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Un gruppo di studenti americani, un gioco mortale e un’antica maledizione: alla programmazione estiva delle sale cinematografiche italiane si aggiunge Obbligo o verità, film horror firmato da Jeff Wadlow. Il regista di Kick-Ass 2 affronta un genere molto pericoloso, si concentra su una storia poco originale e porta sullo schermo un prodotto di puro intrattenimento, perfettamente coerente con le aspettative. Purtroppo, però, questa rassicurante prevedibilità mal si sposa con la carica di adrenalina che fa delle pellicole di questo genere dei prodotti riusciti ed efficaci.

Gli elementi centrali del film sono quelli tipici dei teen horror degli anni Novanta-Duemila, – per intenderci, saghe del calibro di ScreamSo cosa hai fatto – tante di quelle volte ripresi in pellicole minori da essere diventati dei veri e propri cliché. L’ambientazione del college, la protagonista giovane, sensibile e carina, il gioco che si trasforma in tragedia, la morte che arriva in maniera inevitabile e soprannaturale (e qui pensiamo a Final Destination): Wadlow rimescola carte già utilizzate da altri e confeziona un collage che vorremmo pensare consciamente citazionista, ma che probabilmente è solo banale.

Obbligo o verità: un gioco pericoloso

Obbligo o verità Cinematographe

Due amiche, Olivia (Lucy Hale) e Markie (Violett Beane) partono alla volta del Messico, per godersi l’ultimo spring break della loro carriera universitaria. Durante una delle tante serate alcoliche, le ragazze e i loro amici sono abbordati da Carter (il canadese Landon Liboiron) che li convince a confrontarsi nel classico gioco dell’Obbligo o verità. Una volta tornati in America, i ragazzi si rendono conto di non poter più smettere di giocare e che le conseguenze di un bugia o di una rinuncia possono essere molto più gravi del previsto.

Lo spunto del gioco, portato all’estremo dall’elemento soprannaturale, diventa un pretesto per raccontare la tensione che lega degli studenti dalle vite apparentemente perfette, in una delle tante università americane. In un ambiente in cui bugie, tradimenti e segreti inconfessabili sono all’ordine del giorno, d’altro canto, dire la verità può essere molto più spaventoso che affrontare una morte tremenda. Il terrore diventa allora un’occasione offerta ai ragazzi per essere finalmente sinceri tra loro e con i loro cari: eppure, quando le cose sembrano prendere una piega quasi positiva, emerge un elemento imprevisto che impedirà ai ragazzi di farla franca, portandoli inevitabilmente verso una carneficina.

L’elemento soprannaturale in Obbligo o verità

 

Come spesso accade nella cinematografia di genere, alla base dell’inaspettata voragine violenta in cui sprofondano i personaggi c’è un elemento soprannaturale. Anche in questo, va sottolineato, Wadlow e lo sceneggiatore Michael Reisz non inventano nulla di nuovo: questa volta a muovere le fila della strage è un demone messicano, noto ai più come Callux la cui furia è stata evocata da una monaca diversi decenni prima. Il ghigno sadico dello spirito infernale stravolge i volti dei passanti che diventano – per qualche istante – i suoi inconsapevoli messaggeri. Con un’estetica che ricorda (chissà se in maniera volontaria) i mostruosi protagonisti di Come to Daddy di Aphex Twin – videoclip firmato nel 1997 dal geniale regista inglese Chris Cunningham – queste deformazioni sono l’unico elemento realmente distintivo dell’intera pellicola. Restiamo, tuttavia, su un piano puramente estetico a cui, una volta superato l’impatto iniziale, è fin troppo facile abituarsi.

La backstory che giustifica la deriva violenta del gioco, andando a scomodare demoni, conventi, suore e mutilazioni, non riesce pienamente a convincere lo spettatore che coglie l’utilizzo dell’elemento paranormale come mero pretesto per costruire una sceneggiatura d’azione. Certo, non si pretende un’introspezione o un profilo psicologico credibile dei personaggi né tanto meno un’indagine accurata sui costumi pagani del Messico del secolo scorso, ma sarebbe stato apprezzabile un taglio meno sbrigativo: dove i dettagli sono accurati e verosimili, d’altra parte, inizia un processo di identificazione, fondamentale per generare inquietudine, disagio, terrore.

Obbligo o verità: distruggere la bellezza

Obbligo o Verità, Cinematographe.it

Se c’è una chiave di lettura interessante, che accomuna questo e altri film dello stesso genere, è l’istinto irresistibile di alcuni autori americani a trasformare ragazze e ragazzi giovani e carini in assassini violenti e senza scrupoli. Forse assillati da un ideale di bellezza e perfezione, diventato familiare e imperante anche nella nostra cultura proprio grazie a certa cinematografia, molti professionisti del cinema horror decidono di sporcare di sangue  il regno supremo della narrativa glam occidentale: il college. Nel caso di Obbligo o verità, in cui l’ipocrisia generale è uno dei primi motori che provocano la carneficina, poi, l’elemento di pseudo-denuncia diventa ancora più pregnante: proprio la reginetta delle confraternite, il bello della facoltà di medicina e tutti i loro compagni si mutileranno, sfida dopo sfida, domanda dopo domanda, animati da una sorta di rappresaglia karmica che punisce (anche troppo) severamente ogni loro superficialità.

I produttori di Get Out, che ha trionfato durante l’ultima cerimonia degli Oscar segnando una tappa fondamentale per il cinema di genere, non riescono a replicare il successo della loro operazione. Prodotto meno coraggioso e originale, portatore di tematiche meno interessanti e profonde, Obbligo o verità è un film minore che non spicca da quasi nessun punto di vista. Anche la regia, particolarmente importante in questo tipo di film quando si tratta di creare pathos e tensione, ricalca schemi visti più e più volte, naufragando rapidamente in una storia prevedibile e poco appassionante.

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