Nelle sale italiane è arrivato un po’ di cinema argentino con Il Segreto di una famiglia – La Quietud. Il cinema latino americano in questi anni si sta guadagnando sempre più spazi e premi grazie al lavoro di grandi autori di questo lato del mondo come ai messicani Alejandro González Iñárritu (Birdman), Alfonso Cuarón (Roma) e Guillermo Del Toro (La forma dell’acqua) tutti premiati negli ultimi anni con il Leone D’oro al Festival del cinema di Venezia. Grazie alla spinta festivaliera e all’adesione di molte star hollywoodiane all’industria latino-americana e anche il grande pubblico può conoscere il lavoro di autori latini come quelli di Pablo Larrain (Jackie) Lorenzo Vigas (Leone D’oro a Venezia nel 2015 per Ti Guardo) e Pablo Trapero, proprio quest’ultimo vinse nel 2014 il Leone D’argento, il premio dedicato alla regia, per El Clan, il cui soggetto è basato su un fatto di cronaca che coinvolgeva un’intera famiglia in una storia di rapimenti, realmente avvenuto in Argentina, dove è noto come “il caso Puccio”. Il regista è poi ritornato al Festival Venezia nel 2018 con Il segreto di una famiglia – La Quietud, un film inserito tra i fuori concorso, tutto al femminile, che mischia melodramma fatto di intrecci e segreti, con momenti alternati da commedia e tragedia.

Il segreto di una famiglia: Pablo Trapero insiste con la sua poetica familiare dopo Il Clan

Come per El Clan, Pablo Trapero identifica nella famiglia l’origine dei mali dell’Argentina: Il Segreto di una famiglia – La Quietud infatti oltre a mettere in scena una serie di segreti e bugie familiari, cerca di raccontare anche un po’ di storia del suo paese. Una famiglia benestante di Buenos Aires viene turbata da un evento spiacevole: il capofamiglia è colpito da un ictus con conseguente coma. Questo evento riporta Eugenia (Berenice Bejo), da tempo trasferita a Parigi dove il padre era diplomatico, in Argentina. Qui ritrova Mia (Martina Gusman), sua sorella che invece non ha mai lasciato l’Argentina e sua madre. All’inizio è tutto rosa e fiori ma la quiete, si sa, può portare tempesta. E così sarà anche per questa famiglia che nasconde un passato torbido.

L’apparenza di una famiglia borghese nasconde segreti inconfessabili

Il segreto di una famiglia cinematographe.it

Il Segreto di una famiglia – La Quietud svela l’apparenza e i riti borghesi che sono prassi comune all’interno della famiglia protagonista di questa storia. Questo perbenismo nasconde rancori, tradimenti, segreti inconfessabili che riguardano ben più di rapporti interpersonali. Dall’interno delle mura di La Quietud, così come si chiama la tenuta in cui abita la famiglia, Pablo Trapero trova un modo per raccontare un matriarcato dittatoriale con cui fare un’analogia storica che porta a galla il passato doloroso argentino.

Venezia 75 – Il segreto di una famiglia (La quietud): recensione

La fotografia calda ci riporta al caldo della capitale argentina anche se Buenos Aires non viene mai mostrata nella sua natura cittadina. Tra musiche pop che sottolineano momenti sereni e tumultuosi, e momenti imbarazzanti dall’indole hot (per spiegare il forte legame tra le due sorelle il regista sceglie di farle masturbare entrambe insieme, nello stesso letto, mentre rimembrano il loro passato adolescenziale, e successivamente vengono ripresi diversi rapporti sessuali) il film mette in tavola tantissime linee narrative che maggiormente si avvicinano al genere melodramma in salsa tenelovelas.

Il segreto di una famiglia è come una tenelovelas dozzinale

Se il racconto di cronaca in chiave popolare di El Clan aveva entusiasmato per ritmo e ferocia, oltre che per le interpretazioni, Il Segreto di una famiglia – La Quietud delude per morbosità superflua e un racconto stucchevole, rappresentando un passo indietro per il regista argentino. Il risultato è un incessante rimescolamento delle carte, con colpi di scena a raffica che potrebbero destabilizzare in meno di due ore anche il più appassionato di Beautiful. Sono proprio questi intrecci sentimentali a essere eccessivamente invadenti, soprattutto se il fine di tutto il discorso messo in piedi è una sorta di denuncia storica, sugli orribili crimini perpetuati durante il regime dittatoriale negli anni ’70 in Argentina.

Berenice Bejo è convincente nel ruolo di una donna fragile in Il segreto di una famiglia

Pablo Trapero punta sul nome del Premio Oscar Berenice Bejo che ha vinto la statuetta nel 2012 grazie al film The Artist ed ha alle spalle una rilevante filmografia. L’attrice che ha spesso collaborato con registi francesi e belga, voleva da tempo realizzare un film nella sua madre patria, l’Argentina. Il Segreto di una famiglia – La Quietud è stata l’occasione: lei amava i film di Trapero, lui invece l’ha scelta per la grande somiglianza con Martina Gusman, la co-protagonista del film, e ha scritto un ruolo su misura. Berenice Bejo è convincente nel ruolo drammatico di una donna fragile con mille scheletri nell’armadio, confermando la sua bravura e la sua espressività, anche se il ruolo non le concede grandi salti in avanti rispetto ai suoi precedenti ruoli.

Il Box Office premia il dramma familiare di Pablo Trapero?

Il film è stato distribuito in patria dove ha ricevuto il maggior incasso (267,262 dollari), in Uruguay in soli 9 cinema incassando $3,478, mentre in Italia è arrivato in sala il 4 luglio 2019 ed ha ricevuto $34,542 al botteghino. Non un grande risultato a livello globale, e nemmeno a livello italiano: considerando che si tratta di un film d’essai ha comunque avuto una piccola fetta di pubblico che ha scelto di vedere una proposta differente da quella offerta dai circuiti multisala. Inoltre c’è da considerare che nella settimana d’uscita di La Quietud c’erano dei veri big tra i concorrenti in sala, uno su tutto Toy Story 4 che invece sta catalizzando gli incassi di luglio.

Il Melodramma è ancora un genere apprezzato?

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Il Segreto di una famiglia – La Quietud rientra appieno nel genere del melodramma, ovvero un racconto a tinte forti, con una storia ricca di colpi di scena e al limite dell’inverosimile. Non si sperimenta e non si cita: in questo film non ci sono contaminazioni, come ad esempio era avvenuto con Tre Cuori, film francese del 2014 in cui si univa al melò il noir, e nemmeno rimandi ai capolavori del genere. Il film di Trapero non si erige a nuova proposta da considerare come avanzamento del genere, anzi è un lavoro dimenticabile per la freddezza con cui le vicende di questa famiglia argentina vengono messe in scena e per lo scollamento tra gli intrecci sentimentali e quelli storico politici dell’Argentina.

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