Tolkien: la storia vera dello scrittore de Il Signore degli anelli tra realtà e finzione

Uscito a Maggio nelle sale britanniche e statunitensi dove ha ricevuto un’accoglienza non particolarmente calorosa, il biopic Tolkien arriverà in Italia il prossimo 29 Settembre. Ma quanto di ciò che ci sarà mostrato nel film fa parte della vera storia del famoso linguista e cosa, invece, è totalmente frutto dell’immaginazione cinematografica?

Da tempo ci si chiedeva quando il cinema avrebbe finalmente omaggiato la suggestiva e tormentata storia dello scrittore e linguista J.R.R. Tolkien, che ha concepito alcuni dei più grandi capolavori della letteratura del ‘900 quali Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit. Le sue opere più conosciute sono state trasposte sul grande schermo grazie alla maestria di Peter Jackson, tra capitoli più esaltanti e atti meno riusciti ma sempre largamente accolti a piena voce dal pubblico mondiale. Dopo questi successi, è dovuto trascorrere parecchio tempo prima che i produttori cinematografici capissero che era arrivata l’ora di raccontare l’intensa vita del romanziere, il quale ha permesso la riscoperta del fantasy e la sua piena legittimazione al pari degli altri generi letterari.

Il mondo di Tolkien prende vita nella featurette sullo scrittore [VIDEO]

Un’esistenza intrisa di innumerevoli avvenimenti tra le due guerre mondiali che il biopic Tolkien cercherà di onorare utilizzando l’immaginazione come suo affidabile compagno. Come tutti ben sanno, nessun film biografico è totalmente privo di licenze poetiche ed è necessario barcamenarsi in maniera attenta tra realtà e finzione, da una parte rappresentando la figura realmente esistita il più fedelmente possibile e, dall’altra parte, creando un intreccio narrativo soddisfacente che, attraverso l’uso dell’inventiva, consenta di esaltare la vita stessa del personaggio conferendogli più drammaticità e consistenza.

Il regista Dome Karukoski, che nel 2017 aveva già portato in scena la storia vera del disegnatore Tom of Finland, ha deciso di prendere le redini del biopic su Tolkien nella ricerca di onorare l’affascinante vita dello scrittore senza dimenticare di inserire numerosi riferimenti alle sue note opere. Nonostante egli abbia tentato di restare radicato ai principali avvenimenti realmente accaduti, il film si prende parecchie libertà narrative, modificando totalmente alcuni episodi o minimizzando dei momenti chiave della storia di Tolkien. Ma l’aspetto forse più controverso è sicuramente il finale, che si conclude proprio dove tutto è iniziato, in un buco nella terra in cui viveva uno hobbit. In attesa di poter vedere la pellicola nelle sale, diamo un’occhiata alle maggiori differenze che potremo notare tra la vera storia di J.R.R. Tolkien e il biopic che lo riguarda.

Tolkien: la famiglia dell’autore non approva il biopic

Il film Tolkien arriverà nelle sale italiane il prossimo 26 settembre distribuito da 20th Century Fox.

Tolkien: un’infanzia più o meno accurata, ma con una Birmingham più squallida di quella reale

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Il film parte sulle note dell’accuratezza seppur elargendo maggiori contrappunti drammatici che riescono a non stonare eccessivamente con il racconto. John Ronald Reuel Tolkien nasce il 3 Gennaio 1892 presso Bloemfontein, nell’allora Stato Libero dell’Orange, oggi noto come Sudafrica, da Arthur Reuel Tolkien, un direttore di banca promosso a capo ufficio, e da Mabel Sheffield. All’età di 3 anni, Tolkien si trasferisce con la madre e il fratello a Birmingham, dove poi doveva essere raggiunto in seguito dal padre. Sfortunatamente, l’uomo si ammalò di febbri reumatiche che lo portarono alla morte prima di riuscire a ricongiungersi con il resto dei familiari. Afflitta dal lutto, la famiglia Tolkien si spostò di paese in paese nello Shire inglese, un paesaggio rurale particolarmente noto a chi conosce le ambientazioni dei suoi romanzi che trovano proprio qui le proprie fonti ispiratrici.

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Pochi anni dopo, un’altra tragedia colpisce la famiglia con la morte della madre Mabel, che lascerà il giovane Tolkien e suo fratello nelle mani di padre Francis Xavier Morgan, un sacerdote cattolico degli Oratoriani che aveva seguito la donna nella sua conversione al cattolicesimo e che vedrà i due ragazzi costretti a trasferirsi a Edgbaston, un sobborgo di Birmingham. Nonostante la città inglese non sia così squallida e lugubre come ci viene presentata nel film, Tolkien la vedeva come se fosse una sorta di inferno ed è molto probabile che questa sua percezione del paese abbia ispirato alcuni elementi di Mordor con la Edgbaston Tower che rappresentava a tutti gli effetti la Torre Oscura di Arda che abbiamo visto ne Il Signore degli Anelli.

J.R.R. Tolkien ed Edith Bratt: una storia travagliata ma dal lieto finale

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J.R.R. Tolkien era una persona estremamente solitaria e riservata che però, in qualche modo, era riuscito a creare una connessione sin da subito con la sua compagna di orfanotrofio Edith Bratt. La pellicola riporta accuratamente i vari stadi della loro relazione, partendo sin dai primi tentativi di corteggiamento fino all’estate del 1909 in cui i due capirono di essere veramente innamorati. Purtroppo, così come nel film, anche nella realtà il loro amore fu ostacolato dal tutore di Tolkien che disapprovava la loro relazione e che gli proibì di sposarla finché egli non avesse compiuto 21 anni. I due rimasero divisi per diverso tempo, durante il quale Edith si trasferì a Cheltenham dove si fidanzò con un altro uomo.

In questo punto, la storia vera si distacca dalla finzione, resa maggiormente tragica per rappresentare un amore più tormentato di quanto già non fosse: nella realtà, Tolkien scrisse alla ragazza  alla vigilia del suo ventunesimo compleanno professando il suo amore per lei. Edith replicò affermando che, nel frattempo, aveva accettato la promessa di un’altra persona in quanto era convinta che, dopo tutti quegli anni, il ragazzo l’avesse ormai dimenticata. Nel giro di una settimana, Tolkien arrivò nella cittadina di Cheltenham dove incontrò la sua amata alla stazione dei treni e, in quello stesso giorno, i due si fidanzarono ufficialmente. La coppia si sposò così alla chiesa cattolica di Santa Maria Immacolata a Warwick il 22 Giugno 1916 e, poco dopo, Tolkien iniziò il servizio militare che lo porterà a combattere in territorio francese.

La compagnia di J.R.R. Tolkien

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La pellicola offre ampio spazio alla storia del T.C.B.S (“Tea Club, Barrovian Society”), ossia il gruppo letterario di cui faceva parte Tolkien durante gli anni di studio. La compagnia di amici, i cui membri principali erano Geoffrey Bache Smith, Christopher Wiseman e Robert Gibson, oltre allo stesso Tolkien, ottiene un’accurata rappresentazione nel corso del film. Nello stesso modo in cui viene messo in scena, i quattro continuarono a restare in contatto fino al 1916, quando la Prima Guerra Mondiale richiamò i ragazzi al fronte. Tolkien e Christopher furono gli unici due superstiti del gruppo mentre Geoffrey morì nella battaglia delle Somme, poco prima della quale scrisse una commovente lettera proprio al suo amico e futuro scrittore:

La mia unica consolazione è che se io cadrò stanotte, ci sarà ancora un membro (il T.C.B.S.) che darà voce a ciò che avevo sognato e su cui tutti abbiamo concordato. Perché la morte di uno dei membri non può, e di questo ne sono convinto, dissolvere il gruppo. La morte può renderci pieni di odio e farci sentire indifesi come singoli individui, ma non può mettere fine agli immortali quattro! Che Dio ti benedica mio caro John Ronald e che tu riesca a dire le cose che io ho cercato di dire anche dopo che io non sarò più lì per dirle, se questo è il mio destino.

Così come nel film, Tolkien incoraggiò la madre di Geoffrey, sebbene lei fosse riluttante, a pubblicare la poesia dell’amico, aggiungendo perfino una sua prefazione.

La battaglia delle Somme: tragica ma, fortunatamente, non così fatale per Tolkien

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Come ben sappiamo, molti artisti, poeti e scrittori parteciparono, per loro sfortuna, alla triste e nota battaglia delle Somme, lasciando un segno indelebile nella loro memoria per la sua atrocità e barbarie. Gli orrori vissuti nel corso della guerra potevano essere dissipati solamente tramite i mondi fantastici e irreali creati dall’immaginazione e all’interno dei quali si rifugiarono in moltissimi oltre allo stesso Tolkien. Il biopic sottolinea marcatamente questo periodo della vita del linguista, che cercò di trasformare i lanciafiamme in draghi e immaginando mostruose fazioni che si fronteggiavano sul campo di battaglia in modo da non vedere le crudeltà che stavano accadendo di fronte ai propri occhi. In maniera fedele, il film presenta un Tolkien sofferente e profondamente scosso a causa delle miserabili condizioni che vivevano giornalmente i soldati sul terreno di guerra. Dopo sei mesi di trincea, l’uomo si ammalò e gli fu concesso fortunatamente il ritorno in patria. Durante la convalescenza in ospedale, Tolkien scrisse alcune note sulla sua recente esperienza e molte di queste furono poi utilizzate per la scrittura de La caduta di Gondolin.

Tolkien: Nicholas Hoult nei panni dello scrittore nel poster ufficiale

Nel biopic sono comunque presenti parecchie differenze con quanto realmente accaduto. Ad esempio, ad ogni ufficiale veniva assegnato un soldato comune, il cui scopo era quello di servire il proprio superiore. Nel film ci viene mostrato che Sam, il subordinato di Tolkien, lottò per mantenere lo scrittore in vita ma questo non presenta alcun riscontro nella realtà. Nella corrispondenza privata del linguista era evidente come l’uomo fosse rimasto parecchio impressionato dagli atti di coraggio che questi giovani perpetuavano nei confronti dei propri superiori e che proprio loro furono un’ispirazione per la creazione del personaggio di Sam Gamgee, protagonista de Il Signore degli Anelli e fedele compagno di Frodo Baggins fino alla fine delle loro disavventure. Nonostante questo, da nessuna parte degli scritti di Tolkien risulta che il soldato ad egli affidato compì grandi azioni nei suoi confronti ed è molto probabile che questa parte del film sia stata interamente inventata appositamente per dare un tocco più tragico alla sequenza della battaglia delle Somme.

Tolkien: quali parti della sua vita sono state estromesse dal film

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Desideroso di lasciarsi il periodo da militare alle spalle, nel 1920 Tolkien iniziò una carriera accademica, il cui successo lo portò ad ottenere una cattedra all’Università di Oxford. All’interno dell’ambiente, egli diventò noto per una serie di avvincenti letture del poema epico Beowulf, raccontato nella sua lingua originale utilizzando uno stile molto teatrale e drammatico, un po’ come quello utilizzato da Ian McKellen nei panni di Gandalf Il Grigio. Il finale del film ci mostra il momento in cui J.R.R. Tolkien comincia a scrivere il suo primo romanzo fantasy, Lo Hobbit, ma ci lascia in trepidante attesa. Tutto il suo periodo di scrittore viene volutamente lasciato da parte per focalizzarsi interamente sulle sue vicende personali vissute durante l’adolescenza e l’iniziale gioventù. In seguito a quella prima frase che diede il via a un universo indimenticabile, Tolkien fondò un nuovo circolo a Oxford denominato Inklings, di cui faceva parte anche il suo caro amico C.S. Lewis, famoso autore de Le Cronache di Narnia.

Fu proprio questo gruppo a supportare la stesura de Il Signore degli Anelli così come tante altre opere scritte da quelli che divennero poi volti noti della letteratura mondiale. Successivamente, Tolkien e sua moglie Edith si trasferirono a Bournemouth, nella quale lo scrittore risentì particolarmente della lontananza dai suoi amici del circolo degli Inklings. Questo sacrificio dimostrò ampiamente come l’amore per Edith era più forte di qualsiasi altra cosa e nella biografia su Tolkien curata da Humphrey Carter, quest’ultimo scrisse:

Gli amici che conoscevano Ronald e Edith Tolkien non hanno mai dubitato, nel corso degli anni, che ci fosse un profondo affetto tra i due. Era evidente nei piccoli gesti, nel modo assurdo in cui ognuno si preoccupava della salute dell’altro, e nelle attenzioni con cui sceglievano e incartavano i rispettivi regali di compleanno; e anche nei gesti più significativi, nella scelta di Ronald di abbandonare volontariamente una parte fondamentale della sua vita pur di dare a Edith un’esistenza felice a Bournemouth che sentiva che ella si meritasse, ma anche nel modo in cui lei era orgogliosa della sua fama come autore. Una principale fonte di felicità per loro era l’amore condiviso per la famiglia. Questo li legò insieme fino alla fine delle loro vite ed era forse il lato più forte del loro matrimonio. Loro erano lieti di parlare e rimuginare riguardo a ogni più piccolo dettaglio della vita dei loro figli e dei propri nipoti.

Edith morì il 29 Novembre 1971 e, solamente 21 mesi più tardi, J.R.R. Tolkien si unì a lei. Un amore di altri tempi che sarà ampiamente raccontato in tutte le sue sfaccettature nel corso di questo biopic a discapito, però, della sua vita da affermato scrittore.