Venezia72 – Ti guardo (Desde allá): recensione

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Fra chi dava per certa la vittoria del cinese Behemoth, chi si aspettava un secondo Leone d’oro ad Aleksandr Sokurov per il suo Francofonia e chi, come il sottoscritto, sperava nella scelta coraggiosa da parte della giuria di premiare Anomalisa di Charlie Kaufman e Duke Johnson, alla fine nello stupore generale a spuntarla è stato il venezuelano Desde Allá, lungometraggio d’esordio di Lorenzo Vigas. La scelta da parte della commissione presieduta da Alfonso Cuarón ha spiazzato pubblico e addetti ai lavori non tanto per il film in sé, di qualità accettabile ma comunque fuori dal lotto delle pellicole più apprezzate della rassegna, quanto per il fatto che, pur trattando temi abbastanza scabrosi come l’omosessualità, la pedofilia e la vendetta, l’opera di Vigas non turba o sconvolge mai lo spettatore, trascinandolo in un vortice di solitudine, silenzio e incomunicabilità fine a sé stesso e non particolarmente emozionante. La decisione della giuria di Venezia fa così nuovamente discutere, ma Desde allá a differenza di titoli premiati negli ultimi anni come Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza, FaustSacro GRA non si segnala per nessuno spunto particolarmente originale o soluzione registica degna di nota, presentandosi come un film abbastanza innocuo e facilmente dimenticabile.

Desde Allá di Lorenzo Vigas con Alfredo Castro e Luis Silva

Armando (Alfredo Castro) è un uomo di mezz’età che lavora in un laboratorio di protesi dentali; vive un’esistenza silenziosa e solitaria, intrattenendo rapporti umani solamente con la propria sorella, che incontra saltuariamente. Il protagonista ha inoltre una particolare perversione, ovvero quella di adescare per strada giovani ragazzi, per poi pagarli per osservarli mentre si spogliano, masturbandosi alla vista della scena. Uno di questi ragazzi, un teppista di nome Elder (Luis Silva), reagisce duramente ai comportamenti di Armando, insultandolo prima per le sue tendenze omosessuali e arrivando poi a derubarlo e addirittura picchiarlo. Dopo le tensioni iniziali, nasce però un rapporto molto intimo fra i due, basato sulle comuni disavventure con i rispettivi padri, che farà prendere alle vite dei due protagonisti dei risvolti inaspettati.

Ti guardo (Desdè allá) – Un freddo e rigoroso esercizio di stile

Armando ed Elder sono due facce della stessa medaglia, tormentati da esperienze simili e affetti dallo stesso disagio sociale, ma dai caratteri diametralmente opposti: gelido, apatico e distaccato Armando, sanguigno, irruente e passionale Elder. Il progressivo ribaltamento dei ruoli fra i due, con il ragazzo che cerca sempre più insistentemente la compagnia dell’uomo maturo arrivando a invaghirsene, affronta temi non banali come l’omosessualità latente dei protagonisti e la loro elevata differenza d’età, che li porta spesso a tenere l’uno nei confronti dell’altro comportamenti simili a quelli fra padre e figlio. Questo rapporto così complesso e stratificato diventa il fulcro del racconto e della narrazione ma anche un grande limite del film, che al di là dell’interscambio fra i due protagonisti ha ben poco da offrire. I tempi sono dilatati all’inverosimile con sequenze statiche e ridondanti e con lunghi e assordanti silenzi, che, se da un lato rappresentano l’incomunicabilità della società moderna ed esaltano le doti espressive dei due ottimi attori principali, dall’altro manifestano la piattezza di una sceneggiatura che non accelera mai e che non ha il coraggio di approfondire e insistere su nessuno dei buoni spunti contenuti in essa, trascinandosi stancamente verso un finale cinico e duro ma anche abbastanza prevedibile, che non coinvolge emotivamente lo spettatore anche per la scarsa empatia che si viene a creare verso i due protagonisti, ugualmente fastidiosi e bidimensionali.

Desde Allá di Lorenzo Vigas con Alfredo Castro e Luis Silva

In una 72ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica che ha miscelato pellicole di grande denuncia sociale ad altre di forte (e a volte eccessiva) sperimentazione, stupisce la scelta da parte della giuria di premiare un film anonimo che non eccelle in nessuno dei due aspetti. Desde allá si rivela infatti un film tecnicamente convenzionale e poco graffiante a livello di contenuti, premiato ben oltre i propri effettivi meriti. Accettiamo comunque questo controverso verdetto, consapevoli del fatto che solo il tempo ci dirà se la scelta è stata corretta o se, come crediamo, quest’opera di Vigas finirà ben presto nel dimenticatoio.

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