It - Capitolo due colonna sonora cinematographe.it

Una carriera in ascesa è certamente quella di Benjamin Wallfisch, compositore britannico noto per aver realizzato le colonne sonore di titoli di stampo horror quali Lights Out – Terrore nel buio (2016) e Annabelle 2: Creation (2017) diretti da David F. Sandberg e La Cura Dal Benessere (2016) di Gore Verbinski. Raggiunta la fama internazionale grazie a Blade Runner 2049 (2017), acclamato dalla critica, viene ingaggiato per il progetto It diviso in due capitoli. Il primo, nel 2017, riscuote un notevole successo al box-office (700 milioni di dollari in tutto il mondo), anche grazie al suo importante intervento dietro le quinte. Ora al cinema è arrivato il sequel, It – Capitolo due e con lui anche le musiche di Wallfisch.

Il compositore, nel modo di studiare le scene, vivisezionarle e capire quali siano le intenzioni della creatura di Derry fornendole un linguaggio specifico e personalizzato, ha colpito nel segno e ha contribuito a caratterizzare al meglio il personaggio di Pennywise (Bill Skarsgård). In che modo ha affrontato la crescita del club dei Perdenti nel secondo capitolo? Come ha agito nella partitura musicale e il suo valore aggiunto può rafforzare il fattore emozionale che frequentemente aleggiava nel primo film? Scopriamolo insieme. Attenzione, l’articolo contiene SPOILER del film.

It – Capitolo due: 27 Anni Dopo

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Il cuore di questa pellicola risiede nella compagnia dei Perdenti che, una volta ritrovati, riscoprono il valore dell’amicizia e tutto ciò che di prezioso è possibile ricavare dal legame instauratosi nel tempo. Nel frattempo però Pennywise ritorna a mietere vittime: un’insaziabile creatura pronta a tormentare di nuovo le menti dei protagonisti. Wallfisch sa in che modo procedere per catapultarci nel contesto orrifico precedentemente impostato con It (2017); introduce l’anima del romanzo omonimo di Stephen King e lo rielabora con una scala di note sempre crescenti e in grado di dare un’identità personale all’operazione di Andy Muschietti alla regia.

27 Years Later è il brano di apertura del film. Ci viene presentato il personaggio di Adrian Mellon (Xavier Dolan), un ragazzo omosessuale improvvisamente pestato e scaraventato da un ponte da una gang di bulli omofobi. Una vittima innocente che ben presto verrà divorata da It in una delle scene più crudeli della pellicola. Wallfisch si limita a sottolineare la gravità della situazione, costringendoci ad assistere alla sequenza impotenti e senza alcuna possibilità di intervenire. Note leggiadre al pianoforte parlano per conto dell’anima di Mellon, ora vagante e in cerca di un rifugio sicuro. Ma Pennywise non fa sconti, il tono di It – Capitolo due viene impostato con decisione e la fiera dell’orrore ha inizio.

Ottimi strumenti il violino e il violoncello, qui utilizzati da Wallfisch per una sinfonia diabolica: vengono richiamati gli spiriti di un passato tormentato e pronti a riemergere in momenti chiave della pellicola. I Perdenti adulti non possono ancora gridare vittoria nello scontro contro Pennywise sia sul piano fisico che mentale: il sangue scorre copiosamente nel presente e le paure tornano a bussare alla porta dell’inconscio dei protagonisti in difficoltà. Nei brani Memory, Come Home e I Swear, Bill la composizione risulta inizialmente pacata, per poi esplodere con delle voci e in seguito urla fragorose provenienti dall’oltretomba (in questo caso il Pozzo Nero di Pennywise).

It – Capitolo due: i Perdenti combattono Pennywise

Si segue lo schema narrativo messo a punto dallo sceneggiatore Gary Dauberman e il regista Andy Muschietti: il tormento nasce prima dalla flebile condizione psico-fisica dei Perdenti. Anche se in età matura, rigettano al primo impatto l’opportunità di affrontare il mostro che li aveva posseduti e traumatizzati da giovani. La presenza scenica del clown viene drasticamente ridotta, a favore di un maggior impatto emozionale navigando fra i ricordi sfocati che devono prendere forma tra le fila del cast principale.

Mike Hanlon (Isaiah Mustafa), l’unico membro dei Perdenti rimasto nella città di Derry dal 1988, riesce a trovare il modo per contrastare la minaccia della creatura mutaforma. Introduce al resto del club il Rito di Chud, un antico incantesimo messo in atto dalla tribù nativo americana dei Shokopiwah. Fondamentale in questo rituale è credere: la convinzione di poter emergere e tener testa all’imponente figura di It è un passaggio cruciale per la sua riuscita. Wallfish alla colonna sonora ci proietta in un’altra dimensione con il pezzo Shokopiwah; finalmente può dare libero sfogo al lato fantastico del racconto di King, ora trasposto su schermo e con un considerevole budget.

Allucinazioni, stati di incoscienza frequenti, deformazioni e irregolarità in un mondo alterato dall’immaginazione. Entrare in contatto con la tribù è un’operazione a suo modo rischiosa, ma necessaria per giungere al confronto diretto con Pennywise. Il compositore prende di peso i protagonisti in scena e li inghiotte senza ripensamenti alcuni. I nativi americani tentano a fatica di prendere posizione all’interno del brano, ma vengono prontamente interrotti dall’oppressivo incedere del villain. Due realtà si scontrano e il preludio al rito finale viene ottimamente inserito nella fase centrale del secondo capitolo.

It – Capitolo due: la vendetta di Pennywise e la bravura di Benjamin Wallfisch

Particolare attenzione è stata riservata ai due brani My Heart Burns There Too e Spider Attack: essi sono la colonna portante del terzo e ultimo atto, in grado di rafforzare l’immagine di Pennywise e donargli una forma insolita. L’essere spregevole può venire alla luce nel suo habitat naturale, il Pozzo Nero, e trasformarsi in un massiccio ragno desideroso di vendetta. Un saliscendi di sensazioni e impressioni contrastanti, con un ritmo mai del tutto definito. La musica gioca un ruolo fondamentale all’interno dello scontro finale, dove i Perdenti non assumono più il controllo delle proprie azioni e tentano a fatica di nascondere le ansie e le fobie radicate nei loro profili caratteriali.

Si tratta certamente di una componente essenziale l’operato di Benjamin Wallfisch, capace di dar vita a un circo dell’orrore allucinato e con differenti gradazioni di colori offuscati e ombrosi. Di solito viene affiancato da Hans Zimmer, suo mentore di lunga data, durante la lavorazione di alcune pellicole (vedasi Blade Runner 2049 o Il Diritto di Contare), ma nel caso di titoli horror di una certa rilevanza si sente completamente a suo agio, in una zona di comfort dove può esprimersi al pieno del suo potenziale. Il risultato è una soundtrack incalzante e frutto di un compositore ispirato e rispettoso nei confronti del romanzo partorito da Stephen King.

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