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Fra il 1959 e il 1991, Lucio Fulci ha girato oltre 50 film dei più disparati generi, spaziando dai musicarelli (I ragazzi del Juke-Box) al western (I quattro dell’apocalisse), dalla commedia parodistica (00-2 agenti segretissimi, 00-2 Operazione Luna) a quella sexy (La pretora), dall’avventura per famiglie (Zanna bianca) alla fantascienza (I guerrieri dell’anno 2072), fino a fare la storia del giallo italiano con Una lucertola con la pelle di donna, Non si sevizia un paperino e Sette note in nero. A rendere Lucio Fulci un mito del cinema internazionale è però il suo successivo periodo horror, cominciato con Zombi 2 e protrattosi fino alla morte del regista, passando per pietre miliari del genere come Paura nella città dei morti viventi, …E tu vivrai nel terrore! L’aldilà e Quella villa accanto al cimitero. Su questo periodo si concentra Fulci for Fake, primo biopic su Fulci, diretto da Simone Scafidi e presentato a Venezia 76.

Fulci for Fake, titolo che richiama alla memoria l’ultimo lavoro diretto da Orson Welles F for Fake (edito in italiano F come falso), ma che sintetizza anche un tratto distintivo del carattere del cineasta italiano, che tendeva ad alimentare in prima persona il suo mito e l’alone di mistero che circondava la sua figura con plateali invenzioni, come quella secondo cui Steven Spielberg si sia ispirato ai suoi lavori per Poltergeist – Demoniache presenze. Il poeta del macabro, il Godfather of gore, il terrorista dei generi, per citare solo alcuni dei tanti appellativi che gli sono stati dati, rivive attraverso i ricordi di chi l’ha conosciuto da vicino, come le figlie Antonella e Camilla (quest’ultima venuta a mancare appena pochi mesi fa), gli amici e colleghi Enrico Vanzina, Michele Soavi, Paolo Malco, Sergio Salvati, Fabio Frizzi e Sandro Bitetto, il biografo Michele Romagnoli e il fondatore di Nocturno Davide Pulici.

Fulci for Fake: l’omaggio alla vita e alla carriera di un maestro del cinema

Fulci for Fake Cinematographe.it
Il celebre finale di Zombi 2 sul ponte di Brooklyn

Scafidi opta per un approccio insolito per un documentario, e soprattutto per un documentario su un regista, limitando al minimo indispensabile gli spezzoni dei film di Fulci e concentrandosi invece particolarmente su foto private, registrazioni e ricordi personali di chi l’ha conosciuto. Particolarmente convincente è inoltre la scelta di rendere narratore del documentario Nicola Nocella (Il figlio più piccolo, Easy – Un viaggio facile facile), con l’espediente della preparazione per un fittizio film in cui l’attore dovrebbe interpretare proprio Fulci. Il suo approccio curioso ed empatico, soprattutto nei riguardi di Camilla Fulci, si sovrappone a quello dello spettatore, consentendo anche ai profani della filmografia del regista di apprezzare il racconto.

Fulci for Fake diventa così sia un sentito omaggio alla filmografia di un sottovalutato maestro del nostro cinema, scandagliata con la solita competenza e senza peli sulla lingua da Davide Pulici, ma anche e soprattutto un ritratto altrettanto interessante dell’uomo dietro all’artista. Un uomo burbero, per sua stessa ammissione misogino e poco affettivo, mai completamente comprensibile neanche per i propri cari e per i più stretti collaboratori. Un cineasta poliedrico e dalla sopraffina tecnica, segnato indelebilmente da un tormentato rapporto con le donne (esplicitato dalle eteree apparizioni del personaggio di Martina Troni) e da due disgrazie personali, il suicidio della moglie e la paralisi di Camilla dopo una caduta da cavallo, che hanno acuito il suo lato più tenebroso, diventando tragica fonte di ispirazione per delle opere sempre più cupe e violente.

Fulci for Fake: vizi e contraddizioni di un’artista

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Mentre il cinema di Fulci, come puntualmente sottolineato da Pulici, può essere riassunto e condensato nel suo memorabile ciclo horror, l’uomo dietro all’artista sfugge a qualsiasi tentativo di classificazione. Dalle parole di Paolo Malco emerge per esempio un regista rigoroso e autoritario sul set, ma allo stesso tempo goliardico e amichevole nella vita privata. Dagli struggenti racconti di Camilla comprendiamo la sua tendenza a chiudersi in se stesso, ma anche i suoi imprevedibili slanci di affettuosità, come quelli per il nipotino. I ricordi di Antonella ci mostrano invece un padre particolarmente libertino, più a suo agio nello spronare la figlia all’avventura che nel ricordarle impegni più concreti.

Fulci for Fake si plasma sulla figura del suo protagonista, allontanandosi sia da un’acritica agiografia, sia dalla semplice biografia, sia dalla pura saggistica. Il risultato è un documentario doloroso e particolarmente malinconico, dove emergono i vizi e le contraddizioni di un uomo a cui la vita ha riservato più batoste che trionfi e i cui sforzi non sono sempre stati ripagati dalla stima di pubblico e addetti ai lavori. Mi ameranno quando sarò morto, diceva il già citato Orson Welles a proposito della sua carriera. Frase facilmente adattabile anche a Fulci, caduto nell’oblio durante gli anni ’90 e poi giustamente rivalutato grazie alla passione degli amanti del cinema di genere, a riviste specializzate come Nocturno e agli espliciti omaggi di grandi cineasti come Sam Raimi, Quentin Tarantino e Wes Craven.

Fulci for Fake: un’opera sincera e appassionata

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Il suggestivo finale di …E tu vivrai nel terrore! L’aldilà

Con una di quelle rivincite che la vita e il cinema ogni tanto sanno regalare, oggi quel regista bistrattato dalla critica e bollato superficialmente come mestierante è considerato uno dei più grandi registi italiani, e i suoi lavori viscerali, inquietanti e ironicamente macabri guadagnano popolarità fra le nuove generazioni di cinefili. Riscatto completato dallo splendido Fulci for Fake, che dall’ambita passerella di Venezia 76 celebra non soltanto la sua produzione artistica, ma anche la sua personalità schietta, verace e incapace di scendere a compromessi. Un’opera sincera e appassionata di Scafidi e della Paguro Film, che riesce nel difficile intento di accontentare i fan di Fulci con aneddoti e retroscena inediti e di avvicinare ai lavori di questo maestro del cinema chi non ha ancora avuto la fortuna di conoscerlo.