Fargo – Stagione 5: recensione della serie TV di Noah Hawley

I primi tre episodi di Fargo – Stagione 5, mostrano un cambio di passo davvero sorprendente per la serie FX a firma Noah Hawley. Scordate i toni grotteschi, noir e gangsteristici delle stagioni precedenti, qui tutto si fa più cupo, sanguinoso, inquietante e orrorifico. Resta però il divertimento e lo incarna alla perfezione una rediviva Juno Temple, mai così in parte. Dal 22 novembre su Sky Atlantic e Now Tv

Non fate arrabbiare Juno Temple, ma nemmeno Jon Hamm. Alla luce dei primi tre episodi, di quest’attesissima quinta stagione di Fargo, ancora una volta ad opera dell’eccellente narratore televisivo, Noah Hawley – divenuto nel corso degli anni romanziere di successo e sceneggiatore cinematografico altrettanto degno di nota – ambientata sul finire del 2019, a cavallo tra il periodo di Halloween e quello natalizio, è evidente fin da subito, quanto i due mattatori e protagonisti assoluti di stagione, nonostante la solita coralità, non possano che coincidere con i folli, violenti ed esilaranti, Dorothy Lyon e Roy Tillman, interpretati rispettivamente da una Juno Temple mai così in parte ed un tanto eccentrico, quanto temibile Jon Hamm. Due personaggi destinati a far parlare di sé.

“Questa è una storia vera. I fatti mostrati sono avvenuti in Minnesota nel 2019”. Molto è cambiato dalle prime due stagioni di Fargo, fortemente debitrici – forse per questa ragione, così memorabili e solide – dell’omonimo cult e capolavoro senza tempo del 1996, a firma Fratelli Coen, produttori esecutivi della serie FX e autori di alcuni episodi.

Fargo - Stagione 5 cinematographe.it

Basti pensare alla deriva molto poco funzionale intrapresa dalla quarta stagione, estremamente differente in termini di tono e qualità di scrittura. Così lontana dal dramma grottesco della terza, e così di quest’ottima – è possibile dirlo fin da ora – quinta stagione, che ci riporta là, tutto dove è cominciato, al film dei Coen, per poi allontanarsene, battendo nuove e sorprendenti strade innevate… e insanguinate.

Se il cambio di passo non sorprende più del dovuto, quello di genere è invece destinato a destabilizzare e far saltare sulla poltrona lo spettatore affezionato alla solita violenza grottesca e fortemente umoristica in chiave dark, che ha reso Fargo di Noah Hawley ciò che è oggi.
Tutto infatti, si fa improvvisamente cupo, disperato e orrorifico, calando la narrazione dei Fratelli Coen in un universo televisivo a metà strada tra sovrannaturale – echi del cinema di Robert Eggers, affiorano qua e là –, western moderno – Yellowstone di Taylor Sheridan non può che essere l’esempio a cui guardare – e dramma familiare a sfondo politico/societario – Succession non sembra essere giunta a termine, i fan di Mike Flanagan possono dire lo stesso -, a dimostrazione di una profonda contaminazione tra i generi, tale da rendere questa quinta stagione di Fargo, qualcosa di realmente inaspettato e differente.

Mamma, ho perso mia moglie

Complici i toni natalizi e solo in seguito halloweeniani, le premesse di Fargo – Stagione 5 ricordano in qualche modo una versione estremamente adulta e riletta in chiave dark e violenta di Mamma, ho perso l’aereo di Chris Columbus, dove a restare sola in compagnia dei criminali di turno è un’apparentemente svampita moglie e madre di famiglia, Dorothy Lyon (Juno Temple), calata in un tipico contesto d’America provinciale, fatto di pomeriggi trascorsi davanti alla tv, uncinetto e via dicendo. Una dimensione di tranquillità e di armoniosa routine che cela però un’oscurità e una violenza appartenente ad un passato mai realmente dimenticato e soltanto messo a tacere, come se nulla fosse mai accaduto.

Ecco dunque la dimensione action della serie, che non è mai davvero tale, poiché camuffata da toni incredibilmente comici e al limite del demenziale, spezzati improvvisamente da sequenze sanguinose e oscure – lo scontro a fuoco nel diner notturno, a metà strada tra il cinema di Tarantino, Non è un paese per vecchi dei Fratelli Coen e il più classico horror nella declinazione dell’home invasion movie – capaci di modellare e mutare continuamente la costruzione dei personaggi, senza permettere allo spettatore di farsene un’idea definitivamente chiara e per questo consolatoria.
Dorothy Lyon non è Kevin McCallister, o meglio, lo è, attraverso una bizzarra contaminazione tra quest’ultimo e un sanguinoso Jason Bourne, pronto a tutto pur di difendere i propri cari, tra trappole ingegnose e fatali ed un’ottima capacità nell’uso delle armi.

Fargo – Stagione 5: valutazione e conclusione

Fargo stagione 5 Jon Hamm - Cinematographe.it

Tra il Minnesota innevato che abbiamo imparato a conoscere, attraverso il film dei Coen e delle stagioni precedenti, e un North Dakota arido, eppure altrettanto gelido, Noah Hawley ci conduce ancora una volta per mano nella nuova esperienza narrativa della sua sempre più celebre serie antologica targata FX, dimostrandoci che nulla è rimasto lo stesso e tutto è destinato a mutare, inevitabilmente ed irreversibilmente.

Complesso immaginare che cosa accadrà. La deriva horror di un prodotto nato su basi drammatico/grottesche certamente produce attesa e curiosità, ma come i fan dell’horror sanno, il convenzionale è sempre in agguato, dunque fatale per il raggiungimento del successo, tanto da parte di un film, quanto di una serie.
Quanto visto nei primi tre episodi però sembrerebbe confermare una qualità di scrittura davvero senza precedenti, perfino per lo stesso Hawley, rassicurando sulle sorti della stagione potenzialmente più memorabile e convincente dell’universo seriale Fargo.

Ottime le prove interpretative del duo Temple/Hamm, ma a rubare la scena per bizzarria e inquietudine è il sicario Ole Munch, interpretato da Sam Spruell, che inevitabilmente ci ricorda l’Anton Chigurh di Javier Bardem, spaventoso villain del già citato Non è un paese per vecchi, memorabile adattamento cinematografico da omonimo romanzo dell’autore Premio Pulitzer recentemente scomparso, Cormac McCarthy.
La quinta stagione di Fargo è in uscita sul catalogo di Sky Atlantic e NOW, a partire mercoledì 22 novembre 2023.

Regia - 3.5
Sceneggiatura - 4
Fotografia - 4
Recitazione - 3.5
Sonoro - 3.5
Emozione - 3.5

3.7