Li avevamo trovati invecchiati, un po’ patetici, infinitamente tristi Aldo, Giovanni e Giacomo in Fuga da Reuma Park (l’ultimo film, del 2016, dei tre di cui curano la regia insieme a Morgan Bertacca), sono tornati, ora, dopo quattro anni con Odio l’estate, un film diverso pur nell’omogeneità di temi e stile, maturo, un ritorno alle origini per andare avanti e guardare al futuro – nonostante questo potrebbe essere l’ultimo film per Baglio/Poretti/Storti -, intenso anche come futuro del cinema comico tout court.

Odio l’estate: dopo il Reuma Park ci può essere ancora una sana e pura risata (anche se rigata di lacrime)

Cinematographe.it, Odio l'estate

Lo spettatore era rimasto bloccato, anche metaforicamente, in un ospizio (comico), rappresentazione di una commedia oramai vecchia, rinsecchita, senza logica, incapace di andare a tempo con il contemporaneo. Non c’è niente di più triste di una commedia fuori forma e fuori fase ed era questo Fuga da Reuma Park, con Odio l’estate qualcosa cambia. Qui c’è lo scontro tra ceti diversi, tra genitori e figli, tra coniugi, si parla di rapporti e di crisi (individuale, familiare, sociale). Se con Reuma Park, ex parco dei divertimenti – è chiaro che qui acquista un valore metaforico -, Aldo, Giovanni e Giacomo erano arrivati al capolinea, erano un’istantanea stanca, vetusta, priva di mordente di un umorismo che fa la parodia di se stessa, con quest’ultimo lavoro il trio ritrova se stesso e la propria comicità fatta di piccole cose e di uno schema che il pubblico e il trio conosce. Aldo, Giovanni e Giacomo sono tornatati, cresciuti, maturati, rimanendo però fedeli alla loro comicità e alla loro cifra stilistica. Odio l’estate arriva dopo una pausa necessaria, utile, come hanno detto i comici, che ha fatto loro bene, complice la regia di Massimo Venier, elemento fondamentale per la riuscita. Se Fuga da Reuma Park è stata una brutta pagina nella loro carriera, rappresentando una brutta ripetizione, Odio l’estate è invece una boccata d’aria fresca, il film che avrebbero voluto fare e non quello che dovevano fare.

Odio l’estate: un film che rientra tra i migliori titoli di Aldo, Giovanni e Giacomo

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L’ultimo film di Aldo, Giovanni e Giacomo ha un doppio valore, da una parte è sintesi ragionata dei loro punti forti, punto di partenza per una nuova pagina comica. Odio l’estate riprende le atmosfere e l’equilibrio di Tre uomini e una gamba, Così è la vita e Chiedimi se sono felice, mostrando qualcosa di diverso dato da una maggior maturità e dall’uscita del film in un perdio storico diverso, raccontandosi ad un’Italia diversa. Il trio comico scrive un capitolo particolarmente interessante della risata nostrana, lavorando su personaggi, sketch tormentoni che ci accompagnano da sempre, non hanno paura di lavorare su ciò che sanno fare meglio, ma si badi bene, questo non vuol dire essere privi di originalità e idee, anzi, vuol dire conoscersi e conoscere.

Odio l’estate: Massimo Venier parla del film con Aldo, Giovanni e Giacomo [VIDEO]

Il desiderio primario è raccontare – non fare botteghino come sembrava essere nei loro ultimi lavori –, anche qualcosa di doloroso, anche con malinconia ma non senza sorriso né autoironia – anche nei momenti più drammatici si sorride con tenerezza e con amara sofferenza. Aldo, Giovanni e Giacomo tornano ad essere i narratori di un’Italia buona e tranquilla, nonostante tutto – simbolo di questo è il maresciallo interpretato da Placido -, un’enorme e sconfinata provincia che possiede anche dei difetti ma nulla di trascendentale, difetti invece in cui ci si può rispecchiare. Aldo è indolente, pigro, un adulto con l’animo da ragazzino che ama Massimo Ranieri e farebbe di tutto per sentire un suo concerto, Giovanni predica l’ordine e la precisione ma poi inciampa sulle parole, non trovando mai quelle giuste, e non sa rispettare i suoi stessi insegnamenti. Giacomo cerca ad ogni costo di costruirsi un ruolo sociale – forse per combattere il fatto di non averne uno in famiglia, dal momento che non è il padre biologico del figlio che irrimediabilmente glielo ricorda. Questi tre uomini sono cresciuti, non sono più quei “Tre uomini e una gamba” che dovevano sposarsi o quelli per cui “così è la vita”, sono adulti, maturati, in un modo o nell’altro anche malamente come spesso accade anche a noi, e sono sposati, tutti e tre, con delle famiglie, ma nessuna perfetta, anzi.

Per la prima volta nella loro storia cinematografica Aldo, Giovanni e Giacomo hanno tutti e tre mogli, e finalmente sono tutte ben tratteggiate, con una funzione narrativa ben definita: c’è Carmen, la moglie di Baglio, interpretata da Maria Di Biase, che è ruspante, capace di tenere a bada la virilità tenera e buffa di Aldo, c’è Paola/Carlotta Natoli quella di Giovanni, pronta a litigare con il marito tanto razionale da non rendersi conto che la vita va avanti e che tutto questo ordine rovina le cose belle dell’esistenza, Barbara, interpretata da Lucia Mascino, quella di Giacomo nevrotica e aggressiva rispetto ad un marito che è sempre un passo indietro. Sono donne a tutto tondo, non solo tipi, che hanno una psicologia, dei dolori, dei bisogni e delle riflessioni che riempiono la trama di senso e di valore.

Odio l’estate: il racconto di un trio di adulti

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Odio l’estate si apre al pubblico come una sorpresa, se all’inizio si costruisce come un susseguirsi di sketch comici, poi, quando le tre famiglie si incontrano per sbaglio in quella casa in un’isola del sud, ogni pezzo si rimette al suo posto. Si analizzano tutti i personaggi, giovani e adulti, fino al momento in cui il trio, su una macchina, si mette “in viaggio” per un’avventura on the road. Si compone così a poco a poco una lettera d’amore dedicata alla comicità e al loro stesso cinema.  La partita di calcio al mare (che cita la celeberrima sequenza di Tre uomini e una gamba, debitrice di quella di Marrakech Express di Gabriele Salvatores), il “non ci posso credere” di Aldo, il viaggio in macchina, la precisione milanese di Giovanni, la timidezza insicura di Giacomo e la malinconica delicatezza di Aldo sono topos letterari, punti fermi nella loro carriera che ritornano qui con tutta loro prepotenza, riportando lo spettatore “a casa”.

L’amore, l’amicizia, la vita che cambia e che ti cambia sono valori e tematiche che vengono plasmate da e in Odio l’estate senza ipocrisie, buttandosi a capofitto in un lavoro pensato, riflettuto, digerito e poi, infine mostrato. Il loro film rientra alla perfezione tra i più fulgidi titoli della loro carriera, mettendo un punto alla fine di una lunga fase piena di alti e bassi, dimostrando come e quanto la commedia possa essere in grado di trattare argomenti profondi con leggerezza – la vita, la morte, il lasciare andare e il tenere stretto a sé -, ma senza banalizzarli. I litigi e i dissidi che vanno a scomparire di fronte ad un’amicizia che si va a creare passo dopo passo, un viaggio utile a rinsaldare i rapporti e a ritrovarsi, l’amore verso una figura femminile spesso sfuggente.

Odio l’estate: non è solo una riproposizione ma anche maturazione

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Odio l’estatenon è una riproposizione di un canovaccio, non sono scene inanellate le une alle altre e neppure una trita e ritrita tipicizzazione di un gruppo di personaggi è anche un viaggio al sud in cui c’è bisogno non tanto degli altri due per esistere ma di un caldo abbraccio in cui trovarsi e ritrovarsi. C’è uno scatto dunque nella loro filmografia, una crescita: l’identità è indipendente dagli altri ed è questo che produce una maturazione anche del linguaggio cinematografico. Mentre la musica di Brunori Sas esplode cantando di una Puglia calda e poetica, Giovanni, Giacomo e Aldo si ricongiungono con parti della propria famiglia, con gli altri e soprattutto con se stessi, alla ricerca del proprio mito (cantando a squarciagola Se bruciasse la città).

Odio l’estate: scopri le canzoni del film e la colonna sonora di Brunori Sas

Un valore aggiunto è dato dal lavoro di Venier che torna qui nelle vesti del tessitore, che tira le fila, lega ciò che sembra distante saldando i rapporti tra i personaggi. Aldo, Giovanni e Giacomo, dopo il desiderio di fuga della tardo adolescenza e il ricorso sistematico allo sketch, qui finalmente adulti, sono in grado di osare, prendendosi gioco delle fragilità umane, accarezzando i dolori e anche le gioie dell’uomo (l’amore tra i giovani Davide Calgaro e Sabrina Martina). Tutto sta già nel titolo del film, citazione di Estate di Bruno Martino, in cui si comprende l’ossimoro che sta alla base dell’esistenza: c’è la gioia dell’amicizia ma anche la solitudine quotidiana, l’incapacità di essere padroni della propria vita e di dimostrare agli altri affetto. Queste ombre si diradano nella delicatezza struggente e malinconica del film che si scioglie in calde lacrime mentre sul volto rimane un sorriso.

Odio l’estate: come si inserisce il film nella comicità del cinema italiano

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Odio l’estate è una sorpresa che coinvolge lo spettatore, facendolo sorridere, quasi commuovere. Non si racconta tutto ma lo si fa capire, ci si ferma un attimo prima proprio per rimanere nel mood del comico, senza perdere l’occasione di un’ultima battuta. Bisogna sottolineare che Medusa con Odio l’estate, proprio come con Il primo Natale di Ficarra e Picone, e con Tolo Tolo di Checco Zalone ha fatto centro in questi mesi, portando opere “nuove”, inaspettate, prive di qualsiasi qualunquismo che si prendono gioco di chi siamo, dei nostri difetti e delle nostre virtù. Certo, molto c’è ancora da fare per la commedia italiana ma Odio l’estate riesce a raccontare una storia dolce e amara di chi inciampa, di chi non riesce a essere chi o cosa vuole, di chi deve lasciare ma non per questo si sente un perdente. 

Come hanno fatto altri film comici – anche se Odio l’estate non lo è totalmente – nell’ultima pellicola in cui compare il trio ci si prende in giro anche quando si vuole solo piangere, mentre tutto va storto (si perde il lavoro, non si è il migliore, si ha una diagnosi crudele), mentre si piange anche quando si sta vivendo il momento più bello di un’odiosa e crudele estate. La commedia sa fare questo e Odio l’estate e Aldo, Giovanni e Giacomo lo fanno nel miglior modo possibile.

Odio l’estate dove è stato girato? Le location del film con Aldo, Giovanni e Giacomo

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