Le Mans '66 - La grande sfida cinematographe.it

James Mangold è il regista delle grandi narrazioni. Dopo l’intimismo disturbato di Ragazze interrotte (1999), la biografia e l’amore di Johnny Cash con June Carter in Quando l’amore brucia l’anima (2005) e l’ultima, epica parabola del Wolverine di Hugh Jackman in Logan (2017), il cineasta americano si dedica alle gare da corsa sportive con Le Mans ’66 – La grande sfida, la storica competizione che vedeva scontrarsi la Ford, nel suo pieno momento di crisi, con la Ferrari, la privilegiata di qualsiasi circuito.

Le Mans ’66 – La grande sfida: recensione del film di James Mangold

La storia vera è stata rimaneggiata dagli sceneggiatori Jez Butterworth, John-Henry Butterworth e Jason Keller, per aggiungere quel senso di leggenda che già percorre le vicende realmente accadute a Ken Miles e Carroll Shelby. Cominciamo dall’inizio. Tutto ha avuto principio con un accordo commerciale finito male. Nel 1963 Henry Ford II, nipote di Henry Ford, decise che la Ford Motor Company doveva interessarsi alle gare da corsa. C’era un solo problema, il più pregnante, ossia che Henry Ford II non aveva dalla sua alcuna auto sportiva. Decise così di acquistarne una e di comprarla dalla Ferrari.

Le 24 Ore di Le Mans, la GT40 e l’inizio della sfida

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Ford inviò un proprio rappresentante a Modena, in Italia, per concludere un accordo con Enzo Ferrari. Gli americani offrirono dieci milioni di dollari, ma quando le trattative si avvicinarono alla conclusione, la Ferrari si oppose a una delle clausole del contratto, cioè quella in cui veniva detto che la Ford avrebbe controllato il budget – quindi le decisioni – del suo team da corsa. La Ferrari, non poteva accettare di perdere un’autonomia così grande, quindi mandò negli Stati Uniti un messaggio direttamente a Ford II, cioè che c’era qualcosa che i suoi soldi non avrebbero potuto comprare.

Al posto della vendita, non andata a buon fine, Ford decise di indirizzare i propri soldi e la sua ingegneria verso una nuova società e mettere in moto, così, anche la propria vendetta. Decise che la Ford avrebbe formato il proprio team di gare, con l’obiettivo di battere la Ferrari nella competizione più prestigiosa del mondo: le 24 ore di Le Mans. Questo diede vita allo scontro tra due egocentrismi titanici, che spinse la Ford a progettare la più grande macchina da corsa americana: la GT40. Un mash-up ingegneristico tra le Nascar ad alta velocità e l’etica hot-red californiana, che non permise però la vittoria della Ford né nel 1964 o nel 1965, nonostante le audaci innovazioni e una strategia sfrenata che li portò, però, direttamente agli accadimenti del 1966.

Le Mans ’66 – La grande sfida: quando Carroll Shelby e Ken Miles arrivarono alla Ford

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Ford portò nella società – prima del 1966 – Carroll Shelby, nel film Le Mans ’66 – La grande sfida interpretato da Matt Damon, che portò a sua volta il pilota Ken Miles. Ken Miles aveva testato la GT40 e aveva dato un commento particolarmente negativo, portando la Ford a costruire un nuovo motore per maggiore affidabilità. La Ford si presentò così a Le Mans 1965 molto fiduciosa, avendo già vinto nei circuiti di Dayton e Sebring a inizio anno. Tuttavia decise di cambiare, ancora una volta, i motori, tornando a dei componenti meno adatti, portando le macchine a guastarsi e far vincere, ancora una volta, la Ferrari.

Arrivò il 1966 e la Ford ebbe la sua nuova occasione con Le Mans con un’altra GT40, sempre dopo aver piazzato sul podio le sue macchine a Daytona e Sebring. Al termine della prima metà delle ventiquattro ore, quattro delle otto GT40 si erano guastate. Al termine della gara, invece, tutte le Ferrari avevano ceduto. La Ford si classificò al primo, secondo e terzo posto, segnando la sua prima vittoria a Le Mans. Ken Miles fu veramente privato della meritata vittoria, tutto per la famosa foto desiderata da Henry Ford II, e fece vincere i due veicoli Ford che avevano coperto una maggiore distanza, vista la loro partenza più indietro rispetto alla macchina guidata dal pilota Miles.

Le Mans ’66 – La grande sfida: dalla storica foto alla fine di un talento

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La Ford non si curò minimamente della vittoria “rubata” a Ken Miles, troppo contenta non solo del proprio posizionamento, ma anche di quello della Ferrari, distante dalle loro macchine di quarantasette giri. Ken Miles, nonostante la grande delusione, si tirò su pensando che l’anno successivo sarebbe andata meglio. Non perse tempo e tornò subito in pista. Riprese i test lasciati in sospeso della J-Car Ford, con nuovi miglioramenti ingegneristici per rendere l’auto più leggera.

Ken Miles stava guidando sul campo di Riverside quando l’auto J inaspettatamente si capovolse e prese fuori, uccidendo l’uomo all’istante. Shelby parlò molto poco della morte di Miles, visto proprio il grande dolore provato che lo accompagnò per tantissimi anni. Entrambi amavano le macchine veloci e i circuiti e riconosceva nell’amico un talento unico. La morte di Ken Miles fu un evento trainante per l’installazioni ulteriori di altre precauzioni nei veicoli. Questi sistemi di sicurezza, ossia sorte di gabbie d’acciaio, riuscirono a salvare Mario Andretti proprio nella gara di Le Mans nel 1967, come innumerevoli altro volte da allora. La Ford, grazie al contributo di Carroll Shelby e Ken Miles, ottenne la vittoria a Le Mans anche nel 1967, 1968 e 1969.

Miles fu, nonostante la questione della vittoria, sempre riconoscente verso la Ford, il che si coglie anche da una delle dichiarazioni che rilasciò dopo Le Mans: “Per favore, stai attento a come riferisci ciò che ho detto. Lavoro per queste persone, loro sono stati molto buoni con me.”. Ken Miles fu apprezzato per la cura con cui si approcciò alla sua squadra, mostrandosi un uomo di talento, che metteva gli interessi del team davanti ai propri.

Le Mans ’66 – La grande sfida, con protagonisti Christian Bale e Matt Damon è in sala dal 14 novembre 2019 distribuito da 20th Century Fox Italia.

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