The Irishman,Netflix, Cinematographe.it

Traendo spunto dalla realtà Martin Scorsese dirige il suo ultimo film che, dopo un passaggio in alcune sale selezionate, è approdato sulla piattaforma streaming di Netflix. The Irishman è una storia fatta di gangster, famiglia e rischi che, grazie all’ausilio della CGI, fa viaggiare nel tempo i protagonisti interpretati da Robert De Niro, Joe Pesci e Al Pacino.

Basato sul libro di Charles Brandt, I Heard You Paint Houses: Frank “The Irishman” Sheeran e Closing the Case su Jimmy Hoffa, il film parla di Frank Sheeran (interpretato da Robert De Niro), un funzionario del sindacato che aveva stretti legami con la famiglia criminale dei Bufalino e col presidente dei Teamsters Jimmy Hoffa. Mentre molti elementi della storia di Sheeran sono stati contestati, le sue stesse affermazioni lo ritraggono come un sicario della mafia, nonché l’uomo che ha commesso l’omicidio di Hoffa, il cui corpo non è mai stato trovato. Un argomento intricato e dal fascino cinematografico a dir poco irresistibile.
Con i suoi 209 minuti di durata The Irishman (che qualcuno ha giudicato “noioso”) è un film ambizioso, sicuramente costoso (il budget investito è stato di $ 159 milioni), in cui il regista mette in gioco tutta la sua maestria senza paura di osare. Senza dubbio se avete visto il film sarete rimasti un po’ attoniti dal finale, che lascia tutto un po’ in sospeso. Cerchiamo quindi di analizzarlo nel dettaglio!

The Irishman: cosa succede nel finale del film?

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L’incipit del film ci porta all’interno di una casa si cura in cui è ricoverato Frank Sheeran (Robert De Niro) il quale, seduto su una sedia a rotelle, racconta la storia della sua vita fatta di piccoli colpi di fortuna che l’hanno introdotto nei giri “giusti”, ma soprattutto tempestata di crimini. Non c’è arroganza né trionfo nella sua voce, solo il fluire lento del tempo che il cineasta si premura di tracciare attraverso la scomparsa e poi il riaffiorare delle rughe sul volto. Sheeran racconta la sua esistenza, il lavoro con Jimmy Hoffa (interpretato da Al Pacino) e Russell Bufalino (Joe Pesci); il rapporto instaurato con Hoffa – prima un semplice superiore/collega, poi un amico fraterno -, il legame che quest’ultimo stringe con la figlia di Frank (Peggy) e ancora la battaglia per la leadership del sindacato Teamsters, in cui Hoffa si ritrova a fronteggiare la dura opposizione da parte dei colleghi e di Robert F. Kennedy, il nuovo procuratore generale che ha lanciato un comitato sulle attività improprie nell’organizzazione del lavoro, soprannominato Get Hoffa Squad.

In The Irishman vediamo che Hoffa viene mandato in prigione per manomissione della giuria, per poi essere rilasciato nel 1971, grazie al presidente Richard Nixon. Le condizioni però dettano la sua uscita di scena dal Teamsters fino al 1980. Ma Jimmy Hoffa non ci sta: quello è il suo sindacato e si farà da parte solo quando non ci sarà più! Nella pellicola di Scorsese vediamo gli assidui tentativi di chi gli sta intorno di indurlo a mollare la presa. E mentre Frank Fitzsimmons fa notare ai Bufalino che le famiglie criminali non avrebbero apprezzato il suo atteggiamento, l’amico Frank Sheeran cerca in tutti i modi di portarlo alla ragione e risolvere il problema, ma invano.
The Irishman mette in piedi una serie di scene simili che rimarcano la testardaggine di Hoffa e la profonda malinconia di Frank. Alla fine sarà proprio lui a farsi carico della cosa più atroce: uccidere il suo collega e amico fraterno Jimmy.

Corre l’anno 1975 e Frank Sheeran e Russell Bufalino sono in viaggio insieme alle loro mogli per andare a un matrimonio. Ogni sosta è per lo spettatore un motivo valido per fare un tuffo nel passato dei protagonisti; ogni avanzamento dell’autovettura ci fa procedere verso la verità, facendo ritirare le rughe dai volti dei protagonisti (che nella mente e nei ricordi del personaggio di De Niro sono ancora in salute e nel pieno dell’attività criminale).
E mentre il viaggio dei quattro procede notiamo in particolare una telefonata tra Frank e Jimmy e comprendiamo che il personaggio di Al Pacino è convinto che tutto stia andando a gonfie vele e che abbia ancora il pieno controllo della situazione. Ma un cambio di programma fa intendere a Frank e a tutti noi che i piani predisposti da Russell sono ben altri: il boss mafioso infatti informa Frank che l’uccisione di Hoffa è stata ufficialmente programmata e lui non può fare nulla per tentare di salvarlo. Mentre le mogli restano in albergo, Russell lo accompagna a prendere il suo jet privato così da raggiungere Jimmy e compiere il suo dovere.
Il legame che lega i due uomini è tale che il malcapitato non sospetta minimamente di un tradimento: si fida ciecamente del suo amico e lo segue nella casa in cui è stato programmato il famoso incontro che avrebbe dovuto risolvere la situazione. Ma non appena mette piede nell’appartamento Jimmy Hoffa fiuta che qualcosa non va e suggerisce a Frank di andare via. Ma proprio mentre si gira per afferrare la maniglia della porta d’ingresso e uscire Sheeran gli spara a distanza ravvicinata, senza pensarci su due volte. Poi ripone la pistola sul cadavere e va via, lasciando che siano altri a occuparsi di smaltire il corpo. Finito il suo lavoro riprende il jet e raggiunge Russell e le due donne, alla volta del matrimonio.

L’omicidio di Hoffa sconvolge da vicino la vita di Frank e alla fine tutta la gang criminale finisce in prigione per via di varie accuse, ma nessuna legata alla morte di Jimmy Hoffa. Tutti periscono dietro le sbarre, lasciando Sheeran unico superstite in grado di far luce sulla terribile scomparsa del boss. Ma il finale mostra chiaramente come egli resti impassibile davanti alle domande degli investigatori, anche quando gli viene detto che sono tutti morti e che la legge non può più colpire nessuno, Frank non proferisce parola.

Perché Frank Sheeran uccide Jimmy Hoffa?

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Forse i più giovani non sanno chi è Jimmy Hoffa; neanche l’infermiera che assiste Frank alla casa di cura lo sa, ma The Irishman ci sottolinea quanto fosse popolare a quel tempo, quando era all’apice della sua carriera sindacale.
La sua importanza in America è dovuta al ruolo che egli rivestì all’interno del sindacato degli autotrasportatori, che ampliò con l’inclusione di camionisti e pompieri, fino a puntare poi all’inclusione delle linee aeree e degli altri mezzi di trasporto. Nel 1964 riuscì a ottenere il primo accordo nazionale per le tariffe dei trasportatori con il National Master Freight Agreement. Sotto la sua guida, i Teamsters divennero il più grande sindacato per appartenenza agli Stati Uniti, con oltre 2,3 milioni di membri.
Tutto questo però Jimmy riuscì a farlo anche e soprattutto grazie al suo coinvolgimento nella criminalità organizzata. Non a caso sulla sua testa pesavano diverse condanne penali, che però non l’avevano mai messo in seria difficoltà: l’avvocato Bill Bufalino (Ray Romano), cugino di Russell, gli aveva fatto abilmente evitare la prigione per molti anni, finché Robert F. Kennedy non decise di prenderlo di mira attraverso i suoi comitati, tant’è che Hoffa finisce in carcere con l’accusa di aver usato impropriamente il fondo pensione dei Teamsters per fare prestiti a importanti figure della criminalità organizzata.

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Tuttavia, la sua scomparsa ha rappresentato uno dei crimini irrisolti più noti del XX secolo, alimentando ipotesi e cospirazioni. Dichiarato morto il 30 luglio 1982, le affermazioni fatte da Sheeran rappresentano solo un piccolo tassello nell’immenso puzzle che compone la scomparsa di Hoffa, che molto probabilmente sarà destinato a restare incompleto per sempre.
Come ci mostra Martin Scorsese in The Irishman, la morte di Hoffa è stata decisa dai Bufalino perché sapeva troppo. I Teamsters avevano forti legami finanziari con il sindacato criminale guidato da Russell e durante una cena di rappresentanza, in cui Sheeran viene premiato, Russell Bufalino riferisce a Frank di parlare con Hoffa per fargli sapere che le principali famiglie criminali non sono contente dei suoi tentativi di tornare a occuparsi dei Teamsters. Hoffa non ascolta e dice a Sheeran, con elegante tono di minaccia – che non userà contro i Bufalino tutte le informazioni che ha sul loro conto.

Durante la serata c’è una conversazione tra Russell Bufalino e il leader dei Teamsters, in cui il mafioso interpretato da Joe Pesci rimarca più e più volte il fatto che non ha nulla di personale contro di lui, tirandosene puntualmente fuori e portando in luce i suoi interessi e il legame di entrambi con Frank.
Va ovviamente sottolineato come la collaborazione tra Hoffa e Sheeran sia merito di Bufalino, anche se l’amicizia tra i due è chiaramente casuale: evidentemente Hoffa non ha con nessun altro un legame simile e questo gioca a favore degli intenti di Russell.
In tutto questo Frank Sheeran è un semplice esecutore che fa ciò che gli viene commissionato e il fatto che si tratti del suo migliore amico (che si assicura che lui stia bene anche un attimo prima di ricevere qualche pallottola in testa per mano sua) non fa nessuna differenza.

Perché Peggy non parla più con Frank?

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In questo contesto Peggy è una delle poche figure femminili in un mondo fatto di uomini senza scrupoli. I suoi silenzi sono schiaffi nei confronti di quegli adulti così cinici e dal grilletto facile. La Peggy bambina ha timore di Russell, non vuole averci niente a che fare ed evita di accettare i suoi doni. Tuttavia il suo atteggiamento con Jimmy è totalmente differente: ce lo annuncia la voce narrante di De Niro, ma lo vediamo da soli nelle scene che li vedono mangiare un gelato e divertirsi e anche quando, ormai donna (interpretata da Anna Paquin), danza con lui.

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Quando la TV annuncia la scomparsa di Jimmy Hoffa Peggy capisce subito che il padre è immischiato in quella sporca faccenda, lo capisce dal suo modo di fare, dal fatto che non ha chiamato la moglie dell’amico, nonostante siano passati due giorni dall’accaduto. Da quel momento non gli rivolgerà più la parola, neanche quando lui andrà a trovarla a lavoro. E, certo, questo è dettato dall’affetto che la ragazza prova per Jimmy, ma di fatto è solo la goccia che fa traboccare il vaso, la frattura definitiva del rapporto complicato tra padre e figlia.

Ma perché Peggy odia così tanto suo padre? Perché si è resa conto fin da bambina di ciò di cui era capace (come quando, dopo essere stata afferrata bruscamente per un braccio da un commerciante, lui la difese trascinando quel tizio per strada e malmenandolo). Perché Frank ha sempre anteposto il suo dovere di criminale a quello di padre e perché quel suo modo violento di fare, quelle uscite alle ore più improbabili della notte con una pistola nella cinta hanno sempre suggerito a Peggy la verità: suo padre era un criminale. E la morte di Hoffa per mano di Frank, la morte di un uomo a cui Peggy era affezionata e che ammirava tanto (e per il quale credeva che anche il padre provasse lo stesso) la lasciano così basita da indurla a chiudere i rapporti col padre.

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Cosa vuole raccontare però Scorsese con The Irishman? Qual è il senso più profondo dle suo ultimo film?
Il regista non è nuovo al genere gangster, e talvolta è stato accusato di glorificare la mafia in pellicole come Quei bravi ragazzi. Scorsese prende spunto dalla realtà per elaborare le sue opere d’arte, ma di certo i suoi film sono molto più di semplici gangster movie: sono un ritratto degli uomini che animano la malavita, ma non c’è fascino nelle loro azioni, non c’è ammirazione, solo una travolgente tristezza, che avvolge lo spettatore assorto nella visione di The Irishman.

Frank Sheeran e gli altri malavitosi che gravitano nella sua esistenza si accartocciano davanti agli occhi dello spettatore con una rapidità lancinante, senza aver seminato nulla di buono lungo il loro percorso. Sono uomini che hanno sacrificato tutto per avere potere e rispetto, ma che poi non sono degni neanche di scambiare una parola con i propri figli o di ricevere una loro visita. Nonostante i privilegi di cui godono, non c’è gloria per loro. E la scena in cui Sheeran esegue l’omicidio dell’unica persona che poteva reputare amico ci fa solo provare disprezzo e profonda pena per un uomo che è solo un cagnolino obbediente e sempre pronto a portare a termine gli ordini di Russell Bufalino.

Per tutto ciò che rappresenta, sia a livello artistico che a livello personale, The Irishman è molto più di un gangster movie: è un venire a patti col passare del tempo, tentando di esorcizzarlo. Scorsese lo fa con l’arte e con l’ausilio della CGI, i suoi personaggi invece restano sconfitti, schiacciati dalla loro stessa cattiveria.

E anche il racconto della storia di Frank Sheeran resta vuoto e privo di senso. A parte noi spettatori nessuno all’interno del suo mondo lo ascolta, se non degli agenti e un prete gentile ma distratto. In questo senso il regista gioca sulle percezioni della memoria, gioca con le illusioni, lasciando che su tutto aleggi il dubbio, dall’inizio alla fine.
E anche sulla scomparsa di Jimmy Hoffa, in conclusione, domina la fantasia, la confusione tra ciò che la mente di Frank ha proiettato sullo schermo e ciò che le sue affermazioni negano.
La spiegazione ultima del film di Scorsese non può che essere custodita allora che nella chiusura di un capitolo, di una generazione, di un tempo che ormai non esiste più, di uomini potenti ma deboli, che nonostante gli agganci e i soldi non possono far nulla contro il trascorrere del tempo, se non consegnarsi, come tutti gli esseri viventi, alla morte.

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