Risvegli: recensione del film con Robert De Niro e Robin Williams

Risvegli, diretto da Penny Marshall, porta in scena gli studi psicologici di Oliver Sacks in un racconto di speranza, rinascita e ricaduta, simbolo del cinema delle grandi storie degli anni Novanta, con due interpreti come Robin Williams e Robert De Niro allo stato dell’arte.

Risvegli, diretto da Penny Marshall con protagonisti Robin Williams e Robert De Niro, e tratto dall’omonimo saggio del 1973 di Oliver Sacks, è una delle pellicole simbolo del cinema degli anni Novanta. Il film ricevette tre nomination agli Oscar 1991 nelle categorie miglior film, miglior sceneggiatura non originale e miglior attore, senza tuttavia portarne a casa uno, visto che quell’anno il vincitore assoluto fu Balla coi lupi (1990), diretto da Kevin Costner, con sette vittorie a fronte di dodici nomination.

La narrazione alla base di Risvegli si basa su una storia vera opportunamente riportata da Sacks, quella del dottor Malcolm Sayer (interpretato da Robin Williams) che nel 1969 scopre che il farmaco sperimentale L-DOPA, utilizzato per la cura del Parkinson, poteva essere utilizzato per risvegliare i pazienti affetti da catatonia, frutto di un’encefalite letargica mai opportunamente curata nel corso della pandemia dei primi anni Venti.

Risvegli cinematographe.it

Il dottor Sayer osservò delle similitudini tra la condizione dei pazienti catatonici a cui somministrò la LEVO-DOPA e l’amimìa e acinesìa tipiche dei pazienti parkinsoniani. Leonard Lowe (interpretato da Robert De Niro) e il resto dei pazienti vengono risvegliati dopo aver vissuto per decenni in stato catatonico e si ritrovano a vivere una vita del tutto diversa dalla precedente. Tuttavia è uno stato temporaneo, la terapia con la LEVO-DOPA infatti sono bloccanti e temporanei, dando miglioramenti immediati ma generando assuefazione e la comparsa di spaventosi effetti collaterali come tic, movimenti involontari, allucinazioni e cambiamento dell’umore con note di aggressività e deliri persecutori.

Un’azione però, quella del dottor Sayer, che è facilmente comprensibile sulla base di una poesia, recitata dalla sua controparte cinematografica nella pellicola di Penny Marshall, e che fa trasparire il dolore e il disagio dei catatonici, corporei come fantasmi, vittime della prigione del proprio corpo – paragonandoli a un animale in gabbia, nella fattispecie una pantera: “Il suo sguardo, dopo tanto vedere attraverso le sbarre, è divenuto così stanco che non ce la fa ad accettare nient’altro. Per lui è come se le sbarre fossero migliaia e migliaia e dietro le migliaia di sbarre nessun mondo. Nel suo girare in quel cerchio ristretto, senza soste, la sua falcata diviene una danza rituale attorno a un centro dove una grande volontà si trova paralizzata. A volte le palpebre si sollevano in silenzio, e una forma entra, scivola attraverso l’angusto silenzio fra le spalle raggiunge il cuore, e muore.”

Risvegli: due ruoli cuciti addosso a due attori allo stato dell’arte

La caratterizzazione del Sayer di Robin Williams è uno dei punti di forza di Risvegli, un solitario che ha passato tutta la vita sui libri, senza aver mai sperimentato o mai “provato” che si trova così catapultato in un mondo dove la vita dei pazienti – corporei come fantasmi – si traduce in esistenza, come in un perenne limbo in attesa del domani.

Spinto da una voglia di provare a cambiare le cose spezzando l’inerzia nell’ambiente narrativo del Giardino (ala dell’ospedale del Bronx così chiamata per la presenza di pazienti-vegetali) tra colleghi poco collaborativi e ostili – eccetto l’infermiera Costello (interpretata da Julie Kavner) e la relazione che ne sussegue – e pazienti con un barlume di vita. Sayer, in un mondo di catatonici, siano essi i pazienti che vivono “altrove”, che di medici senza alcun interesse a far il proprio lavoro, riesce a meravigliarsi di fronte alle piccole cose e ai piccoli miglioramenti nella vita dei propri pazienti. Un personaggio positivo, speranzoso, di buoni sentimenti ma con un lato oscuro, perfetto per l’anima dell’ex-John Keating de L’attimo fuggente (1989).

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Come contraltare c’è invece il Leonard di Robert De Niro, che in una carriera costellata da grandi performance di trasformazioni fisiche, di emarginati, boxeur in declino e gangster italo-americani, sceglie uno dei ruoli più difficili della sua carriera. Il ruolo di De Niro in Risvegli infatti, gioca tutto sulla sottrazione psicologica e motoria, per poi crescere alla distanza, rinascendo a nuova vita, sperimentando, provando, amando – dando così a un Sayer che ha passato tutta la sua vita a esistere, un’importante lezione da carpe diem oraziano sul saper apprezzare le cose semplici della vita.

Un ruolo di grande intensità, ma che paradossalmente non rientra nemmeno nelle migliori cinque performance del primo grande attore feticcio di Martin Scorsese.

Risvegli è un racconto di speranza e di rinascita: “Tutti stanno dormendo, ma io non dormo – tu ti sei svegliato

La narrazione alla base dello script di Steven Zaillian di Risvegli – fortemente didascalica per necessità d’ambiente – incede in una struttura narrativa dall’andamento lineare che dipana un intreccio in cui il passare in rassegna i pazienti con malattie neurovegetative letargiche, e i tentativi terapici a base di musico-terapia e di lanci di palla, diventano strumentali per denunciare la pigrizia della malasanità americana. Un racconto quindi di speranza, di rinascita, ma anche di ricaduta, si dipana in un doppio arco narrativo, dove il susseguirsi dei tentativi di terapia neurologici diventano funzionali ad approfondire l’evoluzione del rapporto tra i due protagonisti, la cui relazione diventa poi il focus alla base della narrazione di Risvegli. 

Dal risveglio di Leonard infatti – rappresentante la scena madre nonché un incredibile momento drammatico nell’incedere della narrazione – la pellicola diretta dalla Marshall prende una piega meno psicoterapeutica ma più esistenzialista, ponendo l’accento sul rapporto tra Soyer e Leonard, la cui rinascita permetterà al primo di crescere come individuo e di svelare la “vera natura” delle persone intorno; come la madre di Leonard (interpretata da Ruth Nelson) che si scopre egoistica nel non riuscire ad accettare la nuova vita del figlio dopo avergli dedicato gli ultimi trent’anni. Leonard, il cui lento tornare nell’oblio della prigione invisibile di una malattia orribile, sarà la molla necessaria per permettere a Soyer di smetterla di esistere e iniziare a vivere, parafrasando Heal the world di Michael Jackson.

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La regia di Penny Marshall in Risvegli è classica, intima, ma senza alcun guizzo o una grande “mano autoriale”; una regia fatta di lunghe inquadrature con cui assaporare l’ambiente e di primi piani, dettagli e particolari, con cui far trasparire al meglio la sensibilità di una tematica così delicata e spinosa, come il risvegliare un individuo riportandolo a una speranza di vita normale.

Per una narrazione che si muove nello stesso ambiente narrativo de Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975), diretto da Milos Forman – sofferente quindi dell’inevitabile didascalismo alla base, ma declinando il tutto attraverso uno stile meno violento e brutale – più confacente al Cuculo, scegliendo piuttosto la via del romanticismo e della semplicità di sentimenti.

Risvegli: dare la vita per poi toglierla un’altra volta

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Il monologo in chiusura di pellicola affidato a Robin Williams, fa emergere il forte sotto testo esistenzialista alla base della narrazione di Risvegli di Penny Marshall: “Sappiamo solo […] che lo spirito dell’uomo è più forte di qualsiasi farmaco, e che questo spirito ha bisogno di essere nutrito. Il lavoro, il gioco, l’amicizia, la famiglia: sono queste le cose che contano, e noi l’avevamo dimenticato. Le cose più semplici.”

Questa la chiave narrativa di lettura di una delle pellicole simbolo di quel modo di fare cinema degli anni Novanta, un cinema fatto di grandi storie e di grandi emozioni declinate in modo vincente attraverso l’espressività di Robin Williams, e l’incredibile versatilità artistica di Robert De Niro.

Regia - 3.5
Sceneggiatura - 4
Fotografia - 3.5
Recitazione - 5
Sonoro - 3
Emozione - 5

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