Suspiria: cosa ci aspettiamo dal remake di Luca Guadagnino?

Il 2 novembre 2018 Suspiria di Luca Guadagnino farà il suo debutto nelle sale. Cosa ci possiamo aspettare da questa operazione tanto ambiziosa quanto delicata? Ecco una prima analisi del prodotto, sulla base delle prime indiscrezioni del cast.

- Ultimo aggiornamento: 4 Luglio 2018 19:20 - Tempo di lettura: 6 minuti

La data scelta per l’uscita è quanto mai indicativa: Suspiria di Luca Guadagnino sarà distribuito a partire al 2 novembre, giorno scelto dalla chiesa latina per ricordare tutti i defunti e degna conclusione del periodo più tenebroso dell’anno, quello di Halloween. Tanto per rimanere in tema, di streghe si parlava nel cult originale di Dario Argento del 1977, di streghe si parlerà nella versione firmata dall’acclamatissimo regista di Call me by your name.

Dopo il successo indiscutibile e più che meritato della storia d’amore tra Elio e Oliver nell’assolata Lombardia degli anni Ottanta, il regista siciliano può permettersi di gestire un progetto ambizioso, mettendo su un cast interessante e andando a toccare uno dei film più rappresentativi e importanti della cinematografia italiana di tutti i tempi. Operazione che dopo il flop di Melissa P. e l’accoglienza ristretta alla nicchia di A bigger splash e I am love certo non sarebbe stata neanche pensabile, ma che dopo Call me by your name, Guadagnino potrà affrontare a testa alta.

4. Suspiria, punti chiave dell’originale di Dario Argento

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Erano gli anni Settanta e Dario Argento era all’apice del suo successo. Finita la Triologia degli animali (L’uccello dalle piume di cristallo, Il gatto a nove code e Quattro mosche di velluto grigio), il regista romano porta a casa quel capolavoro thriller che è Profondo Rosso e si prepara a iniziare la sua seconda riflessione per grandi temi. Con Suspiria del 1977 Argento apre la triologia delle Tre Madri che concluderà solo quarant’anni dopo. Il padre dell’horror all’italiana con Suspiria fa scuola, disegnando una raccapricciante catena di omicidi all’interno di un’esclusiva accademia di danza. Protagonista della sanguinosa faccenda, la giovane Suzy Bannion (Jessica Harper) che si troverà – sin dai suoi primi passi nella scuola – coinvolta in prima persona nei riti di un’antica congrega di streghe.

Lo stile di Argento conserva ancora oggi una sua aura magnifica e vintage. La regia, ancora molto efficace nelle scene più spinte, resta visionaria, ambiziosa – forse anche troppo per i mezzi tecnici dell’epoca. D’altro canto, il Maestro ha il grande merito di aver parlato con onestà il linguaggio del cinema di genere, senza voler sovrapporre teorie intellettuali poco credibili. Allo stesso tempo la storia di Suzy può essere letta in una chiave pseudo-femminista, un thriller soprannaturale dove la violenza si scatena dalle donne contro le donne, i personaggi femminili non sono caricati del solito passivo erotismo da vittima e l’eroina affronta con sensibilità e intelligenza la minaccia di una vecchia e pericolosa entità materna. Insieme a Dario Argento, firma la sceneggiatura la brava e versatile Daria Nicolodi, a cui era destinato in origine il ruolo della protagonista.

3. Suspiria: il cast del remake si tinge di 50 sfumature di rosso (sangue)

Suspiria Cinematographe.it

Come si concilierà l’approccio autoriale di Luca Guadagnino con una storia dalle tinte forti come quella di Suspiria? E, ancora, come se la caverà il regista con la componente splatter così importante nell’originale del 1977? Le reazioni a caldo dei primi spettatori del film sembrano rassicurare i fan di Argento: la violenza, esplicita e cruda, ci sarà. Anzi, grazie agli enormi passi in avanti fatti nel campo del make up e degli effetti speciali, probabilmente il risultato sarà ancora più disturbante. Il film si è a quanto pare guadagnato il rating R nella scala Motion Picture Association of America (la visione sarà concessa solo ai maggiori di 17 anni o ai minori accompagnati) proprio per le scene esplicite di nudo e di violenza, oltre che per un linguaggio piuttosto esplicito. Insomma, l’allievo supera il maestro.

Probabilmente, dopo quel capolavoro di delicatezza e poesia che è Call me by your name, il pubblico si aspettava da Guadagnino una lotta interiore, una sfida emotiva e intellettuale tra giovani donne in formazione. Si è trovato, invece, davanti a un cadavere danzante che si disintegra fra gli specchi schizzando sangue e umori interni sul volto da 50 sfumature di grigio di Dakota Johnson.

Stando al racconto di Guadagnino, inoltre, Suspiria avrebbe già il suo primo fan d’eccezione. Sembra che niente di meno che Quentin Tarantino – legato al regista palermitano sin dai tempi di Venezia 2010 quando entrambi erano giurati alla Mostra del Cinema – si sia commosso dopo aver visto il film, non lesinando abbracci e complimenti. La passione del regista americano per il sangue e per i b-movie italiani è ormai nota a tutti e la sua reazione potrebbe confermare che, con questo remake, Guadagnino ha fatto di nuovo centro.

2. Suspiria e l’impronta autoriale nel cinema di genere

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Il clima creepy e misterioso che coglie lo spettatore sin dalle prime battute dell’originale del 1977 sembra aver contagiato anche la preparazione del suo remake, accompagnata da un caso più unico che raro. Rispetto alla storia raccontata da Dario Argento, sembra guadagnare spazio e importanza il ruolo del Dr. Jozef Klemperer che nell’originale appare in una sola sequenza (breve, ma intensa). Si tratta di uno psicoterapeuta che vediamo nel teaser trailer mentre osserva concentrato il volantino che denuncia la scomparsa del personaggio interpretato da Chloë Grace Moretz. Il mistero, tuttavia, non sta in questa – pur lecita – variante sulla trama, ma nell’attore che darà il volto al personaggio. Si tratta di un vero terapeuta tedesco, Lutz Ebersdorf, che realizzò una serie di cortometraggi d’arte e contribuì a fondare la Piefke Versus di Hermann Nitsch. Questo ultimo dettaglio rende il profilo di Ebersdorf ancora più interessante: la Piefke Versus era una compagnia di teatro-danza inserita in uno dei filoni dell’arte performativa più controversi della Storia. Il già citato Hermann Nitsch è uno degli esponenti più rappresentativi del Wiener Aktionismus, nato in Austria dopo la fine della Seconda Guerra mondiale e dedicato a raggiungere i picchi più estremi della Body Art – con esiti a volte drammatici. Le performance di Nitsch (celebrate in un museo a lui dedicato nel centro storico di Napoli) sono un’orgia di sesso, sangue e ritualità pagane, che portano scandalo e scompiglio nell’opinione pubblica ogni volta che si manifestano.

Guadagnino non poteva prendere come riferimento uno spunto più profondo, primordiale, viscerale. Sin dalla scelta – sempre in Call me by your name – di mostrare senza troppi filtri la masturbazione come tappa fondamentale nell’educazione sentimentale di un adolescente, è risultato piuttosto chiaro che il regista non avrebbe avuto alcun timore a confrontarsi con quello che lui stesso definisce un omaggio al cinema degli estremi.

Suspiria remake Cinematographe.it

Proprio in virtù di questa predisposizione all’eleganza e alla schiettezza dell’immagine del regista, Suspiria – il remake – si preannuncia come un prodotto molto interessante. Non (solo) un aggiornamento di un grande classico, ma un nuovo slancio al cinema di genere promosso da uno dei nomi più applauditi dal milieu di cinefili intellettuali di tutto il mondo.

1. Suspiria, le streghe son tornate

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Il volto spaurito e grazioso di Jessica Harper, insieme a quello algido e spietato di Alida Valli (che interpreta la terribile Miss Tanner) saranno – per forza di cose – sottoposti a un rewash in chiave glam nella nuova composizione del cast del remake di Luca Guadagnino. A indossare i panni della protagonista Suzy sarà la star della saga sentimentale (e un po’ torbido) 50 sfumature di grigio, nero, rosso, Dakota Johnson. La sua espressione un po’ così, quegli occhioni spalancati e sempre pronti a dimostrare incredulità e timore parrebbero intensificarsi e guadagnare nuova struttura e carattere, almeno stando alle prime immagini che scorrono nel teaser. D’altra parte, una cosa sono i frustini di Mr Grey, ben altra i pugnali di decrepite e assatanate streghe greche.

Oltre al già citato Lutz Ebersdorf, nel cast compare anche un’altra stella nascente del cinema americano: Chloë Grace Moretz, che non si risparmia paragoni arditi e chiama in causa – dopo la visione del nuovo Suspiria – addirittura Shining di Stanley Kubrick.

Tuttavia, il nome che sembra garantire una performance decisamente sopra le righe è quello di Tilda Swinton, definita nella sinossi “il direttore artistico della compagnia” (quindi, presumibilmente avrà il ruolo che nel 1977 spettò a Rosetta Calavetta e sarà Madame Blanc). L’attrice ha già lavorato con Guadagnino in I am love e in In a bigger splash, diventando – con la partecipazione a tre film su sei totali – attrice-feticcio del regista palermitano. Il volto della Swinton reggerebbe da solo un film soprannaturale, la sua bellezza aliena unita a uno splendido talento interpretativo è una delle certezze di questa operazione. Lei stessa ha dichiarato con forza di non considerare questo film un semplice remake, ma di vederlo come prodotto a sé stante: riponiamo, allora, la nostra fiducia nell’entusiasmo della sua co-protagonista e facciamo partire il conto alla rovescia fino al 2 novembre. Tremate, tremate…

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