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Jordan Peele aveva conquistato il mondo con il suo Scappa – Get Out, nonché 252 milioni di incasso mondiale e la statuetta per la Miglior sceneggiatura originale durante la Notte degli Oscar 2018. Il suo nuovo film, Noi, non poteva permettersi di disilludere le aspettative: terzo miglior esordio per un film horror nella storia del cinema, la nuova pellicola sbanca al botteghino nel suo primo weekend di programmazione, con 70 milioni di dollari d’incasso e un trionfo all’unanimità della critica straniera.

Replicare se stesso era, dunque, la prova più grande da affrontare per l’autore statunitense, non solo sotto la lente della fruizione e della distribuzione dell’opera, ma nelle profondità di una storia che avrebbe dovuto destabilizzare il pubblico così come era riuscito a fare il suo primo lungometraggio. Addentrandosi, perciò, nei tunnel abbandonati dell’America, nelle fosse scavate e dimenticate dall’uomo che si diramano sotto i nostri piedi, Peele porta in superficie la paranoia della società e la sua diffusione a macchia d’olio, la produzione di ultracorpi che si distaccano dal sottosuolo e riemergono con tutta la pacifica ultraviolenza che li ha generati e cresciuti.

Noi – L’analisi di una società tra sopra e sottosuolonoi cinematographe.it

In un’analisi clinica e lucidamente consapevole delle condizioni della comunità mondiale, dell’ipocrisia che caratterizza le individualità immerse in una collettività di facciata, il regista e sceneggiatore esalta con il suo Noi – come era riuscito a fare, in precedenza, con Get Out – le impurità che tendiamo a riporre nei territori più nascosti, allontanati dalla nostra vita per fare in modo di dimenticarli, eppure pronti a reclamare il rispetto dovuto. È l’horror politico a dettar ancora legge nelle dinamiche della cinematografica di Jordan Peele, che in quel suo “Noi siamo americani” pronunciato dai doppelgänger dei protagonisti rimarca l’abissale linea di demarcazione tra un tipo di società di prima classe e la sua copia subordinata.

La doppiezza che sostiene il film Noi allarga, però, la sua più evidente dicotomia, che porta l’opera alla divaricazione tra il sé e l’altro, non più sotto la psicologia di un fenomeno come la dualità, ma mostrando come può essere uno status a cambiare una stessa persona, le possibilità offerte in opposte situazioni di vita. Un prendere dalla contemporaneità a piene mani e comprendere che “l’altro” non è più solo la nostra parte primitiva e selvaggia, ma qualcun altro che non ha potuto vivere secondo le nostre stesse opportunità.

Un esame della civiltà odierna setacciato con minuzia già durante la fase di scrittura del film, che nel terrore del proprio racconto non risparmia la verve satirica e puramente spassosa che appartiene a Peele, lui stesso divertito dall’inserimento genuino di una comicità inaspettata e che non supera mai il livello di suspense che la pellicola porta visceralmente dentro di sé. Curato, il tutto, da una padronanza della messinscena che il regista mantiene costantemente in pugno, attenta ai dettagli, anche ai più impercettibili, e che si arricchisce della concentrazione su un missaggio sonoro che amplifica il più tenue dei fruscii, lo spostamento d’aria più lieve, il ticchettio di passi e forbici che tagliano la pelle come lame affilatissime.

Noi – L’horror di Jordan Peele che scuote e terrorizzanoi cinematographe.it

Ed è, per una volta ancora, nella scelta dei suoi protagonisti e nella direzione degli attori che Jordan Peele pone un ulteriore tassello di maestria, con una Lupita Nyong’o che nel suo (doppio) ruolo esplora l’inquietudine, modula la voce, spalanca lo sguardo – in stretta correlazione con il collega Daniel Kaluuya di Get Out – e che nella sua versione raccapricciante non è mai stata più brava. Una recitazione che comprende parole, volto, ma che il cineasta desidera proporre anche con il corpo, quello originale e quello dell’ombra, tratteggiando ogni personaggio e affidandogli il proprio agghiacciante portamento.

Nel passaggio tra visibile e celato, tra privilegiati e destinati all’oblio, Noi scombussola per lo spavento che sa suscitare la sua componente horror e per l’insaziabile voglia di Jordan Peele di esprime il proprio punto di vista su cosa c’è di marcio in questo mondo. Un luogo sanguinario, devastante, fintamente comprensivo. Un mondo che conosce la disparità e ne farà causa della propria fine. Noi è un’opera analitica e atroce, da cui si esce storditi. Come dopo aver passato la vita in un tunnel ed esser poi rimasti accecati dalla luce.

Noi, prodotto da Monkeypaw Productions, QC Entertainment e Universal Pictures, sarà in sala dal 4 aprile, distribuito da Universal Pictures.

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