It - Capitolo due cinematographe.it

Ha fatto irruzione nelle nostre menti ed è riuscito a incutere timore con una fisionomia alquanto bizzarra e un carattere d’insieme sfaccettato. Un’icona contemporanea che non si limita a terrorizzare e apparire all’improvviso per generare il tipico “salto dalla sedia”. Pennywise il Pagliaccio Ballerino, detto anche Bob Gray, è un predatore nato. Sa in che modo cacciare le sue prede e capisce quali sono le nostre paure più recondite, trasformandole in vere e proprie esperienze traumatizzanti. Scopriamo insieme le origini del personaggio e le caratteristiche vincenti che rendono unico il villain di It – Capitolo due.

It – Capitolo due: Pennywise e le origini del male

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In un’intervista a Stephen King, l’autore del romanzo omonimo, egli dichiarò che l’idea di Pennywise gli venne in mente dopo essersi chiesto cosa spaventasse i bambini più di ogni altra cosa al mondo. I pagliacci fu la risposta. L’incubo vivido del circo e il viso segnato di un clown immaginario pronto a schernire e devastare la psiche di bambini innocenti fu il punto di partenza per stendere un racconto denso di terrore. King continua dicendo: “Ci deve essere un mostro che possa racchiudere molti generi di creature fameliche. Qualcosa di orribile, grottesco, un essere immondo che non vorresti mai vedere”.

Ed è proprio questo il punto fondamentale che trova una ragion d’essere all’interno del panorama horror moderno. L’ignoto è sempre stata una condizione scomoda per il fruitore o lo spettatore: non sapere cosa ci sia al di là della nostra immaginazione o stabilire un contatto con eventi altamente inspiegabili ci destabilizza. L’inserimento di una creatura malefica in grado di mutare forma e assumere le sembianze delle fobie e gli orrori di tutti i giorni era l’ideale per sciogliere le fila di una narrazione serrata. Da questa specifica considerazione avviene la creazione di IT; la traduzione in italiano è proprio Cosa, qualcosa di indefinito, che non si può facilmente comprendere o realizzare.

It – Capitolo due: la silhouette di Pennywise

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Non si sa nello specifico quale sia la vera forma di IT, poiché esiste in un regno interdimensionale chiamato Pozzo Nero. L’IT del mondo reale potrebbe essere solo una proiezione del Pozzo, ma cerca nella maggior parte delle occasioni di tramutarsi in Pennywise; un clown perverso con ciuffi arancioni sopra la testa, un largo costume di seta color argento e bottoni vistosi che fungono da segnale di pericolo. In apparenza è un pagliaccio solitario in cerca di affetto, tende a mietere le vittime calandole in un contesto rilassato e amichevole.

La svolta avviene quando deve liberare la sua sete di sangue: il viso tende a deformarsi, mostrando una dentatura affilata e simile a quella di uno squalo in piena cattività. Nella trasposizione televisiva del 1990, con Tim Curry a interpretare il clown, la troupe dietro la lavorazione del film si concentrò sull’effetto prostetico applicato alla fronte. Lo stesso attore insistette sul trucco accennato per far sì che la sua performance non fosse compromessa. Mento appuntito e fronte sporgente furono le caratteristiche fisiche chiave per mettere in scena un clown inquietante, con una crema di trucco bianca per fare in modo che Pennywise assomigliasse ad un “cartone animato vivente”, a detta del regista Tommy Lee Wallace.

Per quanto riguarda invece It (2017) e It – Capitolo due (2019), il regista Andy Muschietti e l’attore chiamato a interpretare il pagliaccio Bill Skarsgård hanno voluto rappresentarlo come “meno cosciente della propria ironia e surrealità”. La costumista Janie Bryant, per la creazione della nuova versione di Bob Gray, era ispirata dalla moda di numerose ere, incluse il medioevo, il rinascimento e l’era vittoriana. Nel rafforzare l’idea che It sia una creatura di un altro tempo, si dona al villain un aspetto più infantile e in definitiva più ambiguo.

It – Capitolo due e Pennywise: la paura lo rende potente e inarrestabile

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Le fauci ricolme di denti assassini però devono rimanere il tratto distintivo del personaggio. Esse si traducono in chiaro emblema di violenza, soprattutto se potenziato da un mostro affamato di giovani bambini senza peccato. Gli artigli e le continue mutazioni, sia in termini di azione sia per quanto riguarda il trucco e le espressioni, contribuiscono a impreziosire l’elemento orrorifico, vero punto di forza delle trasposizioni. La paura è una fonte di energia rinnovabile e nei film il concetto viene definito al meglio, con i membri del club dei Perdenti in perenne lotta contro la loro stessa emozione primaria provocata dai ricordi o da oscure fantasie.

Interviene prontamente la creatura che minaccia la loro esistenza e la loro integrità biologica. Li spinge persino ad aggredirsi a vicenda, scuotendo le basi della loro solida amicizia. La paura solitamente viene dominata dall’istinto, la controffensiva efficace è proprio quella di rigettare l’influenza negativa e isolarla. Pennywise invece accoglie ogni forma di ansia, stress, preoccupazione e fobia per mettere in scena la fiera del terrore. Applica dei fenomeni di modifica che comportano l’alterazione psico-fisica dei protagonisti.

I gradi di intensità della paura vengono totalmente rimossi, a favore di un immediato senso del pericolo che può sconvolgere gli equilibri del gruppo dei Perdenti. IT è il cumulo di rabbia di un reietto, capace di tendere agguati sia di notte che in pieno giorno, partecipando attivamente alla genesi dello spavento e del trauma infantile. Nei bambini è presente maggiore emotività e insicurezza, anche perché non sempre riescono a distinguere le paure che provengono dal mondo esterno da quelle che nascono dal loro mondo interiore. IT è realizzato volutamente in due parti per accogliere una dimensione dell’orrore più esplicita nella fase pre-adolescenziale, per poi evolversi in un morbo, una patologia insita nell’animo dei Perdenti nella loro versione adulta.

L’immaginario collettivo prima e dopo It e It – Capitolo due

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Dalla realizzazione del romanzo sino al remake targato Muschietti, l’obiettivo principale era quello di prendere un simbolo del divertissement americano e stravolgerne il senso: il clown, figura divertita e divertente, diventa una maschera dell’orrore puro. Se prima di questo titolo i pagliacci erano solitamente festosi con il sorriso perennemente stampato sul viso, dopo It è stato più facile associare la paura attorno a questo personaggio.

It è diventato un mito. Proprio durante la lavorazione della nuova versione cinematografica (2017- 2019), in alcuni stati si è verificata la cosiddetta “clown isteria”, la comparsa in massa di persone comuni vestite da clown che agitavano un coltello in luoghi bui o garage per spaventare a morte i passanti. Un fenomeno dilagante che diviene furore inarrestabile: il fascino del clown dipende dal fatto che non sono reali. Non si sa cosa ci sia sotto il trucco, potrebbe essere qualcuno o qualcosa. Nel caso di Pennywise invece gli spaventi sono indubitabilmente garantiti.

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