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Blade Runner e Blade Runner 2049: due capolavori a confronto

Dalle origini del mito, ad opera di Ridley Scott, all'opera celebrativa di Denis Villeneuve, ecco un excursus completo sul capolavoro Blade Runner.


Ultimo aggiornamento: 6 Settembre 2019 20:14
Tempo di lettura: 7 minuti
Blade Runner, Blade Runner 2049, Cinematographe.it

Era il lontano 1982 quando il pubblico di tutto il mondo (un po’ meno la critica a dire il vero) venne affascinato da Blade Runner (1982) diretto da Ridley Scott (Alien, Il gladiatore). Uno dei quei film per cui la tanto inflazionata parola “capolavoro” è d’obbligo, con un impatto nella storia del cinema come pochi altri nel secolo scorso. Blade Runner infatti, è secondo solo a Quarto Potere (1941) di Orson Welles, e Guerre Stellari (1977) di George Lucas.

Le ragioni del suo successo, del suo valore intrinseco, sono da ricercarsi nel suo essere un noir fantascientifico la cui narrazione – dai forti risvolti filosofico-esistenzialisti – mette in scena il depotenziamento totale dell’eroe protagonista. Il Rick Deckard di Harrison Ford infatti – divenuto negli anni oggetto delle più svariate teorie da cineforum – può poco dinanzi al vigore animalesco dei replicanti capitanati dall’antieroe Roy Batty di Rutger Hauer . Braccati così, in una caccia all’ultimo respiro nell’ambiente narrativo distopico di una Los Angeles malata, buia e perduta, la perfetta cornice di un film divenuto oramai iconico.

Blade Runner – Ridley Scott ricorda Rutger Hauer

Blade Runner – Le origini del mito tra Director’s Cut e The Final Cut

Blade Runner, Blade Runner 2049, Cinematographe.it

Tratto da Il cacciatore di androidi (1968) di Philip K. Dick, l’impatto di Blade Runner nella storia del cinema è tale che dal rilascio in sala nel 1982 il suo valore cinematografico s’è notevolmente accresciuto. Il celebre monologo finale di Batty dal chiaro sottotesto Oraziano, le riflessioni relative al come l’evoluzione tecnologica avrebbe potuto incidere nel 2019 immaginato da Dick e reso cinematograficamente immortale da Scott, il rapporto uomo-macchina e la colonna sonora di Vangelis – hanno accentuato ulteriormente il valore di una pellicola divenuta negli anni un cult assoluto.

L’annosa domanda: “Deckard è un umano o un replicante?” – e le susseguenti riflessioni “da forum” da parte dei fan più accaniti, hanno così permesso a Scott, nei successivi venticinque anni di giocare con il pubblico elaborando e rielaborando e rimontando la mitologia alla base della narrazione della pellicola del 1982 tra Blade Runner: Director’s Cut (1992) e Blade Runner: The Final Cut (2007). Tutti elementi che han permesso a Blade Runner di divenire un oggetto cinematografico mitologico.

Blade Runner 2049 – L’intento celebrativo di Villeneuve per una pellicola che vive di luce propria

Blade Runner, Blade Runner 2049, Cinematographe.it

A distanza di trentacinque anni dalla bellezza pura e inviolata della Rachel di Sean Young, il volto quello duro e “androidesco” del Batty di Rutger Hauer però, Denis Villeneuve (Prisoners, Enemy, Sicario, Arrival), uno di quei registi che da La donna che canta (2010) ad Arrival (2016) ha saputo dimostrare di non sbagliare un film nemmeno a farlo apposta – e prossimo a misurarsi con Dune (2020) dopo il colpo mancato di David Lynch del 1984 – confeziona Blade Runner 2049 (2017) scegliendo la via della citazione nell’impostazione scenica “opposta” rispetto al mitologico film di Scott, riportandoci così nella fredda e cupa Los Angeles dei romanzi di Philip K. Dick.

Sin dalle sequenze iniziali, il primo piano dell’occhio, la visione suggestiva e panoramica della California del 2049 intuiamo come in Blade Runner 2049 non ci troviamo dinanzi alla semplice e accattivante operazione commerciale con qualche sporadico riferimento o easter egg del film precedente (come avvenuto in altre saghe cinematografiche “redivive” come Alien e Star Wars).

Blade Runner 2049: recensione del film di Denis Villeneuve

È da intendersi piuttosto come un’intera celebrazione del film di Scott che va dai piccoli e minuziosi accorgimenti registici, alle scelte cromatiche, alla colonna sonora di Hans Zimmer rievocativa di quella di Vangelis; fino all’intera struttura narrativa che attinge a piene mani dalla mitologia alla base del film dell’82, ampliandola e rispondendo “all’annosa domanda”.

Nonostante tutto questo però, non si sbaglia nel dire che Blade Runner 2049 cammina con le sue gambe sin da subito, e l’intento celebrativo non è fine a sé stesso, ma diventa strumentale per Villeneuve per opporsi al film precedente.

La Los Angeles nella saga Blade Runner: Fotografia e scelte cromatiche di Cronenweth e Deakins

Blade Runner, Blade Runner 2049, Cinematographe.it

L’opposizione alla base della celebrazione tra le due pellicole di Blade Runner trova il suo principale punto di riferimento nell’impostazione della scena tra scelte di luce e di tipo cromatiche da parte dei direttori della fotografia. Se la fotografia di Jordan Cronenweth nella pellicola del 1982 di Scott mostrava una Los Angeles cupa, ombrosa, e angosciante vista la totale presenza di scene in notturna.

Nella pellicola di Villeneuve, fatta in larga parte di scene diurne, la fotografia premiata agli Oscar 2018 di Roger Deakins – alla terza collaborazione con il regista di Arrival – ha permesso di sfruttare al massimo la luce naturale e la foschia dei paesaggi apocalittici negli spazi aperti, e la penombra e fortissime luci al neon negli spazi chiusi in opposizione al buio dell’ambiente esterno, mettendo in risalto così una scenografia ora minimale, ora nostalgica, ora futuribile per una Los Angeles che viene maggiormente esplorata, tra ambienti urbani, sub-urbani e rurali – facendo così immergere realmente lo spettatore nella distopia Dickiana.

Blade Runner: le location del capolavoro di Ridley Scott

L’intento oppositivo si declina anche nelle scelte cromatiche, se nel Blade Runner di Scott, i colori erano freddi e asettici, in linea con l’ambiente circostante, in Blade Runner 2049 di Villeneuve alle coloratissime e fredde luci al neon tra le strade di Los Angeles si oppongono colori caldi e aridi come il giallo ocra del deserto della California, mostrandoci così sempre un’ambiente narrativo distaccato, freddo e popolato d’anime perdute, ma comunque variegato.

Tra neo-noir e fantascienza pura – Un’opposizione stilistica “di genere” nella saga di Blade Runner

Blade Runner, Blade Runner 2049, Cinematographe.it

La scelta di volersi opporre nell’uso della fotografia e in quelle cromatiche nell’impostazione della scena tuttavia è data anche dal genere alla base della narrazione. se la pellicola di Scott infatti, è da considerarsi come una declinazione del genere noir a cornice di un’ambientazione fantascientifica – nota nell’ottica del postmodernismo come Neo-Noir – il Blade Runner 2049 di Villeneuve è invece da intendersi come una pellicola di fantascienza a tutti gli effetti declinata secondo i dettami del genere del cinema d’azione, secondo quindi i canoni tipici del genere aggiornati al secondo decennio del nuovo millennio.

Generi diversi, per narrazioni diverse, e sottotesti scaturenti differenti riflessioni – non è un caso infatti che Scott avesse posto il focus narrativo sul rapporto uomo-macchina e la caducità dell’esistenza umana, una lezione Oraziana sul valore della vita, in uno scenario distopico da uno contro uno – Deckard v Batty. L’evoluzione tecnologica veniva così espressa in toni freddi ed esasperanti tipici della fantascienza degli anni Ottanta, figlia delle riflessioni sociali della fantascienza degli anni Cinquanta ma con una dose di spettacolarizzazione in più fornita dagli effetti speciali di ultima generazione.

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Villeneuve invece amplia il raggio d’azione – in linea con la scelta di approfondire l’ambiente narrativo non solo della Los Angeles del 2049 ma dell’intera California. Villeneuve parte così dalle premesse mitologiche del rapporto uomo-macchina del capolavoro di Scott mostrandoci i possibili e spaventosi effetti della tecnologia implementata nella società. Espediente con cui far riflettere lo spettatore su svariate tematiche sociali, dalle relazioni umane al cambiamento climatico sino a come cambierà l’agricoltura da qui ai prossimi trentacinque anni.

Passiamo in rassegna adesso una serie di punti di contatto scenici tra i due capitoli di Scott e Villeneuve.

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1. Blade Runner & Blade Runner 2049 – Replicants

Entrambe le pellicole della saga di Blade Runner hanno la particolarità di iniziare con un breve antefatto testuale a caratteri bianchi e rossi su sfondo nero. Se l’opera del 1982 presentava la Tyrell Corporaton e il suo operato nel 2019; la pellicola del 2017 si muove invece presentandoci il fallimento della Tyrell stessa, la bancarotta, il collasso degli ecosistemi e il personaggio di Niander Wallace (interpretato da Jared Leto) che acquisisce ciò che resta della Tyrell per creare la Wallace Corporation.

In entrambe le presentazioni a parte il carattere difforme, esistono dei punti in comune. La parola “Replicanti” in rosso, una rivolta degli stessi che ha generato il collasso della società, e il loro essere resi fuorilegge – legittimando così la nascita dei Blade Runner.

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