La caduta della casa degli Usher: recensione della serie Netflix di Mike Flanagan

Dal genio di Mike Flanagan il riuscitissimo adattamento seriale del racconto breve del 1839 di Edgar Allan Poe, rilasciato da Netflix il 12 ottobre 2023.

Che La caduta della casa degli Usher fosse tra le serie più attese dell’anno non vi è dubbio, lo dimostra la risposta più che positiva degli abbonati di Netflix, dove la nuova fatica sulla lunga distanza di Mike Flanagan è stata rilasciata il 12 ottobre 2023, balzando immediatamente ai primi posti della classifica settimanale dei titoli più visti. Dietro tale attesa c’erano del resto svariati motivi, a cominciare dalla firma del regista e sceneggiatore statunitense, al fatto che si trattasse del suo congedo dalla piattaforma a stelle e strisce dopo una fortunata collaborazione iniziata nel 2018 con Hill House e proseguita con Midnight Mass e The Midnight Club, ma soprattutto per la curiosità di assistere all’incontro sullo schermo tra lo stesso Flanagan e gli scritti di Edgar Allan Poe. Un incontro tra due generi che come vedremo non potrà che provocare scintille.

Flanagan rielabora il racconto di Poe attraverso un processo di modernizzazione e adeguamento ai tempi e a temi contemporanei

La caduta della casa degli Usher - Cinematographe.it

Quelli appena elencati rappresentano davvero degli ottimi motivi per avventurarsi nella visione degli otto episodi da una sessantina di minuti circa cadauno che vanno a comporre la miniserie in questione, che si rivelerà una straordinaria, coinvolgente e al contempo terrificante immersione nel mondo gotico e tetro dello scrittore di Boston, al quale il regista di Salem ha deciso di rendere un monumentale omaggio partendo da uno dei suoi capolavori per poi allargare lo spettro narrativo e drammaturgico del racconto agli stilemi, alle atmosfere, ai personaggi umani e non, ai simboli e a parte del corpus letterario di Poe. Per il suo adattamento del racconto del 1839 in seguito inserito nella raccolta Racconti del grottesco e dell’arabesco, al momento unico seriale dopo innumerevoli tentativi cinematografici primo dei quali risalente al 1928 ad opera di Jean Epstein mentre il più recente al l 2008 per la regia di David DeCoteau, Flanagan lo rielabora attraverso un processo di modernizzazione e adeguamento ai tempi e a temi contemporanei come  l’abuso di farmaci, la violenza contro le donne, la corruzione, il capitalismo e il consumismo sfrenato, oltre alla brama inesauribile di denaro e potere.

La caduta della casa degli Usher è un ritratto marcio, maledetto, in avanzato stato di decomposizione, che nelle mani di Flanagan assume una valenza metaforica

La caduta della casa degli Usher - Cinematographe.it

Il risultato è un ritratto marcio, maledetto, in avanzato stato di decomposizione, che nelle mani del regista statunitense assume una valenza metaforica, senza però snaturare quella che è l’essenza e lo spirito della matrice letteraria. Il tutto attraverso un racconto che mostra l’inesorabile declino e crollo dell’impero farmaceutico della famiglia allargata degli Usher, il cui capostipite è uno dei maggiori responsabili della crisi degli oppioidi con il caso del Ligodone che replica più o meno pedissequamente la storia dell’Oxycontin (la mente non può non tornare a Painkiller, Dopesick e All the Beauty and the Bloodshed). È a lui, vale a dire Roderick Usher, che Flanagan seguendo i dettami e le regole d’ingaggio della scrittura di Poe affida la narrazione in prima persona. Ed è sempre lui a riavvolgere le lancette dell’orologio per riportare a galla gli indicibili segreti del passato, confidati una notte a colui che gli ha dato la caccia per una vita dopo che gli eredi della dinastia cominciano a morire per mano di una misteriosa donna conosciuta da lui e dalla sorella Madeline in gioventù.

I cambiamenti strutturali e drammaturgici rispetto alla matrice originale esaltano e amplificano ulteriormente la potenza di fuoco della trasposizione

La caduta della casa degli Usher - Cinematographe

Sono fin troppo chiari dunque i cambiamenti strutturali e drammaturgici messi in atto dal regista rispetto al testo originale, cambiamenti che a conti fatti ne esaltano e amplificano ulteriormente la potenza di fuoco. Flanagan aggiorna e amplia la cronostoria familiare, andando indietro nel tempo per poi arrivare ai giorni nostri, allargando la narrazione a una coralità di personaggi e non circoscrivendo il tutto al solo Roderick. In questo modo il regista fa di La caduta della casa degli Usher un racconto antologico che vede dramma familiare e tinte horror fondersi senza soluzione di continuità in una linea orizzontale scandita da verticalità che singolarmente lasciano il segno. L’autore infatti utilizza il componimento del 1839 come colonna vertebrale portante di una successione di episodi che chiamano efficacemente in causa altri scritti brevi di Poe. Ciascuno di essi ha infatti il titolo di una sua opera (da La maschera della morte rossa a Il corvo, passando per Il gatto nero e Lo scarabeo d’oro), con Flanagan che mediante un lavoro certosino e chirurgico di cucitura riesce a intrecciare per dare forma e sostanza a un’epica tragedia familiare declinata in sontuoso gotico dalle venature soprannaturale, che proietta sullo schermo una maionese impazzita di orrore sanguinolento, crudeltà, erotismo, ossessione, opulenza, avidità e immoralità.

Flanagan arricchisce la confezione gore e macabra con un umorismo nero come la pece

La caduta della casa degli Usher - Cinematographe

Flanagan prende in carico e attinge a piene mani dalla potentissima materia prima messa a disposizione dalle fonti originali, approfittando dell’occasione per dare una personale visione della galleria di atrocità partorite dalla mente sadica di Poe, che gli estimatori dello scrittore si divertiranno a cogliere insieme alla fitta rete di citazioni disseminata lungo la timeline. Lo fa arricchendo la confezione gore e macabra con un umorismo nero come la pece, sul cui strato vengono riversati ettolitri di sangue, quello appartenente alle vittime di una mattanza che vede i figli e i più giovani pagare per le colpe dei genitori e degli adulti, ma solo dopo essersi piegati e assuefatti a loro volta al modus operandi. Ciascuno dei figli è portatore di vizi, ossessioni, perversioni e proprietario di un armadio nel quale sono sepolti scheletri, paure, menzogne e brutture. E anche per questi che subiranno punizioni tremende da parte di una morte che si presenta loro nelle vesti di una donna di nome di Verna (anagramma di raven, ossia corvo in inglese).

Una serie che fa il tiro al bersaglio con lo spettatore scaricandogli addosso dialoghi e monologhi al vetriolo

La caduta della casa degli Usher - Cinematographe.it

Non resta infine che aprire una parentesi sulla confezione tecnica e sulla messa in quadro di Flanagan che, dopo avere fatto al tiro al bersaglio con lo spettatore scaricandogli addosso dialoghi e monologhi al vetriolo che non risparmiano niente e nessuno, si esprime stilisticamente al massimo firmando quello che visivamente e a livello di soluzioni è ad oggi il suo prodotto seriale più riuscito in attesa di vedere come se la caverà con la trasposizione per Prime Video del romanzo La torre nera di Stephen King. Ma per questa bisognerà attendere un bel po’, nel frattempo ci godiamo quella di La caduta della casa degli Usher e con essa le straordinarie interpretazioni di Bruce Greenwood e Mary McDonnell nei panni dei due fratelli e di Carla Gugino in quelli di Verna.

La caduta della casa degli Usher: valutazione e conclusione

La caduta della casa degli Usher, focus, guida al cast - Cinematographe

Con l’adattamento seriale di La caduta della casa degli Usher, Mike Flanagan prende due piccioni con una fava: da una parte realizza una miniserie del terrore di grande potenza drammaturgica e impatto visivo, dall’altra rende un monumentale omaggio ad Edgar Allan Poe e al suo incredibile universo letterario. Il regista americano lo fa suo, lo modernizza, lo arricchisce di temi contemporanei, di dialoghi penetranti al vetriolo e con uno humour nero che rende il tutto un potentissimo affresco nel quale il dramma familiare si mescola senza soluzione di continuità con il gore sanguinolento e sovrannaturale. Il risultato è una miniserie di altissimo livello che brilla per confezione e grazie alle performance attoriali di attori del calibro di Bruce Greenwood, Mary McDonnell e Carla Gugino.   

Regia - 4.5
Sceneggiatura - 4.5
Fotografia - 4.5
Recitazione - 4.5
Sonoro - 4.5
Emozione - 4.5

4.5

Tags: Netflix