Claudia Cardinale ieri e oggi: film e vita privata di un’icona del cinema

Il nostro omaggio per i suoi 80 anni a Claudia Cardinale, una delle stelle più luminose del firmamento cinematografico internazionale.

- Ultimo aggiornamento: 15 Aprile 2018 15:25 - Tempo di lettura: 7 minuti

Sono passati 80 anni da quel 15 aprile 1938 che nella calda Tunisi ha dato i natali a Claude Joséphine Rose Cardinale, per tutti Claudia Cardinale. L’inizio del cammino di una delle stelle più luminose della Settima Arte, che ha attraversato 60 anni di storia del cinema impreziosendo i film di Mario Monicelli, Mauro Bolognini, Luchino Visconti, Federico Fellini, Sergio Leone e Werner Herzog, e che ancora oggi continua a portare in dono la sua classe, il suo carisma e il suo intramontabile fascino a colleghi molto più giovani di lei, in modo da aiutarli a farsi strada in un mondo sempre difficile e competitivo.

1. La giovinezza di Claudia Cardinale: la più bella italiana di Tunisia, fra ribellione e violenza

Claudia Cardinale

Nata da figli di emigranti siciliani, Claudia Cardinale cresce a Tunisi con una rigida educazione ecclesiastica, entrando più volte in contrasto con le insegnanti per la sua indole scalmanata e ribelle. Anche se l’Italia è la sua patria e occupa fin dai primi vagiti un posto speciale nel suo cuore, Claudia non entra in contatto con la lingua italiana e con il mondo del cinema fino all’adolescenza inoltrata. Dopo un primo approccio con la macchina da presa insieme alle compagne con il cortometraggio di Jacques Baratier I giorni dell’amore, l’occasione della svolta arriva con un concorso di bellezza organizzato durante la Settimana del cinema italiano a Tunisi, che la vede premiata come “La più bella italiana di Tunisia” e con un viaggio alla Mostra del Cinema di Venezia del 1957, durante la quale attira l’attenzione di pubblico e addetti ai lavori, nonostante la sua iniziale riluttanza verso il mondo del cinema.

Parallelamente a questa inarrestabile ascesa nel mondo del cinema, Claudia Cardinale è indelebilmente segnata da un doloroso episodio che condizionerà il resto della sua esistenza, ovvero una violenza sessuale subita ancora minorenne, da cui nasceranno profondi turbamenti interiori, ma anche l’amato figlio Patrick, cresciuto lontano dai clamori a Londra con l’aiuto del produttore Franco Cristaldi, il quale però pretenderà per sette lunghi anni un assoluto segreto sulla maternità della sua giovane stella, per il timore di sconvolgere la retrograda e bigotta mentalità del pubblico dell’epoca. Dopo l’esordio con Mario Monicelli nel suo cult I soliti ignoti (1958), Claudia gira altri due film incinta (3 straniere a Roma e La prima notte), imponendosi all’attenzione del pubblico italiano e portando al tempo stesso con sé il suo dolce e doloroso segreto.

2. I primi successi di Claudia Cardinale: fra Pietro Germi, Mauro Bolognini, Valerio Zurlini e Luchino Visconti

Claudia Cardinale

Nel 1959, Claudia Cardinale condivide il set con Pietro Germi, regista e coprotagonista di Un maledetto imbroglio. Nonostante le critiche per le divergenze rispetto al romanzo Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Gadda da cui è tratto, il film si rivela un successo, grazie anche all’efficace performance della Cardinale nei panni della dimessa domestica Assuntina. Claudia si convince definitivamente dei propri mezzi, e nel giro di pochi anni prende parte al seguito de I soliti ignoti Audace colpo dei soliti ignoti, a Il bell’Antonio insieme a Marcello Mastroianni (del quale rifiuta le avances), al monumentale Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti e a La ragazza con la valigia di Valerio Zurlini nel quale mette in scena il tormentato ruolo di Aida, una ragazza madre con più di un punto di contatto con la sua vita reale.

In questo ritmo forsennato di lavoro, impostole dal suo mentore, amante e vero e proprio padrone Franco Cristaldi, che irreggimenta la sua vita in ogni suo aspetto, risultano fondamentali anche le due collaborazioni con Mauro Bolognini per il melodramma La viaccia (1961) e per Senilità (1962), che la impongono definitivamente all’attenzione del pubblico e della stampa nazionale e internazionale.

3. Il trionfale 1963 di Claudia Cardinale

Claudia Cardinale

Il 1963 è sicuramente l’anno fondamentale della carriera di Claudia Cardinale. In quest’annata l’attrice è protagonista di ben quattro celebri pellicole, tutte importanti per la sua crescita umana e professionale. Per Federico Fellini interpreta, recitando per la prima volta in italiano e senza doppiaggio, l’indimenticabile Claudia di , una sorta di musa e al tempo stesso angelo custode del protagonista, impersonato da Marcello Mastroianni ma in realtà vero e proprio alter ego del regista romagnolo. Luchino Visconti sceglie invece Claudia Cardinale per affiancare Burt Lancaster e Alain Delon nel ruolo di Angelica Sedara nel colossal storico Il Gattopardo, folgorante ritratto della decadenza e del cinismo dell’aristocrazia.

Il medesimo anno vede Claudia Cardinale sbarcare in grande stile a Hollywood per La Pantera Rosa, dove affianca l’istrionico Peter Sellers in un cult della commedia americana, ripreso dal regista e dalla stessa attrice 30 anni più tardi con Il figlio della Pantera Rosa. Da ricordare anche la performance della Cardinale nei panni di Mara nel dramma storico di Luigi Comencini La ragazza di Bube, che porta all’attrice il suo primo Nastro d’argento come migliore attrice protagonista.

4. Claudia Cardinale fra Hollywood e Sergio Leone

Claudia Cardinale

Ormai sulla cresta dell’onda, Claudia Cardinale diventa un nome familiare agli appassionati di cinema di tutto il mondo, emblema di una tipologia di donna capace di abbinare a una naturale eleganza e dolcezza un lato più cupo e controverso, in personaggi veri, profondi e tridimensionali. La nostra prende così parte oltreoceano a Il circo e la sua grande avventura (1964), in cui recita a fianco di due mostri sacri del cinema come John Wayne e Rita Hayworth, al film bellico Né onore né gloria (nuovamente a fianco di Alain Delon), al western di Richard Brooks I professionisti (con Burt Lancaster) e alla commedia Piano, piano non t’agitare! di Alexander Mackendrick (1967), per poi trovare un altro grande successo in patria con Il giorno della civetta di Damiano Damiani (1968), giallo a sfondo malavitoso intriso di critica sociale.

La pellicola che segna maggiormente questo periodo della carriera di Claudia Cardinale è però senza dubbio C’era una volta il West, pietra miliare del cinema di Sergio Leone e del genere western in cui l’attrice dà vita alla splendida e carismatica Jill McBain, prostituta dal cuore d’oro e dall’incrollabile forza, unico personaggio femminile centrale nella carriera di un regista tendenzialmente misogino. Le sequenze di Claudia Cardinale che arriva alla stazione e scende dal treno sulle note di una delle migliori arie mai scritte da Ennio Morricone sono tuttora una delle massime espressioni della fusione fra musica e immagini, nonché un monumento a un’epoca unica e irripetibile del nostro cinema.

5. Claudia Cardinale negli anni ’70: il declino professionale e il grande amore con Pasquale Squitieri

Claudia Cardinale

Gli anni ’70 vedono una flessione nella carriera di Claudia Cardinale, che nonostante le collaborazioni con autori come Jerzy Skolimowski (Le avventure di Gerard, 1970), Luigi Zampa (Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata, 1971) e Marco Ferreri (L’udienza, 1972) e anche a causa di una difficile coesistenza con Monica Vitti sul set di A mezzanotte va la ronda del piacere e Qui comincia l’avventura (1975), non riesce a centrare ruoli notevoli come i precedenti. A un declino professionale corrisponde però una grande gioia dal punto di vista personale, ovvero la nascita dell’amore con il regista napoletano Pasquale Squitieri (conosciuto sul set de I guappi nel 1974), con il quale intraprende un rapporto lavorativo e umano durato per ben 27 anni, che ha portato alla nascita della sua secondogenita Claudia.

6. Gli anni ’80 di Claudia Cardinale, fra Herzog e Bellocchio

Claudia Cardinale

Gli anni ’80 vedono Claudia Cardinale impegnata in ruoli più maturi e ricercati, che le portano comunque notevoli soddisfazioni in ambito personale e lavorativo. Dopo La pelle (1981) di Liliana Cavani, grazie al quale conquista il suo secondo Nastro d’argento, l’esperienza più folle e gratificante è certamente quella con Werner Herzog sul set di Fitzcarraldo (1982) in cui realtà e finzione si sono incrociate in uno dei progetti più ambiziosi della storia del cinema, girato nel cuore del Sud America e costellato di incidenti, difficoltà e problemi personali di troupe e cast che hanno allungato la produzione del film fino a quasi 4 anni totali.

Meritevoli di una menzione anche le partecipazioni della nostra a Enrico IV di Marco Bellocchio (1984) e Claretta dell’amato Squitieri, che la vede dare vita al controverso ruolo dell’amante di Benito Mussolini Claretta Petacci, grazie al quale conquista Nastro d’argento, Globo d’oro e Premio Pasinetti della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Dopo aver passato gran parte della propria vita in Italia, nel 1989 Claudia Cardinale si trasferisce stabilmente a Parigi, pur conservando la nazionalità italiana.

7. Claudia Cardinale oggi: teatro, giovani e impegno sociale

Con il passare del tempo, Claudia Cardinale ha allargato i propri orizzonti, debuttando a teatro e spendendosi in prima persona come ambasciatrice dell’UNESCO. Gli ultimi anni la vedono a fianco di registi giovani e spesso esordienti, in progetti piccoli e poco pubblicizzati, ma sintomatici di un profondo amore per il cinema e per la recitazione e di una statura morale che la porta a cercare di restituire ogni giorno parte del successo e della popolarità che la vita le ha riservato. Un vanto per tutta l’Italia e un esempio costante per i più giovani, che possono toccare con mano e vedere in prima persona l’umiltà e lo spessore di un’attrice unica e ineguagliabile, che dopo 80 anni di età e 60 di carriera continua a regalare straordinarie pagine di cinema e recitazione ai suoi fan in tutto il mondo.

Essere attore, spesso significa fare la muta, come un serpente. Si sa che gli animali sono fragili nel momento in cui cambiano pelle. Per noi è la stessa cosa. Al momento della metamorfosi, anche noi come loro, dobbiamo appartarci, metterci al sicuro, proteggerci. È il lato buio della nostra professione. Ma esistono anche lati luminosi. La libertà che ci dà, cambiando pelle, di vivere mille vite.

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