Horror Mondo L'esorcista Cinematographe.it

1971: un caso di possessione demoniaca e di un prete esorcista spinse lo scrittore William Peter Blatty a scrivere un romanzo, dal tema scottante, riguardante la possessione demoniaca, il divorzio, la fede ma anche l’amore. L’enorme successo del libro (L’Esorcista vantava 13 milioni di copie vendute) spinse la Warner Bros ad acquistarne immediatamente i diritti per realizzarne un film con la regia di William Friedkin.

1973: Con un budget di circa 10,5 milioni di dollari e un incasso di circa 233 milioni di dollari negli Stati Uniti e oltre 440 milioni di dollari in tutto il mondo, L’Esorcista è il film horror con un visto censura restricted (R) ad aver incassato di più negli Stati Uniti; candidato a 10 premi Oscar e 7 Golden Globe.

L'esorcista

L’attrice Chris MacNeil si trova a Georgetown, quartiere di Washington, insieme alla figlia dodicenne Regan per le riprese di un film. Regan trova nella casa dove vivono una tavola ouija, e giocando con essa evoca il demonio Pazuzu, che la inganna dicendole di essere Capitan Gaio (solo nella versione italiana, si chiama in realtà Capitan Howdy, Howard è il nome del padre di Regan). Da quel momento fatti inquietanti si verificheranno all’interno della casa e nel vicinato e Chris accetterà solo successivamente che la figlia è posseduta. Con l’aiuto di Padre Damien Karras e con l’arrivo dell’esorcista Padre Merrin, la lotta per la salvezza dell’anima della bambina verrà contesa tra luce e tenebra a caro prezzo…

L’Esorcista – l’orrore è nel dramma di  Regan

L’analisi dal punto di vista della regia e della fotografia va fatta di pari passo, come una cosa unica: da un lato William Friedkin utilizza uno stile dallo stampo documentaristico per sottolineare, enfatizarre e trasmettere allo spettatore la veridicità delle immagini che appaiono sullo schermo. La fotografia di Owen Roizman e Billy Williams unendosi allo stile sopracitato di Friedkin verte ad utilizzare quasi esclusivamente luce naturale (un esempio su tutti sono le scene in ospedale in cui la luce utilizzata è realmente quella dei neon all’interno delle stanze) proprio per assottigliare il velo tra finzione e realtà presente ne L’Esorcista.
La sceneggiatura scritta dallo stesso autore del libro William Peter Blatty (in veste anche di produttore) è estremamente fedele alla controparte cartacea, fatta eccezione per alcuni elementi e sottotrame presenti nel libro e totalmente assenti nella pellicola. Lo sceneggiatore, però, si è divertito a giocare ai rimandi e ai riferimenti all’opera letteraria, inserendo piccole battute o intenzioni/movimenti dal punto di vista degli attori che faranno sicuramente piacere agli amanti del romanzo.

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La bravura degli attori è ovviamente indiscussa a partire dalla bravissima e molto giovane Linda Blair, lodevole oltre che per l’interpretazione anche per la pazienza per le innumerevoli ore di trucco a cui è stata sottoposta per apparire nelle fasi finali della pellicola. Straordinari i personaggi di contorno interpretati da Ellen Burstyn, Jason Miller, Max Von Sydow (invecchiato appositamente per interpretare il padre esorcista) e Lee J. Cob e il percorso affrontato all’interno della pellicola e non per portare la veridicità ad un livello superiore. Menzione speciale va anche fatta alla doppiatrice di Linda Blair per le scene di possessione Mercedes McCambridge e a Elieen Dietz che presta il volto al demone Pazuzu.
Le musiche di Mike Oldfield (celebre ormai il tema Tubular Bells), Jack Nitzsche, Krzysztof Penderecki seppur presenti in minima parte aggiungono punti all’atmosfera già inquietante presente nella pellicola.
Gli effetti speciali di Marcel Vercoutere e del veterano Rick Baker, ancora oggi incutono timore non solo alla prima visione ma anche per le visioni successive.

L’esorcista è una pietra miliare del cinema di genere ma non dovrebbe essere catalogato come film dell’orrore; principalmente il film di Friedkin è una pellicola drammatica sulla storia di una famiglia distrutta, sui problemi di una separazione (ricordiamo che siamo negli anni ’70), sulla fede in qualcosa di ultraterreno e sul credere o meno che il male possa esistere veramente, mettendo in gioco tutto ciò in cui crediamo per il bene di una persona cara, come una figlia.

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