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Il nuovo film di Jordan Peele, Noi, ha già avuto un successo strepitoso oltreoceano e non dubitiamo che lo stesso avverrà nelle sale italiane. Il secondo film da regista di Peele – che aveva debuttato dietro la macchina da presa con l’acclamato Scappa – Get Out – è nei nostri cinema dal 4 aprile, ma ha già ricevuto una schiera di recensioni positive che lasciano intendere quanto il film meriti di essere visto, senza se e senza ma.

Spesso i film horror, però, tendono a terminare con finali ambigui ed ecco perché l’epilogo di Noi merita una spiegazione. Attenzione, però: come avrete già immaginato l’articolo è pieno di spoiler e vi sconsigliamo di leggerlo prima di aver visto il film.

Cosa significa davvero il finale di Noi?

Noi racconta la storia della famiglia Wilson – Adelaide (Lupita Nyong’o), Gabe (Winston Duke), Zora (Shahadi Wright Joseph) e Jason (Evan Alex) – che si trova in vacanza a Santa Cruz. Una notte vengono attaccati da quella che sembra a tutti gli effetti una famiglia composta dai loro strambi doppioni e non hanno buone intenzioni. Adelaide, ossessionata da un incontro molto simile avvenuto durante la sua infanzia nel 1986, cerca di mettere in salvo la sua famiglia, mentre scoprono che tutto il Paese è invaso da Doppelgänger assetati di sangue.

Le copie sono un esperimento governativo fallito che ora sta cercando di trovare un suo posto nel mondo e l’unico modo per riuscirci pare essere quello di eliminare il proprio originale. La sosia di Adelaide – leader della comunità di copie – rapisce Jason e lo porta nei tunnel che per anni e anni sono stati la casa dei doppioni. Qui avviene una battaglia all’ultimo sangue tra le due donne, dalla quale esce vittoriosa l’Adelaide originale. Sembra a tutti gli effetti un lieto fine, almeno fino a quando scopriamo che le due si erano scambiate da bambine quando la copia aveva attaccato l’originale, prendendo il suo posto e costringendola a crescere nei tunnel insieme alle altre copie.

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I doppioni che attaccano la famiglia Wilson e il resto della popolazione americana in Noi sono delle copie perfette, delle ombre. Secondo la spiegazione che fornisce a un certo punto l’Adelaide “rossa”, sono degli esperimenti governativi con lo scopo di controllare la popolazione come fossero marionette e sono stati rinchiusi nel labirinto di tunnel e gallerie che abita il sottosuolo americano. Ogni copia è connessa con il suo originale in superficie con un legame quasi psichico e ricrea in maniera meticolosa ogni aspetto della sua vita. Come va avanti a spiegare, però, l’esperimento è fallito e le copie sono state abbandonate a loro stesse.

Cosa sono i sosia di Noi?

Gran parte della spiegazione sulle origini delle copie è lasciata inesplorata da Jordan Peele. Non sappiamo in quale modo le connessioni siano state create, così come dobbiamo immaginare gran parte delle logiche del film (come il fatto che le copie diano vita a figli che siano a loro volta copie, per esempio). In fondo, però, in Noi non è questa la cosa fondamentale: il film si concentra sulle vite delle copie, non sul loro concepimento.

Le ombre emergono dalla loro prigione sotterranea con fini violenti, ma dopo aver ucciso la loro controparte si prendono per mano, mettendosi in fila per raggiungere – come una catena – entrambe le coste USA. L’atto è una citazione a Hands Across America, un’iniziativa di beneficienza avvenuta nel 1986 (e alla quale il film fa riferimento), dove attraverso gli stati continentali degli Stati Uniti, le persone si sono tenute per mano in favore di un’associazione per senzatetto (ogni individuo, per aggiungersi alla catena, doveva donare 10 dollari). Nella fila erano presenti celebrità come Michael Jackson, Michael J. Fox, Katheleen Turner e persino il Presidente Reagan.

L’importanza di Hands Across America nel film di Jordan Peele

Nel film tutto viene innescato dal doppione di Adelaide, che riesce a rompere la connessione dopo aver mostrato al resto dei sosia le sue abilità come ballerina. Diventa come una specie di messia e convince i cloni a unirsi e prepararsi alla battaglia. Ovviamente c’è qualcosa di più oscuro nella connessione tra le due Adelaide.

Il film si apre con la ragazzina nel 1986 che guarda la TV. Viene trasmessa una pubblicità dell’evento Hands Across America e poco dopo la vediamo insieme ai suoi genitori nel luna park che si trova sul lungomare di Santa Cruz. Si allontana ed entra nella casa degli specchi. Mentre cerca di uscirne, viene sorpresa da quella che sembra la sua sosia perfetta la sua ombra. Per tutto il film crediamo che questo momento abbia segnato profondamente Adelaide: il loro incontro è ciò che ha scatenato la sua copia convincendola a tornare, un giorno, per prendere il suo posto.

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Eppure, come già accennato, nei momenti finali di Noi scopriamo che lo scambio era già avvenuto e che l’Adelaide rossa non voleva altro che riprendersi la sua vita. Dopo lo scambio la copia ha assunto l’identità dell’originale iniziando a vivere normalmente in superficie. I medici credono che la bambina soffra dei sintomi tipici di un trauma, ma non sanno che semplicemente non si tratta di un individuo normale. Per comodità, d’ora in poi, useremo Sosia per riferirci all’Adelaide nata nel sottosuolo, ma che ha preso il posto dell’originale, e useremo semplicemente Adelaide, per identificare quella originale (che torna per cercare vendetta).

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Ora sappiamo che il timore di Sosia (al suo ritorno a Santa Cruz) era il confronto con quello che aveva fatto, con le sue origini. Non è chiaro quanto esattamente ricordi delle sue azioni; per buona parte del film pare proprio che la donna creda di essere lei l’originale e di essere legittimamente in pericolo.

Adelaide, d’altro canto, ha sofferto profondamente nel venire costretta nel sottosuolo. Il saggio di danza era stato un modo per mostrare la sua unicità e la sua capacità di parlare (che le altre copie non hanno) le ha permesso di guidare la rivolta. Il suo piano è stato costruito sulla base delle ultime cose che ricordava del mondo esterno: in questo caso Hands Across America.

Gli indizi che anticipano la rivelazione finale in Noi

Come era avvenuto anche con la famiglia di Rose in Scappa – Get Out, anche in Noi ci sono una serie d’indizi disseminati per tutto il film che anticipano la rivelazione finale. Il più grande è probabilmente il modo di parlare delle due donne che cambia continuamente durante il film. Sosia “perde” la capacità di parlare dopo il suo incidente perché – in quanto è solo una copia – deve effettivamente imparare come si fa. D’altro canto Adelaide sembra essere l’unica degli invasori in grado di parlare (sebbene lo faccia a fatica probabilmente a causa del trauma alla gola subito a causa di Sosia), dettaglio che diventa sempre più importante con il proseguire del film.

Alla fine di Noi, Sosia uccide Adelaide dopo uno scontro violento e la soffoca (proprio come aveva fatto nella sala degli specchi) e fugge con la sua famiglia, finalmente convinta di essersi guadagnata il suo posto nel mondo. L’unico a capire la strana natura della madre è Jason, che aveva assistito ai versi inconsulti di Sosia mentre uccideva Adelaide.

Cosa significa Geremia 11:11 nel film Noi

Uno degli aspetti ricorrenti in Noi, che viene lasciato inesplicato, è il ripetuto riferimento al passaggio della Bibbia Geremia 11:11. Lo vediamo più volte sul cartello di un senzatetto a Santa Cruz, la prima vittima della carneficina delle copie. Il versetto della Bibbia in questione dice: “Perciò, così parla l’Eterno: Ecco, io faccio venir su loro una calamità, alla quale non potranno sfuggire. Essi grideranno a me, ma io non li ascolterò”.

Esso rappresenta la brutalità delle copie e quanto le loro azioni saranno inarrestabili. Il loro Dio in questo caso è Adelaide, l’unica in grado di comunicare con il mondo esterno.

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