Il buono, il brutto, il cattivo: recensione

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Dopo il sorprendente Per un pugno di dollari e il successivo Per qualche dollaro in più, Sergio Leone completa la sua trilogia del dollaro con Il buono, il brutto, il cattivo, consegnando al genere western uno dei suoi capisaldi, e a tutto il cinema un capolavoro assoluto ancora oggi venerato e citato ripetutamente da registi del calibro di Quentin Tarantino.

Dopo una dura trattativa che mette a dura prova il suo rapporto con Sergio LeoneClint Eastwood accetta di riprendere il ruolo dell’Uomo senza nome, da lui già interpretato nelle due precedenti pellicole del regista italiano; lo affiancano altri due straordinari interpreti come Eli WallachLee Van Cleef, rispettivamente “il brutto” e “il cattivo” del titolo, che completano così un terzetto scolpito indelebilmente nella storia della Settima Arte. Dominano su tutto la splendida fotografia di Tonino Delli Colli, le indimenticabili musiche di Ennio Morricone e la sublime arte di uno dei più grandi cantastorie che il cinema abbia mai avuto, ovvero Sergio Leone.

Il buono, il brutto, il cattivo è il terzo capitolo della trilogia del dollaro di Sergio Leone

Il buono, il brutto, il cattivo: un capolavoro immortale sintesi del cinema di Sergio Leone

Sullo sfondo della terribile guerra di secessione americana, si toccano e si incrociano le vicissitudini di tre uomini, diversi fra loro per storia personale, carattere e modi di fare, ma accomunati dalla voglia di mettere le mani su una misteriosa cassa da morto che contiene un bottino di duecentomila dollari. Il protagonista più familiare al pubblico è senza dubbio quello impersonato da Clint Eastwood, che in questa sua terza incarnazione nel cinema di Leone viene chiamato Biondo, ma che è in realtà lo stesso personaggio già visto in Per un pugno di dollari e Per qualche dollaro in più (di cui Il buono, il brutto, il cattivo è una sorta di prequel), vestito nello stesso modo e con gli stessi atteggiamenti. Il Biondo ha escogitato un’astuta truffa che mette in scena ripetutamente per tirare avanti, cioè catturare un criminale suo complice su cui pende una cospicua taglia, per poi salvarlo nel momento della condanna a morte sparando alla corda che sta per ucciderlo, portandolo infine in salvo. Il suo compare è Tuco (Eli Wallach), un bandito estroverso e loquace che però viene tradito dal socio, che decide di interrompere bruscamente la loro collaborazione lasciandolo solo nel deserto. I due cercheranno ripetutamente di vendicarsi l’un l’altro, ma dovranno fare fronte comune per conquistare l’agognato bottino, su cui ha messo gli occhi anche il temibile sicario Sentenza (Lee Van Cleef), che nel frattempo ha assunto una posizione di rilievo nelle fila dell’esercito Nordista.

Quella che in superficie può apparire come una lunga e semplice caccia al tesoro è invece qualcosa di molto più complesso e profondo, che tocca il cuore dello spettatore a più livelli. Battute memorabili entrate nell’immaginario collettivo come Il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica, e chi scava. Tu scavi. o I tipi grossi come te mi piacciono, perché quando cascano, fanno tanto rumore., una colonna sonora che anche quei pochi che non hanno visto il film hanno impresso nella mente e straordinari primi piani che scandagliano i pensieri e le intenzioni dei protagonisti. Fra le pieghe della trama si può però leggere chiaramente anche una durissima critica alla follia insita in ogni conflitto bellico, e in particolare alla guerra di secessione americana, che fa da sfondo alle peripezie dei protagonisti. Emblematica a tal proposito la parte ambientata nei pressi del ponte di Langston, considerata ingiustamente da alcuni fine a sé stessa e isolata dal resto della trama, che invece paradossalmente fa emergere il lato più nobile e sensibile di Tuco e del Biondo, disinteressati al conflitto e sul posto unicamente come tappa forzata verso il bottino, ma capaci di compiere gesti di un’umanità insospettabile per due fuorilegge come loro.

Il buono, il brutto, il cattivo è il terzo capitolo della trilogia del dollaro di Sergio Leone

Nonostante i dubbi e le paure di Clint Eastwood, che temeva di vedere ridimensionata la statura del suo personaggio per la contemporanea presenza di altri due interpreti così imponenti, la coraggiosa scelta di Sergio Leone di creare un film con tre protagonisti più o meno sullo stesso livello si rivela azzeccata. La naturale chimica fra di loro genera un clima di palpabile tensione, stemperato solo da pochi dialoghi (nei primi 10 minuti del film non viene proferita parola), affidati prevalentemente alla loquacità di Tuco. Proprio quest’ultimo, a conti fatti, si rivela il personaggio più riuscito del film, caratterizzato magistralmente da Leone con brevi ma fondamentali passaggi (come quello in cui apprendiamo da un dialogo con il fratello il suo difficile passato) e complemento perfetto all’alone di mistero che circonda il Biondo e alla malvagità pura emanata da Sentenza. Fa il resto una sceneggiatura a orologeria (scritta dallo stesso Leone insieme e Luciano Vincenzoni, Age & Scarpelli e Sergio Donati), che non affronta con superficialità neanche il minimo dettaglio, intrecciando alla perfezione le vicissitudini dei personaggi principali e secondari con gli eventi storici all’interno dei quali si muovono.

Come spesso succede, parte della critica accolse freddamente Il buono, il brutto, il cattivo, giudicandolo ciecamente e superficialmente solo come un buon prodotto di genere, per poi compiere la più classica delle salite sul carro del vincitore una volta che il film fece breccia nel cuore degli spettatori di tutto il mondo, arrivando ad incassare la vertiginosa cifra di circa 25 milioni di dollari dell’epoca. Fortunatamente il tempo ha dato ragione al film, che viene tuttora studiato e analizzato fotogramma per fotogramma nelle più importanti scuole di cinema del pianeta per alcune soluzioni registiche all’avanguardia come i primi o primissimi piani sui volti dei protagonisti e il loro montaggio, o per la fusione fra la colonna sonora e l’azione su schermo, che venne presa come esempio per le sue pellicole da un altro genio indiscusso del cinema come Stanley Kubrick.

Il buono, il brutto, il cattivo è il terzo capitolo della trilogia del dollaro di Sergio Leone

Impossibile parlare de Il buono, il brutto, il cattivo senza citare la sua sequenza più celebre, ovvero il triello fra i tre protagonisti all’interno dell’esaltante cornice del cimitero di Sad Hill arso da un sole cocente. Se ancora non vi è venuta voglia di vedere o rivedere questo gioiello, credo che non ci possa essere miglior biglietto da visita possibile di questa lunga sequenza, in cui Clint Eastwood, Eli Wallach e Lee Van Cleef danno il meglio della loro espressività, il maestro Ennio Morricone si supera con L’estasi dell’oro e Il triello e Sergio Leone ci regala il vertice della sua arte. Vediamola e rivediamola ancora come se fosse la prima volta, ricordandoci che Quando si spara, si spara, non si parla.

“Per quanto mi sforzi, non credo che riuscirò mai a girare qualcosa di così perfetto come l’ultima sequenza de “Il buono, il brutto, il cattivo”. Proverò a raggiungere quel livello, anche se non credo che ce la farò mai.”

Quentin Tarantino

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