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Pablo Trapero torna al cinema dopo la storia vera sul caso Pucci che lo vedeva impegnato nella sceneggiatura e direzione di El Clan, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2015, dove ha vinto anche il Leone d’Argento – Premio speciale per la regia. Nessun posto in concorso quest’anno per il cineasta, a cui viene riservata la sezione collaterale del festival per presentare il suo ultimo lavoro cinematografico Il segreto di una famiglia (La quietud), che lo vede nuovamente impegnato sia nella stesura che nella ripresa del film e che, se non si trova a partecipare alla corsa per i premi di quest’anno, è per un buon motivo.

Non è assolutamente un momento facile per la famiglia di Mia (Martina Gusman) ed Eugenia (Bérénice Bejo). Il padre non solo è gravemente malato, ma un processo in corso sta per svelare le scorrettezze che il genitore insieme alla loro madre ha compiuto durante la propria vita. Fortunatamente le due sorelle ci saranno sempre l’una per l’altra, di nuovo insieme dopo il ritorno a casa di Eugenia e nonostante i tradimenti che presto troveranno il modo di venire alla luce.

Il segreto di una famigliaLa famiglia e le insensatezze di TraperoIl segreto di una famiglia cinematographe.it

Relazioni familiari e intrighi amorosi che sfociano tutti in prestazioni sessuali: questo è ciò che si pone alla base di una pellicola in cui il ridicolo è dietro l’angolo, pronto a venir fuori quasi subito dopo l’inizio del racconto e che porta a far sfociare il film in un culmine di imbarazzo e insensatezza.

La quiete del titolo, nome anche della casa dove risiedono le due sorelle insieme alla madre interpretata da Graciela Borges, è ovviamente soltanto un escamotage narrativo per creare una forte antitesi con ciò che l’opera sta per mostrare. E non solo per gli avvenimenti che verranno svelati o l’inclinazione che i legami tra personaggi stanno per affrontare, ma si rivela anche in contraddizione con il caos dell’esagerazione messo in moto dalla sceneggiatura di Trapero, che non è intricata solo a livello di intreccio, ma è eccessiva nel suo voler complicare inutilmente la storia.

Il segreto di una famiglia – Il sesso senza sensualitàIl segreto di una famiglia cinematographe.it

La volontà del film di trattare il sessuale, rendendo gli scambi fisici frequenti tra i vari protagonisti – e a volte anche solo con loro stessi -, non viene restituita nemmeno in una sequenza, facendo rimanere senza alcuna percezione del conturbante, senza la tangibilità del sensuale, limitandosi a inquadrare gli scambi di contatto tra i personaggi e il loro continuo accarezzarsi. Il toccarsi, fondamentale quando si cerca di parlare di relazioni umane attraverso le pratiche del sesso, si annulla per il suo ripetersi in maniera inconsistente nella pellicola, finendo per trasmettere esattamente la sensazione opposta e rendendo così la ricerca di fisicità sterile.

Non è poi a causa degli attori se le loro performance si rivelano scadenti, una colpa che gli interpreti possono tranquillamente riversare a ragione sui dialoghi messi a punto dall’autore e che vanno ad aggiungersi alla fila di improbabilità che costituiscono Il segreto di una famiglia. E a rimetterci più di tutti non sono soltanto le sorelle Martina Gusman e Bérénice Bejo, ma è a Graciela Borges, a cui vengono affidati i momenti più inopportuni – e incresciosi – del film, suscitando esattamente le emozioni contrarie a quelle che la pellicola tentava di dare. E, per finire, anche nelle scelte musicali si rimarca la superficialità dell’opera, dal momento che risultano per niente adatte alle scene a cui vengono abbinate e che imperversano durante le sequenze, peggiorando la situazione. Nessuna pace per gli abitanti de Il segreto di una famiglia, nessuna pace neanche per il pubblico a cui capiterà di vederlo.

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