Fede Alvarez cinematographe.it

Dopo una prima trilogia interpretata da Noomi Rapace e il reboot americano con Rooney Mara, Lisbeth Salander, la hacker più famosa dell’universo letterario e cinematografico torna al cinema in un nuovo film che rilancia la produzione inglese e prende le mosse dai nuovi romanzi scritti dopo la morte di Stieg Larsson avvenuta nel 2004. Firmato da Fede Alvarez, Millennium – Quello che non uccide è stato presentato in anteprima mondiale alla Festa del Cinema di Roma.

Millennium – Quello che non uccide come punto di contatto tra la vecchia trilogia e i nuovi romanzi

Quando si lavora con qualcosa che è già stato adattato in passato,” comincia a dire Alvarez “la cosa principale non è fare paragoni o fare meglio, si deve solo cercare di raccontare la storia nel modo migliore per te e quel momento“. È naturale che la storia sia diversa, lo è prima di tutto nei libri dove anche i personaggi si sono evoluti. Quello che se ne ricava è una storia che perde un po’ di quello stile alla Agatha Christie che contraddistingueva, per esempio, il primo film per virare verso un universo noir,  una spy story à la James Bond. 

Lisbeth Salander in dialogo con la regina Elisabetta e i supereroi

Vera protagonista della storia è Lisbeth Salander, che però “non è la solita protagonista cui siamo abituati,” precisa Claire Foy che la interpreta nel film, “Lisbeth non è amichevole, non cerca minimamente di risultare affascinante e non fa niente per migliorare il suo carattere“. Così come lo aveva creato Larsson, quello della hacker è un personaggio molto complesso, difficile in cui la morte gioca un ruolo di primo piano nel definirla. Chiamata a riflettere sui punti di contatto tra Lisbeth e la regina Elisabetta che interpreta nella serie Netflix The Crown, “direi che sono due persone molto differenti fra loro per varie ragioni ma hanno qualcosa in comune,” concede Foy “ed è il fatto di non poter disporre liberamente delle proprie emozioni. Questo potrebbe essere un punto di contatto, a meno che la regina non guidi una motocicletta e io non ne sapessi niente” conclude ridendo l’attrice.

Se è difficile non pensare a Lisbeth come a una sorta di supereroe, sia Alvarez che Foy sottolineano quanto ammirino la forza di volontà del personaggio e la capacità con cui riesce a superare le sfide. “Ciò che ti motiva, che ti emoziona, è vedere l’umanità. Vedere che un personaggio ha fatto degli errori e cerca però di porvi rimedio mentre i supereroi sono come quegli uomini bellissimi che vedi nelle pubblicità di un profumo. Mi deprimono” chiosa Alvarez con una risata.

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