Another End: recensione del film di Piero Messina

A distanza di nove anni da L’attesa, Piero Messina torna a indagare e osservare ciò che segue l’accettazione del lutto, concentrandosi ancora una volta sugli sguardi e così sul tempo e gli spazi della memoria, del dolore e dell’amore che è stato e che non sarà più, mutando al pari dei ricordi incessantemente rivissuti da coloro che restano. Gael García Bernal e Renate Reinsve sono magnifici, in un film colmo di suggestioni proprie dell’immaginario di di Gondry, Lonergan e Lowery. Another End è in sala dal 21 marzo, distribuzione a cura di 01 Distribution

Quanto cinema recente e non si è interrogato sul lutto e sull’accettazione profonda di quest’ultimo, senza tuttavia giungere ad alcuna conclusione di sorta? La risposta è molto, sprofondando talvolta nel melò e talvolta nel tragico, mancando dunque l’osservazione realistica, concreta e partecipata di tutti quei piccoli momenti e rituali all’apparenza insignificanti, eppure decisivi, rispetto a ciò che segue la perdita e a ciò che quest’ultima rappresenta. Chi resta inevitabilmente non può che sopravvivere alle sue conseguenze, ripercorrendo attraverso la memoria e poi fisicamente le tracce di chi ci ha lasciato. Lo sa bene Piero Messina, autore siciliano classe 1981, che al secondo lungometraggio di carriera, a distanza di nove lunghi anni dall’ottimo L’attesa, presentato in concorso alla 72ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, torna nelle sale con Another End, un film dal respiro internazionale, dunque giustamente ambizioso che forte di un intimismo travolgente, rimanda a Gondry, Lonergan e David Lowery.

Piero Messina, sul tempo della memoria, del dolore e del ricordo

Presentato in concorso alla 74ª edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino, Another End, torna curiosamente dalle parti di uno dei film più dibattuti, sorprendenti e amati della stagione, Estranei di Andrew Haigh, che al pari di Another End rivolge lo sguardo verso ciò che resta di coloro che se ne vanno, nello spazio della quotidianità e dell’emotività malinconicamente rivissuto da chi invece resta, ripercorrendo ancora e ancora i segni della memoria, quelle tracce che si legano fin da subito alla più grande delle paure, dimenticare.

Se infatti l’Adam di Estranei, magnificamente interpretato da Andrew Scott, affronta questa paura attraverso il memoir dedicato ai genitori scomparsi, da quest’ultimo continuamente visitati in un tempo onirico e doloroso che è al tempo stesso del ricordo e dell’accettazione, il Sal di Another End (Gael García Bernal in una delle migliori prove di carriera) grazie ad una simulazione in forma di AI, fornita da un’azienda estremamente sviluppata, se non addirittura distopica, ha a disposizione un corpo, quello di Ava (una magnifica Renate Reinsve) che pur non corrispondendo a quello di Zoe, la compagna recentemente scomparsa, ne contiene la memoria e così l’emotività, il passato e tutto ciò che tra i due è stato, tanto rispetto all’amore, quanto al dolore. Sal però ha a disposizione solamente alcuni incontri, dopo i quali dovrà dire addio, una volta per tutte, senza più possibilità di ritorno, sia a Zoe che ad Ava, eppure l’amore, così come il dolore, unisce, dando vita a legami dagli esiti insospettabilmente devastanti e radicali.

A differenza di molto cinema drammatico/sensazionalistico, incessantemente a caccia del pianto e di una più che convenzionale e pornografica estremizzazione del dolore, quello di Piero Messina, formatosi come autore tra videoclip, cortometraggi e set Sorrentiniani, fa proprio un minimalismo estetico/narrativo, che si lega ben presto ad una personalissima e visivamente coinvolgente eleganza stilistica, fatta di manierismi autoriali, scenari algidi e paurosamente capaci di far sparire al loro interno chi vi si muove, l’uomo.

Un’idea di cinema concentrata su ciò che resta di coloro che se ne vanno, nello spazio tanto fisico, quanto della memoria, da qui l’importanza dell’intimismo che Messina rileva nello sguardo dei suoi interpreti. Dalla granitica e devastata Anna della Juliette Binoche di L’attesa, alla sopravvivenza silenziosa, passiva e irrimediabilmente rifugiata nel tempo del ricordo – che è possibile rivivere attraverso tecnologie eye to eye piuttosto all’avanguardia, tali da condurre Another End verso una distopia sci-fi inquietamente simile ad un nostro prossimo futuro – del Sal di Gael García Bernal, dapprima più che contrario all’utilizzo del corpo capace di ricondurlo alla moglie scomparsa e poi disperatamente alla ricerca di una possibilità per mantenerlo vivo.

Another End: valutazione e conclusione

Another End: recensione del film di Piero Messina

Quello di Piero Messina è un film di sguardi, di osservazioni fugaci e al tempo stesso durature che colme di significato, sopperiscono all’assenza di dialogo, che è comunque più che presente all’interno del film, seppur laconico e relegato ad un flusso di coscienza che si fa ben presto riflessione liberatoria e in seguito dolorosa confessione. Una delle molte qualità della cinematografia di Messina e ancor più concretamente di questo film, è dunque la messa in luce, nient’affatto esplicitata, in termini di insistenza e verbosità, perciò suggerita, dell’intimismo dello sguardo e il tempo del ricordo, su tutte a risultare memorabile è la sequenza della proiezione domestica del film. Due corpi, ancor meglio, due anime, separate da un fascio di luce, che se coperto, dunque interrotto, cessa la vita delle immagini su schermo, se invece lasciato scoperto, dunque libero, ne permette la prosecuzione. Si parla di cinema, di immagini di schermo, oppure di dolore, di vita e d’amore?

Chi si è perduto emotivamente nell’immaginario del Michel Gondry di Se mi lasci ti cancello, del Kenneth Lonergan di Manchester by the Sea, così come in quello del David Lowery di Storia di un fantasma, può ritrovare in qualche modo, le medesime sensazioni e qualità estetico/narrative, pur filtrate da un gusto autoriale tanto personale, quanto differente, nell’ultimo film di Piero Messina.

Another End è doloroso, estremamente realistico pur mostrando effetti e conseguenze di una distopia tecnologica e mediale non più estranea al nostro presente, è abilmente ancorato ad un’idea di racconto filmico che lavora molto bene sulle immagini, così come sul suono ed è sincero, dunque universale, capace di dialogare emotivamente con qualsiasi spettatore, suggerendogli che dopo la morte, molta vita resta e così amore.

Another End è al cinema a partire da giovedì 21 marzo 2024, distribuzione a cura di 01 Distribution.

Regia - 3.5
Sceneggiatura - 3.5
Fotografia - 4
Recitazione - 4
Sonoro - 4
Emozione - 4

3.8