Venezia72 – L’Attesa: recensione del film di Piero Messina

A cavallo tra lo spiritualismo cristiano e la passione di Cristo, L'attesa di Piero Messina fa presagire, nella sua più totale forma d'arte, quale sia il destino di chi attende l'arrivo di qualcosa o qualcuno.

L’attesa, quell’attimo in cui un cuore batte o meno in maniera spasmodica, quel momento in cui l’essere umano si lascia andare oltre ogni congettura temporale e percepisce ogni cambiamento attorno a sé come un momento decisivo, qualcosa che può cambiare in qualsiasi momento il corso della storia. Questa potrebbe essere la sintesi del film di Piero Messina, presentato in concorso alla 72 Mostra Internazionale del cinema di Venezia e intitolato appunto L’Attesa.

Un cast che vede su tutti la presenza del premio Oscar Juliette Binoche affiancata da Giorgio Colangeli assieme alla giovane Lou de Laâge. Il film è interamente ambientato in Sicilia, terra natia del regista Messina (nato a Caltagirone) in una grande villa attraversata dal passare del tempo e dagli incommensurabili lutti familiari. Il tema centrale della pellicola è la passione, vissuta attraverso il lutto, passando per l’attesa di qualcosa che potrebbe non arrivare mai. Il rapporto che si instaura tra la Binoche e la de Laâge ricorda, per certi versi, un affetto profano e quasi sacrilego, sempre in bilico tra la bugia e l’indugio.

L’Attesa – una passione Mariana e cristiana nel film di Piero Messina

L'Attesa film cinematographe

In un posto non ben definito in Sicilia una giovane ragazza francese di nome Jeanne (de Laâge) atterra all’aeroporto di Catania, dirigendosi verso la casa del suo grande amore Giuseppe. Ad accompagnarla Pietro (Giorgio Colangeli) una sorta di maggiordomo di famiglia. All’arrivo nell’abitazione dell’amato si percepisce subito un’atmosfera triste e funerea, come a presagire che qualcosa non vada affatto bene. Un lutto ha colpito la famiglia e la signora Anna è ancora profondamente sconvolta dall’evento tanto da passare le sue giornate in perentorio silenzio e guardando in maniera fissa un punto nel vuoto, contemplando il tempo che passa. L’arrivo di Jeanne crea dello scompiglio nella vita di Anna anche perché difficilmente la ragazza si priva di porre domande, soprattutto la più importante: dov’è il suo amato Giuseppe? Anna continua ad ignorare l’esistenza di Jeanne. E Giuseppe non c’è. Ma le sue cose sono tutte lì, nella sua stanza. Presto, molto presto, sarà di ritorno, così dice Anna non riuscendo a rivelare una verità per lei impronunciabile. I giorni passano, le due donne lentamente imparano a conoscersi e insieme iniziano ad aspettare il giorno di Pasqua, quando Giuseppe sarà finalmente a casa e in paese si terrà una grande processione tradizionale.

L’Attesa: un film a cavallo tra lo spiritualismo cristiano e la passione di Cristo

L'Attesa film cinematographe

A cavallo tra lo spiritualismo cristiano e la passione di Cristo, L’attesa di Piero Messina fa presagire, nella sua più totale forma d’arte, quale sia il destino di chi attende l’arrivo di qualcosa o qualcuno. Largo dunque a fermi immagine riflessivi, piani sequenza di straordinaria bellezza e ad interi momenti di silenzio.

Già, il silenzio, quello tanto bramato da Anna dopo il lutto e rotto dalla solarità e dalla bellezza di Jeanne. Lapalissiana è la scena in cui tutti vestono un abito nero mentre la giovane ragazza francese porta vestiti colorati e si guarda attonita intorno a se, un senso di vuoto fa alienare la ragazza in uno status psicologico che difficilmente scalfisce il suo temerario sorriso. Anna nel film è palesemente la madonna, la trasfigurazione carnale della figura cristiana che vive il lutto in silenzio e rimane spesso in triste contemplazione del nulla. Nel complesso stiamo parlando di un film che rasenta l’art pour l’art, una grandissima dimostrazione di forza del cinema italiano e una magistrale direzione da parte di Piero Messina.

Giudizio Cinematographe

Regia - 4
Sceneggiatura - 3.5
Fotografia - 4
Recitazione - 4
Sonoro - 3
Emozione - 3.5

3.7

Voto Finale

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