voto del pubblico 2.4/5
voto finale 2.4/5
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Bright è un film originale Netflix del 2017, scritto da Max Landis (figlio del più celebre John) e diretto da David Ayer (Suicide Squad). I protagonisti della pellicola sono Will Smith, Noomi Rapace, Joel Edgerton e Lucy Fry. Con oltre 90 milioni di dollari di budget, Bright è il film più dispendioso della storia di Netflix.
Bright Cinematographe

Bright è ambientato in una realtà alternativa del tutto simile alla nostra dal punto di vista tecnologico, ma caratterizzata dalla convivenza fra gli umani e varie razze tipiche del fantasy come elfi, orchi, nani e fate. Un mondo in cui gli elfi costituiscono la classe privilegiata, gli orchi quella odiata e ghettizzata e gli umani stanno nel mezzo a mantenere l’ordine, anche con le maniere forti.

I protagonisti della storia sono l’umano Daryl Ward (Will Smith) e l’orco Nick Jakoby (un irriconoscibile Joel Edgerton), due poliziotti di Los Angeles uniti dalla professione, dal malcelato disprezzo dei colleghi e da un incidente avvenuto tempo prima, in cui l’uomo ha rischiato di perdere la vita per mano di un orco, anche a causa di una leggerezza del suo collega. In una Città degli Angeli dominata dall’odio e dalle tensioni razziali, i due si trovano coinvolti in una lotta millenaria fra forze magiche e signori oscuri, che li porterà a rivelare il marcio e la corruzione della loro società e a confrontarsi con inquietanti poteri ancestrali.

Bright: il primo blockbuster Netflix fra fantasy, action e buddy cop movie

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Alla sua prima produzione paragonabile ai blockbuster cinematografici, Netflix realizza una pellicola convulsa e multiforme, forte di un innegabile coraggio nel miscelare fantasy, buddy cop movie e cinema d’azione con una trama imperniata sul razzismo. Tuttavia, l’intera opera è afflitta da uno sviluppo narrativo estremamente caotico e infarcito di cliché.

Senza troppe spiegazioni, Bright ci precipita in una Los Angeles idealmente non lontana dalla Johannesburg dello straordinario District 9 di Neill Blomkamp, segnata dalla difficile integrazione fra razze diverse nonostante una convivenza millenaria. David Ayer trova un iniziale solido appiglio nella ben assortita coppia formata da Will Smith e da un sorprendente Joel Edgerton, estremamente espressivo nonostante la massiccia dose di make-up che gli copre il volto. Per tutto il primo atto, il cineasta statunitense lavora sulla solida base dei buddy cop movie a cavallo fra anni ’80 e ’90, imbastendo un’apprezzabile riflessione sull’emarginazione e sul pregiudizio, a margine di una Los Angeles che tracima squallore e disagio da ogni vicolo.

Bright è afflitto dallo stesso caos narrativo che aveva affossato Suicide Squad

Peccato che David Ayer disperda gran parte delle buone premesse in un secondo atto caratterizzato dal medesimo disordine narrativo che aveva afflitto il precedente lavoro del regista, Suicide Squad. Evidente è la mancanza di una direzione chiara e precisa da seguire. La componente action prende il sopravvento sul resto e il film si accartoccia inesorabilmente su se stesso, precipitando in un vortice di spunti, richiami e contaminazioni, privo di spessore ed epica. Nonostante l’impronta di Ayer sia decisamente più palpabile rispetto al vituperato cinecomic DC, Bright scivola così in una fiera del già visto e rivisto, mantenendosi faticosamente a galla solo grazie al duo di protagonisti e a un’efficace colonna sonora rap e hip hop, che calza a pennello con lo spirito del racconto.

Pur rivelando grossi limiti dal punto di vista scenografico ed effettistico, con alcune sequenze nella parte finale che fanno quasi rimpiangere le scene dell’Incantatrice Cara Delevingne in Suicide Squad, il principale difetto di Bright è proprio la mancanza di decisione e convinzione nello sfruttare non solo l’ottima premessa politica e razziale, limitata solo alla prima parte del film, ma anche l’interessante universo che fa da contorno e la miscela potenzialmente esplosiva fra bacchette magiche, signori oscuri e altri archetipi del fantasy con la putrida Los Angeles rappresentata nel racconto. Una mancanza di personalità che penalizza inevitabilmente il risultato finale, ma che può essere corretta dall’imminente seguito, annunciato dalla stessa Netflix ancora prima dell’approdo in streaming del film.

Bright: segnale di allarme o pietra angolare di un luminoso futuro di Netflix?

Ciò che ci rimane è un onesto prodotto di intrattenimento, pesantemente devitalizzato già dopo un terzo di film e claudicante fra confronti a fuoco, colluttazioni e fantasy fino alla prevedibile conclusione. Troppo poco per una produzione su cui Netflix ha investito molto, ma anche lontano dal disastro annunciato dai media americani nei giorni scorsi.

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Annunciato come potenziale cult, questo primo blockbuster targato Netflix si rivela abbastanza deludente e incapace di sfruttare adeguatamente una mitologia accattivante e dagli echi tolkeniani. Un prodotto che al cinema con ogni probabilità sarebbe stato un clamoroso flop, ma che su Netflix potrebbe fungere da pietra angolare per un possibile franchise interno al celebre servizio di streaming. Quel che è certo è che Netflix è ora chiamata a una difficile e accurata riflessione sulla propria dimensione e identità. Con la concorrenza sempre più agguerrita di Amazon Prime Video e quella imminente da parte di Disney, produzioni ad altissimo budget come Bright potrebbero infatti rivelarsi non sostenibili economicamente e controproducenti nel lungo periodo, portando a un forte ridimensionamento di questo astro nascente dell’intrattenimento.

Non ci resta che aspettare quindi le prossime produzioni, come l’attesissimo The Irishman di Martin Scorsese, per capire se Bright sia stato un preoccupante segnale di allarme o un incerto e imperfetto tassello su cui costruire un futuro ancora più luminoso.

Bright è disponibile su Netflix dal 22 dicembre.