La saga di Toy Story, ci ha accompagnati negli ultimi venticinque anni con quattro capitoli dove il livello di scrittura e di caratterizzazione dei personaggi è cresciuto di pari passo con le tematiche trattate – sempre più profonde e mature – e la relativa innovazione tecnologica.
Tra momenti unici, scene ormai entrate nell’immaginario collettivo, e giocattoli che nel corso del tempo sono cresciuti come i propri bambini di appartenenza diventando “umani” a tutti gli effetti. Ripercorriamo il ruolo del giocattolo nella saga di Toy Story e in che modo questo ha inciso nella determinazione del conflitto.

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Toy Story (1995): il Giocattolo e la sua società

In Toy Story i giocattoli sono abitanti di una società con proprie e specifiche regole, in continua simbiosi con gli esseri umani d’appartenenza, tanto che le loro azioni ricadono inevitabilmente su di loro e sulle loro vite.
C’è un’evidente dimensione individuale legata ai giocattoli e al loro ambiente. Woody ha una chiara concezione di sé e del suo ruolo di essere semplicemente un giocattolo, vedendo in Andy e nelle sue scelte l’unico scopo della sua vita. Buzz invece per buona parte della pellicola è privo di questa autocoscienza, vivendo piuttosto con la convinzione di essere uno Space Ranger e di affrontare un’avventura intergalattica – salvo comprenderlo lentamente (e dolorosamente) durante la prigionia di Syd. La base narrativa del conflitto è legata all’impatto di Buzz nella società dei giocattoli e di come Woody subisce il suo esser stato degradato da giocattolo preferito di Andy a essere semplicemente parte del gruppo.

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Toy Story 4 Cinematograhe.it

Il ruolo del giocattolo in Toy Story si autodefinisce in base all’appartenenza o meno ad un bambino, subendo passivamente le decisioni di quest’ultimo e correndo ai ripari per rimediare.

Toy Story 2 (1999) – Giocattoli e franchise d’appartenenza

Nel secondo capitolo di Toy Story il conflitto è interno, nasce dalla convinzione di Woody di non essere più il preferito di Andy, trovandosi così – durante un tentativo di salvataggio del vecchio pinguino Wheezy, ad essere rubato da un collezionista per scoprire il suo franchise d’appartenenza – star di un programma western per bambini con marionette, una consapevolezza di sé che va oltre la semplice appartenenza ad Andy. A differenza di Buzz nel primo Toy Story in cui per almeno tre quarti di pellicola è convinto d’essere realmente uno Space Ranger, nel caso di Woody le due parti convivono; Woody nella prigionia scopre sé stesso e la presenza di altri personaggi nel suo franchise – tra cui Jessie (il cui arco narrativo ricorda, a posteriori, la Betty Bo Peep di Toy Story 4) seppur non pienamente sviluppata nell’accettazione del suo ruolo da giocattolo dimenticato/abbandonato –  ma vive sempre con la convinzione che un giocattolo deve appartenere al legittimo proprietario/bambino, seppur vacillando in un breve momento.

La pellicola in questione, visto il successo del personaggio di Buzz nel film precedente e complice la popolarità alle stelle di Tim Allen grazie anche all’ultima stagione della fortunata sit-com Home Improvement (1991-1999), è molto più Buzz-centrica, permettendo così agli sceneggiatori di sviluppare conflitti paralleli nella narrazione; nella ricerca disperata dello sceriffo, Buzz combatte contro sé stesso e il suo se-passato, quello convinto ancora di essere uno Space Ranger; generando così un doppio Buzz nella narrazione: uno simbolo della sua accettazione del ruolo di giocattolo e l’altro privo di questa consapevolezza, come nel capitolo precedente.

In tal senso è interessante notare come in Toy Story 2 il ruolo della società dei giocattoli è drasticamente ridotto rispetto al film precedente, soffermandosi unicamente sui personaggi e da cosa deriva esattamente il suo essere al mondo, il franchise di appartenenza in sostanza – come nel caso del fittizio ma poi effettivamente nato, franchise parallelo di Buzz Lightyear.

Il giocattolo in Toy Story 2 continua ad autodefinirsi in base all’appartenenza o meno ad un bambino, subendo quindi passivamente le sue decisioni – ma vengono introdotti i primi timidi esempi di giocattoli non più amati ma abbandonati e/o dimenticati, tematiche che saranno meglio sviluppate e caratterizzate nei capitoli successivi.

Toy Story 3 (2010) – Il Giocattolo cresce e acquisisce auto-consapevolezza

Qui il conflitto si allarga, mostrando gli effetti dell’adolescenza e il crescere di Andy, prossimo al college sui protagonisti. Il giocattolo in questo caso, da essere strumento ricreativo e affettivo, diventa “roba vecchia”, entrando così in una dimensione nuova, depotenziata; Sunnyside in tal senso è la chimera di un nuovo inizio, una nuova ragion d’essere dove il giocattolo può tornare nuovamente nella dimensione ludica che gli compete.

Sunnyside riprende il concetto di società dei giocattoli – già visto in piccolo nel film del 1995 – ampliandolo e stratificandolo, dotandolo di una facciata da società ideale, e di una più latente, dove si scopre essere un piccolo campo di prigionia, un regime con regole precise. In Toy Story 3 viene introdotto il concetto – poi totalmente sviluppato nel quarto e ultimo capitolo – di totale autonomia dai bambini come modo per non soffrire, generante un forte conflitto dicotomico tra gli stessi personaggi, con Woody strenuo sostenitore dell’appartenenza al proprio bambino (ormai grande), e Buzz e gli altri che vedono in Sunnyside un’opportunità per cambiare vita ed avere nuovamente uno scopo, una nuova missione da affrontare.

Il ruolo del giocattolo in Toy Story 3 va oltre l’auto-definizione di sé in base all’appartenenza o meno ad un bambino, vi è piuttosto una visione più matura, legata non solo alla possibilità di avere un altro bambino a cui legarsi come nuovo modo per ritrovare uno scopo nella propria vita – qualcosa insomma che non nasce e si esaurisce con Andy, ma che va oltre, arriva a Bonnie – ma anche un potenziamento della dimensione ludica del giocattolo, come suo scopo ontologico.

Toy Story 4 (2019) – Il Giocattolo agisce e si evolve

In Toy Story 4 si torna in una dimensione del conflitto più intima rispetto al capitolo precedente, tornando un po’ alle origini della saga e mostrandoci un Woody legato al suo passato, ad un nostalgico senso di appartenenza verso Andy che ha visto crescere come fosse un figlio, piuttosto che a Bonnie con cui non è ancora nato quel legame speciale (anche per via di Forky).

L’incontro con una vecchia amica “dimenticata” come Betty Bo Peep lo introdurrà in una dimensione totalmente nuova, una visione nella quale non è necessario avere un vincolo di appartenenza a un bambino per avere una propria ragion d’essere  – un giocattolo dimenticato è in grado di vivere esattamente come chiunque altro.
In tal senso l’evoluzione del personaggio di Betty Bo Peep dal classico archetipo di donzella in difficoltà a donna che ha trovato una propria dimensione come giocattolo dimenticato, è non solo funzionale all’evoluzione stessa di Woody, ma anche all’intera saga, colmando così un buco di trama lungo dieci anni.

Toy Story 4 Cinematogrpahe

Il ruolo del giocattolo in Toy Story 4 perde del tutto la sua dimensione ludica tanto da ritenere il giocare con i bambini una perdita della propria autonomia – accresce tuttavia la concezione di sé al punto da non subire più passivamente le decisioni dei bambini d’appartenenza, piuttosto agisce sulla base dei propri istinti, di ciò che desidera (e non) veramente, proprio come un essere umano.

Toy Story 4, diretto da Josh Cooley, è stato rilasciato nelle sale italiane il 26 Giugno – Woody, Buzz Lightyear e il resto della banda si imbarcano in una nuova avventura in compagnia dell’ultimo arrivato nella stanza di Bonnie: Forky. Durante il viaggio, vecchi e nuovi amici contribuiscono a creare momenti magici.

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