appassionatamente e la tradì con crudele disinvoltura.

5. Miss Potter (2006): l’illustratrice e naturalista inglese che ruppe le regole della società vittoriana

Miss Potter è la trasposizione cinematografica, con Renée Zellweger protagonista, della vicenda biografica di Beatrix Potter, scrittrice e illustratrice per l’infanzia che insieme al suo editore (e grande amore) Norman Warne, nella Londra di Ottocento, lottò per affermare il suo talento come autrice. Donna originale, appassionata di scienze naturali e in particolare di micologia, soffrì a causa della madre e del suo carattere conformista e opprimente: riservata, ancora nubile a trent’anni, Beatrix Potter rispose al severo controllo materno con numerose fragilità psicologiche che si manifestarono attraverso frequenti disturbi depressivi. La relazione con l’editore Warne, terminata per la morte prematura di lui a causa di una leucemia fulminante, la fece diventare più sicura di sé e regalò a grandi e piccoli le straordinarie avventure di Peter il Coniglio. 

4. The Post (2017): l’editrice pasionaria che s’oppose ai poteri forti in nome del libero giornalismo

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Steven Spielberg rende omaggio al coraggio e alla passione per il giornalismo di Katharine Graham (interpretata da Meryl Streep), prima donna a dirigere una casa editrice di un importante quotidiano degli Stati Uniti. La Graham si ritrovò ai vertici del giornale di famiglia, The Washington Post, dopo il suicidio di suo marito Philip, a cui suo padre aveva in un primo momento lasciato il timone dell’azienda. Proveniente da una famiglia ricchissima e politicamente influente, a quarantasei anni, madre di quattro figli, Katharine ‘Kay’ Graham si ritrovò ad occupare un ruolo di leadership che la tradizione riteneva prerogativa maschile. Non si tirò indietro e, dalla sua posizione, nel 1972, si oppose strenuamente alle molteplici pressioni ricevute affinché non venissero pubblicate le intercettazioni che spinsero l’allora presidente Richard Nixon a dimettersi all’interno di quello scandalo passato allo storia come Watergate. 

3. Amelia (2009): l’aviatrice intrepida che volle sorvolare il mondo intero

Uscito in Italia alla fine del 2009, il film di Mira Nair con Hilary Swank come protagonista è la trasposizione cinematografica dell’avventurosa biografia di Amelia Earhart, la prima donna aviatrice a sorvolare l’oceano Atlantico. Nata nel 1897 in Kansas, da bambina era solita ritagliare e conservare gli articoli di giornale che riferivano di donne che erano riuscite ad emergere in professioni considerate esclusivamente maschili. Ventenne, accompagnò il padre ad una fiera per aviatori e fece il suo primo viaggio in aereo: capì, allora, che cosa voleva davvero dalla sua vita. Finanziata dal marito e manager Putnam, la Earhart, non ancora quarantenne, decise di affrontare la sfida più grande, quella che l’avrebbe portata a diventare la prima donna aviatrice a fare il giro del mondo. Purtroppo il suo aereo scomparve nell’Oceano Pacifico nel 1937. Poco prima di intraprendere la missione, aveva scritto al marito una lettera in cui si diceva conscia dei rischi che si sarebbe trovata a fronteggiare, ma che tuttavia s’accingeva a fare quel che più desiderava. 

2. Coco avant Chanel (2008): l’orfana che ridefinì il concetto di femminilità

Nata con il nome di Gabrielle Bonheur Chanel (nel film una splendida Audrey Tautou) in un ospizio per poveri nell’agosto del 1883, la più celebre stilista della storia della moda assunse il soprannome di Coco dopo una breve parentesi come cantante: la canzone Qui qu’a vu Coco? era il suo cavallo di battaglia. Abbandonata dal padre, sopportò e superò un’infanzia dolorosa e segnata dalla privazione affettiva e dalle ristrettezze materiali: imparò a cucire dalla suore e, dopo l’incontro con il suo primo amore Étienne de Balsan, rampollo di una famiglia di imprenditori tessili e primo finanziatore, a ventuno anni cominciò la sua ascesa nel mondo della moda.

L’inimitabile stile Chanel si fonda sull’armonizzazione di elementi maschili e femminili e nella ridefinizione del concetto di eleganza che, per la prima volta, coincide con quello di comodità e sobrietà. La nuova donna pensata da Coco Chanel, insieme pragmatica e visionaria, è chic proprio perché toglie anziché aggiungere. I colori fondamentali diventano il bianco e il nero, non più legati al candore verginale e al lutto, ma emblema del nuovo spirito intraprendente e modernissimo. 

1. Malala (2015): la ragazzina ferita dai Talebani che lotta per i diritti delle donne all’istruzione

Davis Guggenheim filma un documentario che rende un debito omaggio a Malala Yousafzai, studentessa pakistana che, a tredici anni, nel 2011, diventa reporter per la BBC, scrivendo sul suo blog di cosa significa essere adolescente e vivere nella valle dello Swat sotto il regime dei Talebani. Per il suo attivismo a favore dell’emancipazione delle donne dal controllo maschile e per le sue rivendicazioni pacifiste, il 9 ottobre 2012, ad appena quindici anni, viene gravemente ferita alla testa da uomini armati saliti a bordo del pulmino scolastico che la stava riportando a casa da scuola. Due anni dopo, le viene assegnato il Premio Nobel per la pace per la sua lotta a sostegno soprattutto del diritto all’istruzione. Dal 2017 studia al college Lady Margaret Hall di Oxford filosofia, politica ed economia.