marcello mastroianni

“Non vorrei apparire snob, ma apprezzo molto il termine che usano i francesi: per dire “recitare” loro dicono “jouer” che in italiano sarebbe “giocare”. Questo è un mestiere meraviglioso: ti pagano per giocare”. Marcello Mastroianni quel magnifico “gioco” che si chiama cinema lo ha fatto per 60 anni diventando uno degli attori simbolo del cinema italiano, sinonimo di talento, eleganza e semplicità.

In Italia come all’estero rimarrà per sempre impresso immerso nella Fontana di Trevi a seguire estasiato un’Anita Ekberg divina, durante una notte leggendaria che ha visto prendere vita la sequenza più famosa de La dolce vita di Federico Fellini (e del nostro Cinema). Marcello diventa così il simbolo di un’epoca.

Interprete generoso, attento, sensibile. Cervello e sangue freddo fanno grande un attore e Marcello Mastroianni lo è stato fin da subito

Vincitore di numerosi premi, tra i quali due palme d’oro a Cannes, viene nominato tre volte agli Oscar come miglior attore protagonista: per Divorzio all’italiana nel 1963, per Una giornata particolare nel 1978 e per Oci Ciornie nel 1988. Mai una vittoria, inspiegabilmente. Tanto che Gregory Peck, che vinse l’Oscar nel ’63, arrivò a dichiarare: “Sono contento ma Mastroianni è più bravo di me”.

Oggi a vent’anni dalla morte vogliamo ricordarlo con dieci film, dieci trasformazioni, dieci interpretazioni straordinarie, alcune tra le più conosciute, altre tutte da riscoprire.

11. La Dolce Vita – 1960

marcello mastroianni la dolce vita

“A me serve una faccia qualsiasi” spiega Fellini e Mastroianni sulla spiaggia di Fregene al loro primo incontro per parlare della sceneggiatura de La dolce vita. Il resto è storia. Marcello non si sente offeso da questa definizione: “faccia qualsiasi”, si lascia “plasmare” da Fellini e diventa Marcello Rubini.

Anima inquieta, un personaggio qualsiasi che aspira alla grandezza, ma si lascia trascinare dal vortice della mondanità. Dietro tutto questo il vuoto: i sorrisi di Marcello sono sempre a metà, amari, malinconici. Vive in pieno “la dolce vita” dei locali di Via Veneto, tra nobili, attori, dive vere o presunte tali.

Si divide tra la bella aristocratica Maddalena, annoiata dalla vita, senza slancio né gioia e la fidanzata possessiva. La sua vita di eccessi lo cambia gradualmente e lo sguardo vispo delle prime sequenze del film si tramuta in quello di un uomo vuoto e disilluso nelle scene finali. Nella sequenza di chiusura, dopo una notte “brava”, all’alba sulla si lascia cadere sulla sabbia, se la ride sommessamente fino a quando la voce di una ragazzina che lo chiama da lontano interrompe i suoi pensieri annebbiati dall’alcol.

E Marcello la guarda con tenerezza: “Non capisco! Non sento!”. Non si sforza di farlo, potrebbe raggiungerla in un attimo se solo volesse. Forse è la sua coscienza a chiamarlo, a chiedergli di rinvenire. Forse è quell’autenticità, quella purezza che ha perso per strada e che ora gli vuole dare una seconda possibilità. Ma lui non sente, alza le mani in segno di resa e saluta, arreso, disincantato.

10. Divorzio all’italiana – 1961

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Il personaggio del barone Ferdinando Cefalù era destinato ad Alberto Sordi poi alla fine spettò a Mastroianni nonostante i dubbi del regista Pietro Germi che lo accostava alle parti interpretate ne Il bell’Antonio di Mauro Bolognini e ne I soliti ignoti di Mario Monicelli. Ambientato nella Sicilia del “delitto d’onore” il barone protagonista organizza un infallibile piano per spingere la moglie tra le braccia di un altro uomo, ucciderla appellandosi all’articolo 587 e sposare così la giovane e bella cugina Angela (Stefania Sandrelli).

Mastroianni interpreta il cliché del siciliano imperturbabile e attaccato alle ipocrite credenze della sua terra, preoccupato delle apparenze e del buon nome della famiglia, iconico nei capelli lucidi di brillantina, nei suoi baffetti ben curati e nella contrazione nervosa che ripete continuamente: “Szt szt”.

Per tutto il film fantastica sadicamente sul modo in cui il suo avvocato lo difenderà per l’omicidio della moglie e incontra in segreto Angela con la quale ha degli impacciati approcci. Grottesco e graffiante, Divorzio all’italiana è il racconto caricaturale di una Sicilia e di un’intera nazione, ancora oppressa, nelle leggi e nei costumi, da retaggi culturali arcaici.

9. 8 ½ – 1963

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Ovvero il film della crisi, il testamento artistico di Federico Fellini, pellicola assoluta. La narrazione confusa del proprio “io” più spettacolare mai vista prima. Un viaggio onirico tra ricordi e sogni, la seduta analitica di un genio abbandonato dalla propria “Musa”. Imitato, citato, osannato, studiato in ogni minimo aspetto.

Marcello Mastroianni, cappello nero, occhiali da sole, capelli grigi e borse sotto gli occhi, è l’alter ego di Fellini: un regista in crisi che non riesce più a creare, a sognare.

Marcello rappresenta i dubbi e il dolore, la perdita di sé, del credo di un grande artista: dalla prima claustrofobica sequenza onirica in un ingorgo stradale fino alla presa di coscienza finale. “Ma che cos’è questo lampo di felicità che mi fa tremare e mi ridà forza, vita? Vi domando scusa dolcissime creature non avevo capito, non sapevo, com’è giusto accettarvi, amarvi, e com’è semplice… è una festa la vita, viviamola insieme!”

8. Ieri, Oggi, Domani -1963

marcello mastroianni

Uno dei tanti successi della coppia d’oro Mastroianni – Loren: Vittorio De Sica li dirige in tre episodi sceneggiati da Eduardo De Filippo e Cesare Zavattini. Un trittico dedicato alla figura della donna in un’Italia in cambiamento. Donne forti e coscienziose, non semplici oggetti del desiderio dell’uomo ma soggetti pensanti e caparbi, consapevoli delle loro capacità. Nel primo episodio Mastroianni è Carmine “usurato” sessualmente dalla moglie Adelina per restare incinta ed evitare così il carcere.

Un personaggio popolare, spassoso, come nelle scene nelle quali è vessato dalla moglie perché non riesce più a fare il suo “dovere” e che urla al medico “Professo’ chistu nu funziona chiu’!” O quando tenta di parlare correttamente ottenendo però come risultato un divertente italiano semicolto con un irresistibile accento napoletano.

Ma è lo spogliarello mancato della Loren nel terzo episodio che è rimasto alla storia: Augusto Rusconi ululante e pieno di desiderio osserva con brama la prostituta Mara togliersi lentamente i vestiti ancheggiando con sottofondo Abatjour. Mastroianni passa in un attimo dall’eccitazione alla comica delusione quando Mara gli comunica che non possono consumare perché ha fatto un voto alla Madonna: finiranno a pregare insieme, inginocchiati di fronte ad un altarino.

7. Matrimonio all’italiana -1964

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Immaginate un uomo distinto, elegante, sempre in giacca e cravatta, baffi, capelli tirati indietro, fiore all’occhiello, sguardo intrigante, inguaribile latin lover. Per tutta la sua vita non ha mai perso il controllo, nemmeno sotto i bombardamenti durante la guerra. Ha sempre ottenuto tutto quello che desiderava: dalle donne alle automobili sportive nuove di zecca. Ha viaggiato e soddisfatto ogni capriccio. Questo è il ritratto che Vittorio De Sica fa di Domenico Soriano, personaggio nato dalla penna di Eduardo De Filippo per la commedia Filumena Marturano del 1946.

Sul grande schermo diventa Matrimonio all’italiana. Filumena assume le sembianze di Sophia Loren mentre il tremendo Dummì ha lo sguardo affascinante e sornione di Marcello Mastroianni. Ancora una volta la coppia fa scintille: i due attori caricano le scene di un’energia contagiosa e si lanciano le battute a vicenda come in un’avvincente partita di tennis.

“Ma t’avessi vista mai sottomessa, comprensiva della vera situazione nostra. Sempre con la faccia storta, strafottente! Ma t’avessi visto mai una lacrima in quegli occhi, in tutti questi anni non ti ho vista mai piangere, mai!”

“E dovevo piangere per te? Dummi’, lo sai quando si piange? Quando si conosce il bene e non si può avere. E io bene non ne conosco: la soddisfazione di piangere non l’ho mai potuta avè!”

Una continua lotta corpo a corpo che avrà culmine in un bacio disperato e appassionato nel finale.

6. Dramma della gelosia (Tutti i particolari in cronaca) – 1974

marcello mastroianni

Ispirato agli articoli giornalistici di cronaca riguardanti drammi passionali, Dramma della gelosia è un film diretto da Ettore Scola che cerca di riaggiornare gli schemi della commedi all’italiana utilizzando personaggi della subcultura popolare (fotoromanzi e canzonette) per dare vita ad una commedia satirica sulla società del benessere degli anni ’70.

Mastroianni interpreta Oreste, muratore sposato con una donna più grande di lui e con due figli non suoi a carico, che si innamora della bella fioraia Adelaide (Monica Vitti) con la quale vive una bellissima storia fino all’arrivo del terzo incomodo Nello (Giancarlo Giannini).

I tre saranno trascinati da un vortice di passione e dramma che darà vita a delle sequenze esilaranti: risse, urla, pianti, scenate in pubblico. Oreste, agitato, stralunato, romanaccio, fervente comunista, spesso mescola i suoi sentimenti a considerazioni politiche e l’effetto è spassoso: Una sofferenza d’amore può essere in quarche modo collegata alla lotta di classe? chiede ad un suo “compagno”.

Come gli altri personaggi, si rivolge direttamente al pubblico per narrare le sue pene d’amore e i fatti che porteranno a un tragico finale, coinvolgendo maggiormente lo spettatore nelle rocambolesche avventure di questo improbabile trio. Palma d’oro per Mastroianni alla 23esima edizione del Festival di Cannes. 

5. Allosanfàn – 1974

marcello mastroianni

Un film sulla Restaurazione firmato dai fratelli Taviani: in realtà un’amara denuncia di un presente nel quale non c’è più posto per le rivoluzioni ma solo per la violenza, le lotte che degenerano e inquinano ogni tipo di ideali. Sono gli anni di Piazza Fontana, degli scontri tra studenti e polizia, delle Brigate Rosse: gli anni di Piombo.

Mastroianni interpreta Fulvio Imbriani, un ex giacobino ed ex ufficiale napoleonico. Dopo la prigione capisce solo di essere un vigliacco e che il fuoco della rivoluzione si è spento sotto “l’assedio” di una realtà lussuosa, rassicurante, tra le braccia di una famiglia nobile.

Ma dove credete di andare così mascherati? Sono venti anni che andate, venite, vi mascherate, che corriamo dietro a faville che sono soltanto cenere. A me la vita è data una sola volta e non voglio aspettare la felicità universale!”

Pensa mentre i suoi compagni di lotta lo raggiungono alla sua villa per convincerlo a preparare insieme una spedizione rivoluzionaria nel Meridione. Ma li tradirà, più volte, sognando di scappare via, in America per godere solo della sua felicità. Nei suoi occhi solo tanta paura e stanchezza dopo l’estremo sacrifico del carcere per un’ideologia che non lo premia ma gli chiede un continuo sacrificio. Lui è un aristocratico e semplicemente vuole seguire la sua natura: ha giocato a fare il rivoluzionario e la lezione gli è bastata.

4. Todo Modo – 1976

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Tratto dall’omonimo romanzo di Leonardo SciasciaTodo Modo di Elio Petri è il soffocante ritratto del momento storico che l’Italia attraversava nel 1976. Aldo Moro si preparava a realizzare il compromesso storico tra DC e PCI e nel film Gian Maria Volontè ne prende le sembianze, impressionando per la somiglianza sia nell’aspetto che nel modo di parlare e muoversi.

La Democrazia Cristiana in tutta la durata del film non viene mai citata, ma è chiaro che i protagonisti della pellicola, l’intellighenzia del partito al potere da 30 anni, si ispirino a quello di Moro. Questi durante un’epidemia si riuniscono per alcuni giorni in un albergo deserto e spettrale per intraprendere una serie di esercizi spirituali guidati dall’ambiguo Don Gaetano interpretato da un inedito Mastroianni: gli occhi iniettati di odio, accecati dalla fede.

L’attore in questo film restituisce un personaggio freddo, severo e a tratti spietato, un sacerdote che rappresenta la religiosità corrotta e cieca alla quale tutti si appigliano nella speranza della salvezza e che riesce a sottomettere a sé la classe politica di un intero Paese.

3. Una giornata particolare – 1977

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6 maggio 1938. Adolf Hitler arriva a Roma e tutta la città accorre alla parata in suo onore. Antonietta (Sophia Loren) rimane a casa: donna semplice, angelo del focolare, assoggettata al marito, vive nel cieco culto di Mussolini.

Proprio durante questa giornata conosce il suo vicino di casa Gabriele (Marcello Mastroianni) ex conduttore radiofonico e omossessuale prossimo al confino. Dopo un’iniziale diffidenza i due si scoprono affini: due anime perse, vittime entrambe del regime: lei illusa dalle bugie della propaganda, lui intellettuale al quale è stata tolta la libertà di esprimersi.

Senza essere un film “militante”, Una giornata particolare di Ettore Scola ha espresso al meglio la “farsa mussoliniana” alla vigilia dell’emanazione delle abominevoli leggi razziali.

Mastroianni interpreta uno dei suoi personaggi più memorabili: delicato e gentile, ma anche capace di fermezza, lo sguardo avvolto da una patina di disillusione e rassegnazione, di amara malinconia.

Eppure ci dovrei essere abituato, fin da ragazzo, o isolato o solo! Che poi… è la stessa cosa. Ma certo che conti! Solo che è tutto così assurdo. Secondo loro dovremmo sentirci in colpa. Oggi stavo… come si dice… stavo per commettere una sciocchezza. Mi ha salvato l’arrivo di una che abita qui vicino. No, è sicuro, la vita, qualunque sia, vale la pena di essere vissuta, si dice così.

Insieme alla Loren per la dodicesima volta: la coppia riesce ad abbattere i loro cliché e a restituire tutta l’intensità dei sentimenti dei loro personaggi.

2.  Oci Ciornie – 1987

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Romano, cameriere su una nave da crociera, racconta ad un passeggero russo la storia del suo matrimonio e dell’infatuazione verso una bellissima e misteriosa donna dai grandi occhi neri (in russo oci ciornie). Scritto e diretto da Nikita Michalkov, il film è ispirato ad alcuni racconti di Checov: La signora col cagnolino e Anna al collo. Un film malinconico e tenero come l’interpretazione di Mastroianni che vince di nuovo la Palma d’oro a Cannes.

Un personaggio “cantastorie” che trascorre la sua vita a raccontare bugie fino all’incontro con Anna che gli cambia la vita e gli fa sperare in un futuro diverso, al suo fianco. Una performance istrionica quella di Mastroianni capace, come un clown, di far divertire il pubblico e nello stesso tempo comunicare tutta la drammatica nostalgia dei ricordi, delle occasioni mancate, degli amori perduti.

 

 

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