Imaginary: recensione del film di Jeff Wadlow

La recensione del nuovo horror targato Blumhouse Productions, che appena dopo i recenti e meritevoli di visione, Megan e Five Nights At Freddy’s, prosegue con interesse e fin troppa circospezione la ricerca di una paura alla portata di tutti, restando vittima di un PG-13 fin troppo castrante e così di un regista dalle scarse ambizioni quale è Jeff Wadlow. Al cinema dal 14 marzo, distribuzione a cura di Eagle Pictures

Di tanto in tanto accade che Jason Blum, fondatore della Blumhouse Productions e Re Mida dell’horror cinematografico e televisivo dal budget contenuto ma dall’incasso elevato, ci veda giusto decidendo di sostenere finanziariamente giovani esordienti con buone idee, capaci di farsi strada nel panorama sempre più affollato dell’horror d’autore, così come di quello popolare. Eppure, non è questo il caso di Jeff Wadlow, che dopo aver diretto alcuni dei titoli più dimenticabili degli ultimi anni, tra i quali Autobiografia di un finto assassino, Obbligo o verità, Fantasy Island e La maledizione di Bridge Hollow, tre dei quali inspiegabilmente prodotti dalla Blumhouse Productions, giunge all’ottavo film di carriera, scrivendo e dirigendo Imaginary, un horror fiacco e più che noioso sulla forza del sogno e dell’immaginazione.

Wadlow con un occhio al passato, osserva il presente…  restandone accecato

Al centro di Imaginary c’è la classica famiglia disfunzionale, con un passato alle spalle ancora una volta traumatico, che ha lasciato segni sulla pelle e la memoria di ciascun personaggio, o quasi, ed una volontà non ancora compresa a livello unanime di andare avanti, guardando al futuro e a tutto ciò che quest’ultimo potrà portare. Il trasferimento in una casa nuova – per la protagonista Jessica (DeWanda Wise) però, è quella delle origini – conduce ben presto la famiglia di Imaginary all’osservazione diretta e sempre più inquietante e graduale di un delirio psichico che molto ha a che fare con la potenza simbolica del sogno e più in generale dell’immaginazione, fino al delirio.

Se di questi film non stupisce più la medesima impostazione narrativa – Imaginary vorrebbe inserirsi nel solco dei recenti Megan e Five Nights At Freddy’s, entrambi davvero meritevoli, nonostante una moltitudine di difetti -, né tantomeno l’indagine su di una forma cinema alla ricerca di una paura che sia alla portata di un pubblico ampio e non più esclusivamente maggiorenne, come normalmente accade per l’horror moderno, a stupire è lo scarso mordente e così la pigrizia che stancamente traina le vicissitudini dei protagonisti, dai titoli di testa a quelli di coda.

Ciò che infatti Imaginary, così come molti altri horror low – o big – budget recenti, tenta di fare è andare alla ricerca di un modello cinematografico specifico, proprio di alcuni autori di fama come Tobe Hooper (Poltergeist – Demoniache presenze), Richard Donner (Il presagio), Robert Wise (Audrey Rose) e William Friedkin (L’esorcista), rileggendone attraverso la lente dell’oggi, l’elemento del maligno nell’infanzia, sfruttando la possessione demoniaca a favore di una riflessione sulla capacità manipolatoria delle nuove tecnologie e così dei new media, ai danni dei più piccoli, pur essendo sprovvisto della maturità autoriale dei maestri, capaci di produrre paura anche laddove non sembrerebbe affatto essercene.

Jeff Wadlow che ha scritto il film in compagnia di Greg Erb e Jason Oremland, assumendo su di sé la carica di regista horror, risulta perlopiù incapace di generare veri e propri momenti di tensione, tanto nella scrittura, quanto in ciò che è stato filmato, preferendole piuttosto un tono narrativo incessantemente sospeso tra onirismo e formato televisivo di bassa lega disperatamente alla ricerca di suspense, che se supportati da reali intenzioni e/o da uno sguardo autoriale ben preciso, potrebbe perfino dar vita ad una ricerca filmica dagli interessi proibiti, o guilty pleasure. Eppure, non sembra affatto essere tra sue le intenzioni ed è un vero peccato.

Imaginary: valutazione e conclusione

Sulla carta, come generalmente accade in moltissimi casi di cinema horror low budget dal forte high concept narrativo, Imaginary sarebbe potuto sembrare un progetto interessante, eppure quel poco di buono certamente insito nel solo e più che astratto pensiero di partenza del team Wadlow, risulta perduto fin dalla sequenza d’apertura.

Quest’ultima infatti, non è altro che un tripudio di idee molto poco convincenti e dallo scarso mordente, che vorrebbe come detto, lavorare, senza affatto riuscirci, sull’iconografia di Imaginary, così da creare una vera e propria mitologia, al pari dei ben più meritevoli Megan e Five Nights At Freddy’s, capaci di cogliere a differenza del film di Wadlow, la concretezza della paura perfino nel più minuscolo, insignificante e disparato degli elementi propri della loro struttura narrativa, senza mai strafare, né ambire ad una serietà certamente irraggiungibile per dei prodotto horror fieramente commerciali e solo in rarissimi casi autoriali.

Il film di Wadlow vorrebbe ingenuamente richiamare l’epica e il delirante che sono propri di Shining e di molto cinema di John Carpenter – su tutti, Il seme della follia – divertendosi un mondo, questo va detto, nel modellare un regno dell’onirico e del delirante che tra porte chiuse, scalini in movimento, amici immaginari che prendono vita e così perfino realtà alternative a destini già tristemente stabiliti – dalla malattia mentale genitoriale, al lutto, fino ai fantasmi di un abuso mai realmente trattato -, riflette sulle conseguenze dell’eccesso d’immaginazione e ancora, sulla solitudine e i traumi del passato mai realmente superati.

Molti di noi, a partire dal materiale pubblicitario si sarebbero aspettati, più che felici di ritrovarlo concretamente, un Ted in versione ferocemente horror, considerata l’incessante presenza in scena dell’orsetto di peluche, Teddy, o altrimenti detto Bing Bong, Jeff Wadlow però ha condotto il suo film decisamente altrove, in quel regno del dimenticatoio decisamente restio al salvataggio di lungometraggi più che dimenticabili come questo, che sprofondando ancora e ancora, non può che raggiungere presto quel profondo buio del nulla nel quale Imaginary, più di molti altri titoli recenti, merita davvero di restare.

Imaginary è al cinema a partire dal 14 marzo 2024, distribuzione a cura di Eagle Pictures.

Regia - 2
Sceneggiatura - 2
Fotografia - 2
Recitazione - 2
Sonoro - 2
Emozione - 2

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