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Sono passati 30 anni dall’uscita in sala del Batman di Tim Burton: uno dei film più amati, adorati e importanti del panorama supereroistico, che segnò una tappa sicuramente importante nella storia del cinema, aprendo la strada in modo definitivo a quel lungo e meraviglioso sentiero che di lì a poco avrebbe permesso a grandi e piccini non solo di vedere altre avventure del Cavaliere Oscuro, ma anche di vedere Spiderman, gli X-Men, di riabbracciare Superman, gli Avengers… Insomma tutto ciò che il pubblico ha imparato ad amare nel nuovo millennio, senza ombra di dubbio lo deve al visionario e geniale Tim Burton. Perché quel Batman, il suo Batman, fu senza ombra di dubbio una difficilissima scommessa vinta.

Batman: come il film del 1989 ha rivoluzionato l’uomo pipistrello

Nell’aprile del 1979 il produttore Benjamin Melniker e l’ex writer di fumetti Michael E. Uslan comprarono a un prezzo tutto sommato contenuto i diritti della DC su un’eventuale film dell’Uomo Pipistrello, approfittando del momentaneo calo di popolarità del personaggio.
Immediatamente i due cominciarono a proporre il progetto a diversi registi e sceneggiatori, spiegando che volevano ricreare sul grande schermo l’anima del personaggio concepito a suo tempo da Bob Kane e Bill Finger: un tenebroso cacciatore notturno di criminali, un’ombra che incutesse timore nei malvagi. Purtroppo però nessuno si dimostrò interessato, visto il tono diametralmente opposto a ciò che la serie televisiva con protagonista Adam West aveva fissato nell’immaginario pubblico.

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Il progetto passò negli anni di mano in mano, fino all’acquisto da parte della Warner, che dette a Tom Mankiewicz l’incarico di creare uno script che però non incontrò il favore di nessun regista e andò incontro a pesantissime modifiche da parte di ben nove sceneggiatori diversi prima che Tim Burton fosse scelto nel 1985 per dirigere il film che avrebbe portato (con ben 15 milioni di dollari di budget) il Cavaliere Oscuro nelle sale di mezzo mondo.

Burton cassò il copione di Makiewicz, che a suo dire era assolutamente troppo distante da ciò che pubblicazioni come Il ritorno del Cavaliere Oscuro e Batman: The Killing Joke avevano mostrato del personaggio in quegli anni, e diversi sceneggiatori e scrittori si alternarono nel cercare di accontentare sia Burton che i vertici della Warner Bros. Alla fine la sceneggiatura fu ultimata da Sam Hamm e Warren Skaaren.

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Batman: l’arrivo di Michael Keaton

Fu solo dopo il successo di Beetlejuice – Spiritello porcello che gli studios si convinsero che Burton poteva fare ciò che molti dubitavano: portare al successo sul grande schermo un personaggio dei fumetti così come era successo nel 1978 con il Superman di Christopher Reeve.

E proprio da Beetlejuice arrivò quel Michael Keaton che Burton volle a tutti i costi per interpretare il Batman, cassando sia la proposta degli studios di avere un attore più legato al filone action, sia i volti di grido di quel cinema di fine anni 80. Mel Gibson, Dennis Quaid, Kevin Costner, Harrison Ford, Charlie Sheen, Pierce Brosnan, Tom Selleck e Bill Murray erano caldeggiati per il ruolo di Batman dalla Warner, che ricevette qualcosa come 50mila lettere da fan infuriati dell’Uomo Pipistrello, così come pesanti furono le perplessità di Bob Kane, Sam Hamm e Michael Uslan per la scelta di Keaton.

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Tutti loro conoscevano Keaton per film comici o commedie romantiche e non ce lo vedevano per niente nei panni del Cavaliere Oscuro; fu qualcosa di molto simile a ciò che recentemente hanno dovuto affrontare David Cronenberg e Robert Pattinson. 

Non c’è Batman senza Joker: i villain del film del 1989

Poi si trattò di scegliere chi dovesse prestare il volto al Joker, e stavolta la scelta per Burton fu incredibilmente più ardua visto che c’erano dei veri e propri pezzi da novanta a contendersi il ruolo. Tim Curry, Willem Dafoe, David Bowie, Robin Williams e James Woods erano tra i nomi in lizza, ma fin dall’inizio Jack Nicholson era il nome più gettonato da produzione e sceneggiatori. Per averlo si accettarono le sue esose e particolari richieste inerenti compenso e tempistiche, convincendolo a prendere parte al progetto, il che per una volta accomunò Burton e produttori circa la necessità di avere il grande attore come nemesi per il miliardario/vigilante.

Sean Young fu scelta come Vicky Vale tuttavia si infortunò sul set e fu sostituita da Kim Basinger (si pensò a Sharon Stone e Michelle Pfeiffer anche), il resto del cast per Batman fu completato da Michael Gough, Pat Hingle e Billy Dee Williams. 

Batman: bastò un trailer a convincere i fan nel 1989

Le riprese furono fatte in Inghilterra, nella massima riservatezza e non senza grosse difficoltà a livello di riscrittura, scenografia, make-up e persino sicurezza sul set, visto che diversi attori e comparse si ferirono. Sul set di Batman grande fu l’armonia non solo tra Burton ed i due attori protagonisti, ma anche tra il regista e lo scenografo Anton Furst, che con il suo gigantismo gotico che strizzava l’occhio al Metropolis di Fritz Lang, unendo il tutto alla New York in bianco e nero immortalata da Andreas Feininger, senza però lasciare da parte ciò che Bob Kane e Bill Finger avevano creato a suo tempo, ispirandosi alle città fumose descritte dai grandi del genere Hard Boiled.

Bastò il trailer di Batman a mandare in visibilio i fan di tutto il mondo, tanto che scattò quella che possiamo ancora oggi definire come “Batmania”, con ben 750 milioni di dollari di merchandise venduti in tutto il mondo addirittura prima dell’uscita del film. Un film che ancora oggi possiamo tranquillamente definire un capolavoro senza tempo e che fin dalla prima scena stregò milioni di spettatori.

Cupo, accattivante, con una colonna sonora da brividi firmata dall’incredibile duo Prince-Danny Elfman, Batman di Tim Burton spiazzò pubblico e critica, che non si potevano certo aspettare ciò che il regista aveva preparato per loro.

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Batman, pur prendendosi diverse libertà dall’originale cartaceo per ciò che riguardava i personaggi e alcuni eventi, ne fu fedelissimo per ciò che riguardava l’anima, l’essenza, per ciò che per milioni di lettori aveva rappresentato per oltre 60 anni il personaggio dell’Uomo Pipistrello. Burton creò un meraviglioso e seducente labirinto oscuro, dentro al quale fece muovere personaggi solitari, maledetti, diversi da una massa descritta come paurosa, infida, volubile e vulnerabile.

Una città misteriosa, vissuta quasi interamente di notte, al punto che di giorno quasi non si riconoscevano i protagonisti ed i luoghi, e si può dire che forse proprio per questo Burton (amante dell’oscurità e del gotico) fosse stato la scelta vincente del progetto.

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Michael Keaton è Batman: la scelta perfetta di Tim Burton

Su tutto e tutti dominò il confronto-scontro tra loro due: tra il Batman di Micheal Keaton ed il Joker di Jack Nicholson. Due personaggi completamente diversi, agli opposti eppure, forse proprio per questo, incredibilmente simili, somiglianti, identici nel loro essere reietti, paria di un mondo molto più doppio di quanto fossero loro stessi, tutt’uno con una maschera che invece di celarne l’identità ne mostrava la vera natura, il vero io nascosto e sopito.

Micheal Keaton scelse di stare sotto le righe, ammantato da un cipiglio capace di disintegrare ogni deficienza fisica rispetto al colosso di muscoli dei fumetti, testosteronico a livelli incredibili, perfetto nel dipingere sia il ricco e un po’ snob miliardario dai modi elegantemente vacui, così come il vigilante solitario e inquietante.

Ancora oggi, nonostante l’incredibile lavoro svolto sul personaggio da Nolan e Bale, e dalla viscerale fisicità e violenza mostrata dal duo Snyder/Affleck, per molti il suo Batman, quel Batman, è tutt’ora il migliore, il più fedele all’anima del fumetto, alla sua essenza. Burton ne intuì la doppiezza, il suo essere in fin dei conti un freak, un bizzarro essere dalla duplice natura, dal duplice volto, diviso dalla volontà di essere il protettore degli inermi e di fare i conti con un passato orrendo, doloroso e irrisolto, che sovente rischiava di farlo deragliare.

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E proprio lì, nelle origini dell’eroe, nel suo riconoscere nella sua nemesi l’origine di ciò che era diventato, Burton dette al Joker (se mai ve ne fosse bisogno) un’ulteriore importanza, lo rese motore del percorso dell’eroe, di quell’eroe che Sofocle tanto tempo prima immaginò come condannato a convivere con un’oscurità che affrontava in solitudine, generata da un confrontarsi con difficoltà e pericoli crescenti.

Come l’eroe di Sofocle (maledetto per eccellenza e mai in salvo dalla sorte avversa) anche il Batman di Keaton, il Batman di Burton, è motore di una rivoluzione collettiva, messo al centro di una realtà mutevole, dove i palazzi di Gotham di volta in volta sono la sua casa ed insieme la sua prigione. Sempre connesso a Sofocle fu anche la scelta di Burton di mostrare un Batman assediato dall’hybris, dal passato pieno di fantasmi e mostri, che cercano continuamente di fargli perdere il controllo, di fargli intraprendere una vendetta che lo allontani da quell’ideale radicale ma chiaro di giustizia. Una giustizia che però Burton rese appannaggio di un eletto, mai concepita come conquista comune della collettività come il Superman paternalistico di Reeve anelava.

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Batman: il Joker di Jack Nicholson diventato leggenda

Nel suo mondo di regole, rigide, adamantine e contraddittorie, si inserì un Jack Nicholson che diventò leggenda, mito cinematografico. Il suo clown criminale, che omaggiava ma contemporaneamente evolveva quello mostrato da Cesar Romero nella serie televisiva degli anni ’60, diventò il perfetto alter ego di Bruce Wayne, colui il quale rinnegava totalmente la società, ne diventava un’orrida parodia, la parodia di quei superficiali e plasticati anni ’80, dell’epoca degli yuppie, del consumismo, del machismo e del conformismo.

Joker, al contrario di Batman, sbeffeggiava i cardini morali e comportamentali, i valori della società, persino di quella criminale, liberava la parte più inconfessabile e oscura dell’animo umano, diventava paladino della libertà nel senso più ampio, più totale, più delirante. Al contrario di Bruce Wayne, non era mai accarezzato dall’idea di una vita normale, di un essere parte di quella società che guardava a un tempo con desiderio e sospetto, lui la rinnegava, dopo essere stato uno dei suoi più zelanti paladini del successo. Criminale come successo certo, ma sempre criminale.

E proprio la “morte” di Jack Napier, altezzoso, elegante, arrivista capo-mafia, viene trasformata da Burton nella morte degli anni ’80, degli uomini in carriera con fotomodella al rimorchio. Morto Jack Napier, nasce il Joker, parodia del suo tempo, della sua moda e costume, dei suoi idoli marchettari e consumisti, che Burton sfregia in una scena diventata culto, che decostruisce il concetto stesso di cattivo e di Joker, serio quando scherza, scherzoso quando sembra fare sul serio.

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Batman di Tim Burton alla fin fine, si articola completamente su questo: sul confronto tra un uomo ossessionato dalla sua diversità, dalla proprio doppiezza, e tra un villain che invece la ama, la accetta, non la rinnega perché strumento del suo potere, della sua liberazione. Una libertà che però stravolge la moralità e la coesistenza.

Sono due anarchici, due individui estranei da una società verso la quale hanno però un approccio che vede Wayne cercare di tamponarne le falle e Joker alimentarle, in cerca di quel Caos senza il quale lui non può esistere. “Dimmi una cosa amico mio, danzi mai col Diavolo nel pallido plenilunio? Dimmi Signor Wayne, non senti mai questa voce nascosta dentro la tua anima, che ribolle, che chiede sangue, che non ne può più di seguire queste regole, di venire a patti con questo alveare di uomini? Non desideri mai immergerti del tutto in questa notte di Gotham, senza freni?”.

Meraviglioso nella fotografia di un Roger Pratt che valorizza ogni possibile ombra e contrasto tra oscurità e luce, che esalta l’atmosfera gotica, il Batman di Tim Burton usufruì anche di un montaggio di Ray Lovejoy in grado di rendere tesa e palpitante ogni singola scena, persino quelle non legate all’azione.

Sono passati 30 anni da quando il regista californiano ci donò quello che ancora oggi molti vedono come il più importante tra i cinecomic del secolo scorso, quello che aprì la porta al regno dell’immaginazione che in questi anni la Marvel ha reso il pilastro del cinema mondiale. Eppure, nonostante gli anni, la CGI, le decine di film, i reboot, remake e i budget, forse nessun cinecomic potrà vantare la forza espressiva, la coerenza, la meravigliosa armonia visiva e la caratura della performance attoriale che il Batman di Tim Burton ci regalò in quel 1989, dove oltre al Muro di Berlino, crollavano i pregiudizi verso i cinecomics.

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