sicario recensione

La 68esima edizione del Festival di Cannes vira verso il brivido del thriller con Sicario, il poliziesco di Denis Villeneuve presentato in Selezione Ufficiale. Un film che parte dal tema, cinematograficamente parlando ampiamente esplorato, del narcotraffico per evolversi progressivamente verso l’ambito dei dilemmi morali, spingendo la protagonista Emily Blunt e lo spettatore ad interrogarsi e mettere in discussione le categorie apparentemente inviolabili di onestà e giustizia. Un’altra pellicola, l’ennesima di questa edizione, che mette al centro la figura di una donna, vulnerabile ma risoluta, costretta a negoziare con i propri valori di fronte ad un mondo ostile, determinato a nasconderle la verità.

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Il cast di Sicario sul red carpet di Cannes

Kate (Blunt) è un’agente dell’FBI, esperta in rapimenti; durante un’operazione estrema, tesa a sgominare una pericolosa banda criminale e riscattare alcuni ostaggi, lo spettacolo atroce che si presenta davanti agli occhi della polizia federale si rivela ben presto essere di altra natura. Convocata dai Servizi Segreti, Kate decide di partire per una missione tanto segreta quanto pericolosa al fine di individuare i responsabili del massacro, al capo dei quali si presume esserci una pericolosa organizzazione di narcotrafficanti che opera al confine tra USA e Messico. Inizia così un viaggio verso l’ignoto, in una Juarez infestata dalla malavita ed in cui la lotta per la conquista del territorio riempie le strade di agghiaccianti esecuzioni; uno scenario incomprensibile e terrificante in cui Kate viene affiancata ad un enigmatico consulente (un superbo Benicio Del Toro) per portare avanti l’operazione e ristabilire l’ordine. Col proseguire della spedizione, tuttavia, l’agente dell’FBI dovrà fare i conti con il proprio modus operandi che, in questa terra di nessuno in cui ordine non significa necessariamente giustizia, non può sussistere. Si imporrà allora una scelta: lasciarsi guidare dalle procedure all’apparenza inaccettabilmente illecite dei compagni o morire.

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Una scena del film

Con Sicario, un Villeneuve in forma smagliante aggancia il coinvolgimento dello spettatore con magnetismo irresistibile; la realtà in cui si viene gettati, al confine tra concretezza ed incubo, contribuisce a quel rovesciamento di prospettiva in cui le leggi alle quali Kate è abituata non hanno più senso e soprattutto né garantiscono la sopravvivenza, né sono in grado di ristabilire una qualche forma accettabile di giustizia. A Juarez ciò che non si può sconfiggere va controllato e la donna si trova ben presto alle prese con un sistema più grande di lei che la obbliga a prendere decisioni contrarie a tutto ciò in cui ha sempre creduto, spingendola verso l’inevitabile baratro del compromesso.

Benicio Del Toro offre una performance da premio per il migliore attore, sfoderando un carisma eccezionale e portando avanti il film con la sua sola imponente presenza scenica. Un ruolo gestito in perfetto equilibrio tra eroe ed antagonista, accordato con la potenza di una pellicola capace di incantare e disturbare, dotata di un indiscutibile fascino e realizzata con tocco sapiente e sempre consapevole della direzione da intraprendere. Pur con qualche diversivo un po’ scontato, in cui si intravedono alcuni cliché cari agli action d’oltreoceano, Sicario resta uno dei lavori più interessanti di questo Festival, il cui impatto sulla critica, se non contribuirà alla conquista di qualche premio, aiuterà senza dubbio a riempire le sale.

Sicario arriverà nelle sale cinematografiche italiane il 24 settembre, distribuito da 01 Distribution.

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