Il genere torna a primeggiare in Italia. La sua rinascita, il suo rinvigorirsi e il suo riprendersi un posto per troppo tempo lasciato vacante in una cinematografia fatta solo di dramma e commedia, segnano il ritorno di storie originali che pochi anni fa non sarebbe stato pensabile portare sul grande schermo, rinvigorendo le file delle narrazioni e rendendole ben più appetibili e floride ogni stagione che passa. È, dunque, una fortuna quella di Igort e del suo 5 è il numero perfetto, desiderato già anni addietro, realizzato solo oggi, ma almeno così inserito in un fermento che, del cinema, sta finalmente mostrando un’altra faccia, quella più dimenticata.

Venezia 76 – 5 è il numero perfetto: recensione del film di Igort

In sala dal 29 agosto, 5 è il numero perfetto nasce da una produzione Propaganda Italia e Jean Vigo con la partecipazione di Rai Cinema e una distribuzione 01 Distribution. Il cast è lodevole e altisonante: Toni Servillo è il protagonista, ex guappo, padre ferito Peppino, Carlo Buccirosso è l’amico fidato e ora appassionato di begonie Totò o’Macellaio e Valeria Golino è la donna innamorata, l’amante di una vita che ha aspettato soltanto il momento di ricongiungersi con il suo delinquente. Nella nebbiosa e cattiva Napoli degli anni Settanta, Peppino deve vendicare la morte del suo unico figlio, tornando a impugnare le armi, per mettere su una guerra tra i corridoi delle stanze della Famiglia.

5 è il numero perfetto: chi è Igort?

5 è il numero perfetto, cinematographe.it

Igort, con il suo 5 è il numero perfetto, è alla sua prima regia. Da sempre appassionato di cinema, la vera culla in cui nasce il regista alla sua opera prima è quella del fumetto, che integra fin dal principio con quella dell’illustratore, del saggista e, con grandissimo trasporto, del musicista. Un lavoro, quello del fumettista, che lo porta a comparire su riviste di livello nazionale e internazionale, con lavori pubblicati in ben ventisei paesi. Una vita e un mestiere che lo portano sempre in viaggio, dall’Italia alla Francia, fino a Tokyo, dove negli anni Novanta partecipa ad alcune edizioni speciali, come quella su Magazine House Tokyo o su Hon Hon Do. 

Venezia 76 – 5 è il numero perfetto: l’incontro con il cast

E, nel 2000, la nascita di Coconio Press. Igort fonda la casa editrice di fumetti a Bologna, prendendo il nome dalla contea dell’Arizona in cui si svolgono le vicende del fumetto Krazy Kat. Ed è con la Coconio Press che pubblica nel 2002 la graphic novel 5 è il numero perfetto, pubblicata in quindici paesi. “Si è cercato di fare un film da questo mio libro sin dal lontano 2004. Frattanto diversi registi si sono cimentati con l’idea di una trasposizione e io, che amo il cinema, ho cambiato con gli anni la mia posizione. In principio infatti non volevo assolutamente occuparmi della regia, ma della sola scrittura.” confessa il neo-regista “Poi con gli anni, l’idea di dirigerlo, suggeritami dopo il nostro primo incontro da Toni Servillo, è diventata una ipotesi praticabile.”.

Dalla graphic novel al cinema: il percorso di 5 è il numero perfetto

5 è il numero perfetto, cinematographe.it

Dalla carta al grande schermo, 5 è il numero perfetto attraversa le diverse fasi del rimaneggiamento, della rielaborazione, per passare dalle pagine di un libro grafico a una storia personale, attraversata dal dolore, dalla perdita e dalla volontà di poter premere il grilletto ancora una volta in memoria di un figlio. La graphic novel viene pubblicata nel 2002 e riproposta nel 2008 da Rizzoli, in una versione riformata con tanto di making of in cui l’autore racconta la genesi della storia, alimentata nella mente di Igort per lunghissimo tempo e portata infine a un successo internazionale. La tipica inchiostrazione del fumettista tratteggia un racconto che, già di per sé, presenta gli elementi ideali per diventare pellicola, ma su cui il lavoro di rielaborazione ha richiesto il ripensamento totale della vendetta di Peppino.

5 è il numero perfetto – ecco la prima clip ufficiale del film di Igort

Continua Igort: “La graphic novel ha una sua forma, ma il film è un linguaggio a sé, che vive di regole differenti e del tutto autonome. È stato dunque necessario reinventare il tessuto drammaturgico tradendo il romanzo grafico. A partire dall’uso del colore. Il film, dove il fumetto lavora scavando nella memoria del disegno e della grande tradizione dei comics e dell’animazione, fa riferimento alla memoria del cinema e del teatro.”. 

Supereroi, horror, musical: come 5 è il numero perfetto va inserendosi nel cinema italiano di genere contemporaneo

5 è il numero perfetto, cinematographe.it

Affascinante è notare come, pur in una scia che sta scolpendo il ritorno italiano nel genere, 5 è il numero perfetto si ponga come un tassello ulteriormente differente, che entra nello specifico del noir e riporta in auge lo stile criminale tra le strade di una città apparentemente addormentata. Nel turbinio di cinecomics all’italiana (Lo chiamavano Jeeg Robot, Il ragazzo invisibile), di musical campani (Ammore e malavita), di horror dall’aspetto più thriller e altri puramente legati all’inquietudine e al terrificante (The End? L’inferno fuori, The Nest (Il Nido), Il Signor Diavolo), il film di Igort va aggiungendo il noir toccandone tutti i punti salienti, costruendo un vero racconto che va fondendo i classici stilemi del genere con le peculiarità dello spirito partenopeo.

Caffè, simboli religiosi, quel dialetto che si ammorbidisce per arrivare allo spettatore, ma che ha tutta l’inflessione per collocarlo tra i vicoletti della Napoli malavitosa e arrivista. E, accanto, un cattivo mai redento, ma che si batte questa volta per l’affetto che muove qualsiasi genitore. Un sicario in pensione che non ha mai lasciato la sua casa e sarà costretto ora a partire, portando sempre in mente quel motto che sentì tanti anni prima: “Due gambe, due braccia, una testa. Cinque è il numero perfetto e questo è tutto quello che mi serve.”.

5 come i capitoli in cui è suddiviso 5 è il numero perfetto

5 è il numero perfetto, cinematographe.it

E cinque sono anche i capitoli che suddividono l’opera noir di Igort, che nei piccoli intermezzi tra un passaggio e il successivo si dedicano il piacere di portare quell’animazione cartacea sulla superficie del cinema, prendendosi una libertà che il film non permetterebbe di dare e concedendo così un anelito di respiro anche all’arte fumettistica del suo regista. Ognuna delle cinque parti ha, infatti, un proprio piccolo siparietto, un momento di congiunzione tra l’arte cinematografica e l’arte fumettistica, che si uniscono dando al film un rimando diretto con l’artificiosità della graphic novel.

Cinque capitoli per cinque momenti che arricchiscono la storia che il pubblico è intento a osservare, rimanendo immerso nella realtà illusoria del film, ma riaccendendo, con questi piccoli innesti, il ricordo della provenienza di 5 è il numero perfetto. Dalle caselle di una settimana enigmistica al profilo pronunciato del protagonista di Servillo, un universo che aumenta la finzione e la carica del suo background in maniera fondamentale.

Perché 5 è il numero perfetto è diverso da come vi aspettate

5 è il numero perfetto, cinematographe.it

Ciò che, però, più di tutto è da tenere bene a mente, è che 5 è il numero perfetto non è l’operazione commerciale sicura che vede un attore eccelso come Toni Servillo maneggiare con sicurezza un paio di pistole, facendo fuori i brutti scagnozzi e perseguitando la vendetta in un unico, vuoto bagno di sangue. L’opera di Igort è piuttosto un lavoro attento al tono del genere a cui appartiene, che dilata i suoi tempi invece di comprimerli in una sequela di sparatorie che servirebbero soltanto ad aumentare la spettacolarità, al posto di maneggiare con attenzione i risvolti della trama.

Un film che avrebbe potuto puntare sull’eccesso, sulla sorpresa dettata dalla continua azione, ma che preferisce la coerenza alla facile dose di adrenalina, costruendo le proprie scene centrali, quelle degli scontri frontali, come solenni rituali, da prendere con la stessa serietà con cui si rispettano le leggi della famiglia, dei guappi, dei farabutti e degli alleati. Ed è nella sparatoria quasi al rallentatore che la pellicola esprime la propria personalità, quella posta in prossimità della metà del film e avvolta nell’oscurità, illuminata solamente dai colpi di rivoltella di Servillo e Buccirosso, che come ombre, le medesime riflesse sulle superfici dei palazzi napoletani, si addentrano in un film che porta dietro la sua natura fumettistica, inserita nella tradizione del noir.

E il pubblico sembra apprezzare il modo di fare cinema di Igort e del suo 5 è il numero perfetto. Il film, uscito in sala, dopo il debutto veneziano, il 29 agosto ha guadagnato più di 228mila euro piazzandosi al quarto posto nel box office italiano. Prima di lui ci sono solo i giganti: Fast & Furious – Hobbs & Shaw, Attacco al Potere 3 e Il re leone. Successo, quello del botteghino, che dimostra come l’esperimento di Igort non sia altro che un successo.

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