Dopo aver fatto incetta di premi ai David di Donatello 2016, al Nastro d’argento 2016, al Globo d’oro 2016, al Ciak d’oro 2016, e aver ricevuto numerose candidature a vari Festival, Lo Chiamavano Jeeg Robot è stato scelto come possibile candidato italiano agli Oscar 2017 per la categoria Miglior film straniero.

Dall’anteprima alla Festa del Cinema di Roma nel 2015, Lo Chiamavano Jeeg Robot (QUI la nostra recensione) ha riscosso un successo inimmaginabile, sia di critica che di pubblico, tanto da essere definito un lungometraggio originale, che dà speranza al cinema italiano, adattando il genere del comic movie alle peculiarità dell’Italia.

Il punto di forza della pellicola, in cui assistiamo ad un mix di generi tra l’anime, il noir, l’action, l’adventure, la commedia e il fantasy, sta proprio negli attori, che riescono a catturare lo spettatore grazie alla normalità e umanità dei loro personaggi.

Enzo Ciccotti (Claudio Santamaria) entra in contatto con una sostanza radioattiva. A causa di un incidente scopre di avere un forza sovraumana. Ombroso, introverso e chiuso in se stesso, Enzo accoglie il dono dei nuovi poteri come una benedizione per la sua carriera di delinquente. Tutto cambia quando incontra Alessia (Ilenia Pastorelli,) convinta che lui sia l’eroe del famoso cartone animato giapponese Jeeg Robot d’Acciaio.

Le 10 cose che non sapete su Lo Chiamavano Jeeg Robot

10. CLAUDIO SANTAMARIA È ARRIVATO A PESARE 100 KG

Ebbene sì, Claudio Santamaria è dovuto ingrassare di ben 20 chili per vestire i panni del supereroe di periferia Enzo Ceccotti. Santamaria aveva già ricevuto una prima sceneggiatura nel 2013, ma l’attore aveva già preso degli impegni per Torneranno i Prati, dramma scritto e diretto da Ermanno Olmi. Il regista Gabriele Mainetti, però, voleva assolutamente Santamaria nei panni di Ceccotti, per cui decise di posticipare la produzione, con la promessa che l’attore avrebbe recitato in Lo Chiamavano Jeeg Robot e sarebbe ingrassato per la parte.

9. LA TRACCIA DEI TITOLI DI CODA HA RAGGIUNTO PIÚ DI 100 MILA VISUALIZZAZIONI

Il brano dei titoli di coda, prodotto e arrangiato da Michele Braga e Gabriele Mainetti, è una versione più adulta e matura della sigla di Jeeg Robot d’Acciaio, cantata da Claudio Santamaria. Su youtube il video della canzone è stato un successone, tanto da arrivare a circa 400 mila visualizzazioni.

8. IL PERSONAGGIO DELLO ZINGARO È ISPIRATO A BUFFALO BILL

Lo Zingaro è l’antagonista della pellicola, interpretato magistralmente da Luca Marinelli tanto da aggiudicarsi il David di Donatello, il Nastro d’argento e il Ciak d’oro come Miglior attore non protagonista. Per calarsi perfettamente nei panni del personaggio, Marinelli si è ispirato a Anthony Hopkins ne Il Silenzio degli Innocenti e soprattutto a Ted Levine nel ruolo di Buffalo Bill. Come si può notare dal film, lo Zingaro è un appassionato di musica, e inizialmente doveva assomigliare, per certi aspetti, ad un cantante degli anni ’80. Rimarrà memorabile la sua performance della canzone di Anna Oxa, Un’emozione da poco.

7. GABRIELE MAINETTI NON VOLEVA ILENIA PASTORELLI PER IL RUOLO DI ALESSIA

Il regista di Lo Chiamavano Jeeg Robot era più che diffidente all’idea di affidare un ruolo tanto difficile ad un’esordiente, per lo più proveniente da un Reality Show (nel film sono numerosi i riferimenti ironici al mondo delle pseudo-star televisive). L’idea è stata di Nicola Guaglianone, fedele amico, ideatore del soggetto e sceneggiatore del film che, ammettendo di essersi ispirato, per la stesura del copione, ad alcune espressioni “colorite” pronunciate dalla Pastorelli  durante la sua permanenza all’interno della casa del Grande Fratello, ha quasi costretto l’amico a provinarla e, dopo varie vicissitudini mediate anche dalla tenacia dell’attrice, Mainetti ha dovuto ammettere che fosse proprio lei la scelta giusta per interpretare Alessia.

6. LE ORIGINI DI LO CHIAMAVANO JEEG ROBOT

Lo Chiamavano Jeeg Robot viene creato grazie al rapporto consolidato tra il regista Gabriele Mainetti e lo sceneggiatore Nicola Guaglianone, la cui amicizia è nata fin dal periodo adolescenziale, fino ad arrivare a collaborazioni lavorative come Basette (una cortometraggio ispirato a Lupin III) e Tiger Boy (la storia de L’Uomo Tigre). L’idea originale risale al 2009, e l’obiettivo era mostrare per la prima volta la nascita di un supereroe a Roma, rendendolo reale e credibile in un contesto italiano.

5. CHI È JEEG ROBOT D’ACCIAIO

Lo Chiamavano Jeeg Robot è ispirato al cartone animato Jeeg Robot d’acciaio, prodotto in Giappone nel 1975 e ideato da Go Nagai. Protagonista, nonché eroe della serie, è Hiroshi Shiba, che può trasformarsi nella testa di Jeeg, un potente robot creato dal padre per contrastare i tre comandanti dell’antico popolo Yamatai. Hiroshi Shiba, nella pellicola di Mainetti, viene identificato con Enzo Ceccotti dall’ingenua e problematica Alessia (Ilenia Pastorelli).

4. GO NAGAI HA VISTO IL FILM AL FESTIVAL DEL CINEMA ITALIANO DI TOKYO

Lo Chiamavano Jeeg Robot è stato presentato a Tokyo, durante il Festival del Cinema Italiano, e per l’occasione, oltre ad una vasta platea, c’era in sala anche il Maestro Go Nagai. Il fumettista e scrittore giapponese aveva già espresso, durante un viaggio a Roma, il desiderio di vedere il prodotto italiano ispirato dai suoi manga, ed è stato accontentato grazie alla collaborazione tra Luce – Cinecittà, Asahi Shimbun, l’Ambasciata Italiana e l’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo.

3. UN TRAGUARDO DA RECORD AL BOX OFFICE

Già dal primo giorno di programmazione la pellicola ha ottenuto ottimi risultati, debuttando con 83mila euro, e guadagnandosi il quinto posto negli incassi giornalieri. Alla fine della prima settimana di programmazione Lo Chiamavano Jeeg Robot incassa ben 796 mila euro, raggiungendo in sole due settimane una somma pari ai costi di produzione, ovvero 1.7 milioni di euro. Nelle settimane successive riesce addirittura a superare i 5 milioni, fermandosi complessivamente a 5 042 586 euro.

2. L’AMBIENTAZIONE A TOR BELLA MONACA A ROMA

È stato Gabriele Mainetti a volere l’ambientazione del film a Roma, valorizzando così la scenografia naturale della propria città e anche per una maggiore attinenza con il tema del film. Mainetti pensa che l’Italia sia gestita male e sia un paese in cui le persone se ne fregano del prossimo, proprio come Enzo Ceccotti se ne frega completamente degli altri nel corso di Lo Chiamavano Jeeg Robot. Precisamente la pellicola è stata girata a Tor Bella Monaca, un quartiere periferico di Roma, che ben si adatta alla storyline del protagonista. Inoltre il quartiere era stato scelto precedentemente anche per altri progetti, come Basette.

1. IL FUMETTO DA COLLEZIONE DI ROBERTO RECCHIONI

Per celebrare l’uscita nelle sale di Lo Chiamavano Jeeg Robot, è stato pubblicato il fumetto dedicato alla pellicola, scritto da Roberto Recchioni, curatore editoriale di Dylan Dog e creatore di Orfani. Le illustrazioni all’interno sono a cura di Giorgio Pontrelli e Stefano Simeone, mentre le quattro copertine sono opera di Leo Ortolani, Roberto Recchioni, Giacomo Bevilacqua e Zerocalcare.