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Dal momento dell’annuncio era chiaro che la serialità televisiva sarebbe cambiata ancora una volta, determinando un innalzamento dell’asticella della qualità di scrittura come poche altre volte nel corso degli ultimi vent’anni. È finalmente arrivata Watchmen (2019), la nuova serie HBO ideata da Damon Lindelof (The Leftovers) e ispirata all’omonima graphic novel di Alan Moore e Dave Gibbons.

Watchmen: ecco il trailer ufficiale dell’atteso adattamento di HBO

La serie, che non è nemmeno il primo prodotto audiovisivo ispirato a Watchmen visto il lungometraggio di Snyder del 2009, vede la partecipazione del Premio Oscar 2019 alla Miglior attrice non protagonista Regina King, Jean Smart, Tim Blake Nelson, Louis Gossett Jr, Don Johnson, Yahya Abdul-Mateen II, James Wolk, Frances Fisher e il Premio Oscar 1991 al Miglior attore protagonista Jeremy Irons.

In quanto tale però, Watchmen è un adattamento quasi del tutto autonomo rispetto al materiale di Moore e Gibbons – qui anche nelle vesti di produttore – Lindelof infatti ha specificato come la serie di Watchmen non sia una diretta trasposizione, piuttosto un prodotto ispirato a quel materiale, per poi essere opportunamente remixato – mostrandoci il punto di vista di svariati protagonisti tra cui, principalmente, quello della Angela Abraham di Regina King.

Watchmen: la data della premiere della serie probabilmente rivelata

Watchmen verrà rilasciata da HBO – negli USA – a partire dal 20 ottobre 2019, ma in Italia avremo l’opportunità di vederla in versione originale già dall’indomani mattina-notte su Sky Atlantic. Per la versione doppiata invece, bisognerà aspettare il 28 ottobre 2019.

Watchme: sulle orme del sentiero tracciato da Snyder nel 2009

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Stesso titolo ma badate bene, sul piano stilistico Watchmen di Lindelof c’entra poco e niente con il Watchmen di Snyder del 2009. La pellicola omonima – dopo l’omicidio del Comico – verteva su di una narrazione in cui l’elemento cinecomic era funzionale nel creare una mitologia con cui far immergere lo spettatore in un impianto narrativo dai conflitti shakepeariani; nel prodotto di Lindelof invece, ci troviamo dinanzi a un qualcosa più vicino a un The Leftovers che non a un The Boys o un Doom Patrol e/o un Arrow: un cinecomic drama.

Narrativamente parlando invece, come riportato dallo stesso Lindelof in presentazione di serie, Watchmen è un sequel effettivo dell’omonimo film del 2009. Gli eventi narrativi di questo primo ciclo di episodi quindi – ben nove – ripartono proprio dalla pellicola di Snyder.

Watchmen – Damon Lindelof rivela: “La serie sarà un sequel”

Le differenze stilistiche le si notano a partire dal pilot. Con Watchmen non assistiamo all’ennesima origin story del genere cinecomic seriale con cui apprendiamo come i personaggi siano diventati “super” – componente presente seppur con il contagocce tramite brevi flashback nel corso della narrazione; piuttosto un impianto narrativo “in medias res” volto a farci immergere gradualmente nel contesto narrativo delineato da Lindelof. Watchmen ci presenta infatti una realtà alternativa dove i “super” sono ora dei fuorilegge ora delle risorse che lavorano sotto mentite spoglie a stretto contatto con le forze di Polizia.

L’espediente della realtà alternativa è una risorsa di non poco conto per Watchmen, che gli permette di compiere una rilettura di eventi storici fondamentali nella storia dell’umanità, inserendovi così elementi inusuali e nuovi, dando vita a una nuova significazione a personaggi ed eventi rilevanti nel XX° Secolo; il tutto non è un semplice vezzo artistico, piuttosto la costruzione di un terreno fertile in cui poter affondare le radici narrative.

Watchmen: ecco il nuovo trailer dell’adattamento di HBO

Il sopracitato riferimento a The Leftovers non è casuale, Watchmen infatti procede secondo una narrazione dal ritmo lento, che punta tutto sulla caratterizzazione psicologica dei suoi personaggi dalla doppia vita. Lindelof riesce infatti a gestire abilmente sia la componente umana dei suoi protagonisti, che quella action; la scelta di quest’ultima parola, anziché il più comune eroico come accadrebbe di norma, non è casuale: ci sono ben pochi eroi “tipici” e ben poco eroismo in Watchmen.

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Il legame tra il film del 2009 e la serie omonima del 2019, permette così di giustificare easter-egg e presenze sceniche di alcuni degli eroi della pellicola precedente seppur in una nuova veste. Nel lungometraggio di Snyder gli eroi erano uomini imperfetti vittima delle loro pulsioni, ma comunque riconosciuti e venerati come tali. Gli eroi della nuova creatura di HBO invece, non possono definirsi eroi, piuttosto vigilanti, vendicatori, antieroi, fuorilegge, terroristi, paramilitari; scegliete voi il termine adatto, calzano tutti.

Watchmen: Damon Lindelof svela nuovi dettagli della serie HBO

Ci ritroviamo così, dinanzi all’ennesima nuova declinazione del genere cinecomic in una veste da dramma psicologico dai toni oscuri. In Watchmen non troverete uomini con un’armatura di metallo pronti all’estremo sacrificio, supersoldati leggendari, mutanti e miliardari eccentrici, ma antieroi, perlopiù gente comune dai talenti straordinari che deve scendere a patti con un mondo folle dalle leggi ancora da scrivere e per noi spettatori tutte da scoprire.

Watchmen – King e Irons illuminano la scena

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Il valore aggiunto di una narrazione come quella di Watchmen, capace di bilanciare perfettamente l’elemento psicologico con quello action, è la presenza di un nutrito cast di attori allo stato dell’arte. A partire dalla Detective Angela Abraham/Sister Night di Regina King su cui si impernia la doppia anima dello show tra elemento fortemente psicologico/introspettivo e cinecomic, un delicato equilibrio che tende a vacillare nel corso del dipanarsi della narrazione.

Watchmen: Regina King protagonista del nuovo poster

Senza tralasciare il Looking Glass di Tim Blake Nelson – personaggio curioso e tormentato tutto da scoprire – e il narrativamente imprescindibile Will Reeves di Louis Gossett Jr; il vero astro splendente di Watchmen è l’Adrian Veidt/Ozymandias di Jeremy Irons (interpretato nella pellicola del 2009 da Matthew Goode). La presenza scenica di Ozymandias nella solitudine del villain cresce lentamente con l’evolversi della narrazione, in una susseguente evoluzione di toni che virano sempre di più tra la cura stilistica di Downton Abbey e il grottesco-surreale del cinema di Lanthimos.

Per archi narrativi che tra digressioni temporali e respiro scenico differente pur vivendo nello stesso ambiente/contesto scenico, procedono gradualmente e in parallelo, verso un incontro che diverrà inevitabile nel dipanarsi dell’intreccio, perché voluto dall’eterna dicotomia tra bene e male che porta avanti ogni storia (di genere) che si rispetti.

Watchmen: una pietra miliare della serialità televisiva

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Tra un fortissimo sottotesto razziale che affonda le sue radici nei primi anni del XX Secolo, rielaborazioni di eventi storici, forti personaggi femminili, comprimari eccellenti e un ritratto impietoso della violenza anarchica – e di corruzione – dell’America dei giorni nostri, Watchmen si inserisce come il nuovo ago della bilancia nella serialità televisiva contemporanea – e in particolare del genere cinecomic di cui diventa la quintessenza.

La serie di Lindelof – specie con il legame con il film di Snyder – si dimostra un prodotto seriale di altissimo livello per la sua capacità di gestire le complesse personalità dei suoi protagonisti, e la componente cinecomic da cui è tratta, andando ben oltre la figura dell’uomo in calzamaglia dedito al bene, ma delineando un ambiente narrativo complesso e frastagliato pieno di magnifiche sfumature.

The Boys, Watchmen e gli Avengers: la sovversione dei cinecomic

Ci troviamo, tuttavia, dinanzi a un prodotto maturo e parecchio impegnativo rispetto alla media del genere – specie nel dipanarsi dell’intreccio e nel ritmo -, che proprio per questo dovrà chiedere allo spettatore uno sforzo in più nell’accedervi e nel lasciarsi guidare in questo viaggio. Ne varrà la pena però, Watchmen è qualcosa di molto vicino alla perfezione.