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Era il 2009 quando il primo film della trilogia originale della serie Millennium uscì nelle sale e il personaggio di Lisbeth Salander cominciò ad attrarre l’attenzione del pubblico. Sopravvissuta a un’infanzia traumatica, Lisbeth è diventata presto una vera e propria paladina per la difesa delle donne maltrattate e abusate nonché una delle prime rappresentati di quel movimento di emancipazione femminile che tanta parte sta avendo in questi ultimi dieci anni. Con un reboot già all’attivo datato 2011 con Rooney Mara nella parte dell’hacker svedese, il franchise di Millennium si appresta a ripartire con un nuovo capitolo della storia a metà tra soft-reboot e sequel. Basato sul nuovo romanzo della serie scritto da David Lagercrantz, Millennium – Quello che non uccide (in originale, The Girl in the Spider’s Web), presentato in anteprima mondiale alla Festa del Cinema di Roma, vede un cast interamente rinnovato e Fede Alvarez dietro la macchina da presa.

Millennium – Quello che non uccide: Lisbeth Salander tra passato e presente

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Iniziare un film con un flashback dell’infanzia della sua protagonista, esattamente laddove si colloca il momento di rottura con quella che diventerà la villain di questo episodio, è forse uno dei modi più abusati per dare l’avvio a una storia ma è anche uno di quello più efficaci. In questo modo abbiamo subito uno spaccato di un passato i cui traumi perseguiteranno per lungo tempo l’eroina del racconto. È in questo modo che troviamo Lisbeth (Claire Foy) da piccola mentre gioca a scacchi con la sorella e un ragno che si nasconde sotto il re viene liberato una volta in cui alla pedina è stato dato scacco matto. Il simbolismo non è dei più sottili e lo si capirà strada facendo quando il ragno diventerà un piccolo particolare anche fin troppo ricorrente. Trovando finalmente l’occasione di fuggire da un padre violento e morboso, Lisbeth si lascia cadere dalla finestra e abbandona per sempre la sorella Camilla (Sylvia Hoeks).

Anni più tardi, ritroviamo la Lisbeth che avevamo imparato a conoscere nei capitoli precedenti, quella che dà la caccia agli uomini violenti e li fa pagare per i loro peccati. Ma l’incursione della Lisbeth punitiva sembra più un tentativo di dare continuità al racconto che non una caratteristica distintiva del personaggio. Stavolta, infatti, l’intera pellicola vira verso una sorta di spy story pur mantenendo un livello d’azione molto alto. Contattata da un programmatore e crittografo per recuperare un pericoloso programma di controllo delle basi militari di tutto il mondo adesso in mani americane, la nostra protagonista si mette contro il Dipartimento di sicurezza svedese ma anche contro una misteriosa organizzazione i cui membri hanno tutti un ragno tatuato. In gioco entrerà anche il solito Mikael Blomkvist (Sverrir Gudnason), giornalista con cui Lisbeth ha avuto in passato una relazione.

Millennium – Quello che non uccide: un buon ritmo per un film di poco carattere

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Esplosioni, inseguimenti, lotte all’ultimo sangue, ferite richiuse con una spillatrice, Millennium – Quello che non uccide non si fa mancare niente muovendosi perfettamente a suo agio tra tutti quei cliché da film à la Mission Impossible in cui il duro di turno non ha paura di mettere la sua vita a repentaglio nelle situazioni più pericolose e di gettarsi nelle acrobazie più impensabili. Sebbene il personaggio di Lisbeth sia decisamente meno spaccone della media dei suoi simili, rimane comunque difficile non alzare mai un sopracciglio di fronte alla mole poderosa di prodezze cui si presta, tra cui l’attraversamento di un braccio di mare ghiacciato a Stoccolma a cavallo della sua moto.

Intreccio non dei più originali ma tuttavia credibile e funzionale, Millennium – Quello che non uccide mantiene un buon ritmo dall’inizio alla fine lavorando principalmente su una Lisbeth alle prese con un passato che ritorna sotto forma di una sorella che si credeva perduta. Ma se le occasioni per andare ancora più al fondo di uno scavo conoscitivo del personaggio non sarebbero mancate, si decide invece di non approfittarne consegnando quindi un personaggio troppo spesso bidimensionale.

Contrariamente a quello che di solito succede quando si vuole rilanciare un franchise o semplicemente far partire una nuova serie, il film di Alvarez non getta alcun ponte per un futuro sequel, limitandosi a una conclusione senza particolari colpi di scena. Nonostante rimanga, complessivamente, un film d’azione abbastanza godibile, Millennium – Quello che non uccide non riesce mai a emozionare veramente rimanendo gelido come le distese di neve che lambiscono Stoccolma.

Il film è in uscita nelle sale cinematografiche italiane il 31 ottobre con Warner Bros..

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