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L’horror psicologico Ma, esamina il modo in cui i traumi del passato influenzano le decisioni da adulti. Diretto da Tate Taylor, Ma è forte del dolore interiorizzato del proprio personaggio principale (interpretato da Octavia Spencer) – una donna affabile ed emarginata, incapace di mantenere rapporti con persone della sua età, decide di diventare amica degli adolescenti – nonché di un forte sotto testo sociale, configurandosi principalmente in un horror per ragazzi.

Ma: recensione del film con Octavia Spencer

In Ma la Spencer interpreta Sue Ann Ellington, un’infermiera veterinaria che un giorno decide di comprare dell’alcool a dei ragazzini offrendo loro la cantina di casa sua per far festa – dimostrandosi da subito affabile e premurosa; tuttavia dietro al candore mostrato si nasconde una persona manipolatrice, subdola, e alla costante ricerca di attenzioni e cure – tanto da arrivare a fingere il cancro. Quando Sue Ann supera il limite tramite messaggi e video, i ragazzi riconsidereranno il rapporto con lei – le conseguenze della loro scelta saranno morbose.

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Ma: cosa succede alla fine del film?

Dopo un violento confronto con l’ex-compagno di classe Ben (Luke Evans), padre di Andy (Corey Fogelmanis), uno dei ragazzi, Ma mette in scena un terzo atto violento di pura vendetta e malvagità, fino ad un climax dove l’ossessione di Sue Ann verso la ricerca ossessiva di attenzioni – respinta al mittente – verrà punita con una soluzione da contrappasso dantesco. Sue Ann insiste nella ricerca di un rapporto con gli studenti perché identifica in loro – anche per ovvi legami di parentela – i bulli che al liceo la derisero e umiliarono davanti a tutta la scuola.

Le motivazioni drammaturgiche alla base delle azioni di Sue Ann sono chiare dall’inizio. Le sue scelte non sono casuali ma freddamente calcolate – come la ricerca ossessiva di informazioni sui ragazzi tramite i social media al fine di potersi adattare meglio. Un qualcosa certamente disorientante per il pubblico dall’inizio, ma che emerge nel corso della narrazione. Sue Ann vede in ogni ragazzo della banda di cui cerca di diventare amica – con l’inganno – non solo gli archetipi della società, ma in essi riflette le proprie frustrazioni e il volto dei loro genitori, gli stessi che la bullizzarono da liceale.

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Le scelte di carriera di Sue Ann sono anch’esse legate all’orribile passato liceale, come infermiera veterinaria è in grado di curare e proteggere cani ed altri animali perché lei fu trattata come tale al liceo, molti flashback spiegano in tal senso la sua totale mancanza di empatia. Non è quindi un caso se l’incontro tra Sue Ann e Ben avvenga proprio alla reception del suo posto di lavoro, Sue Ann vede Ben come un cane proprio come lei fu trattata in quel giorno lontano – è il preludio al terzo atto di pura morbosità.

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Il grande twist che cambia completamente le dinamiche all’interno della narrazione è la scoperta di una figlia di Sue Ann, che altri non è che una ragazzina conosciuta da Maggie il primo giorno di scuola – Genie (Tanyell Waivers) – un’adolescente oggetto continuo di morbose attenzioni, continuamente sovramedicata e vittima (non del tutto) inconsapevole della follia della madre.

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Nell’atto finale lo stato mentale di Sue Ann degenera, uccide la sua ex-compagna di classe Mercedes – nonché compagna di Ben – tortura lo stesso Ben a letto dissanguandolo (e al contempo tenendolo in vita con del sangue canino) e organizza una festa a cui tutti i ragazzi partecipano per poi drogarli; al mattino – in una assurda sequenza conclusiva – Sue Ann applica una sorta di punizione da contrappasso dantesco come soluzione al suo disagio interiore. Ogni ragazzo viene punito in un modo legato principalmente all’archetipo che egli rappresenta, così il “bello del gruppo” viene ferito con il ferro rovente sull’addome, alla chiacchierona vengono cucite le labbra, al ragazzo nero del gruppo viene dipinta la faccia di vernice bianca e al rubacuori viene data una pugnalata in pieno stomaco.

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Ma esplora gli effetti dei traumi adolescenziali e delle emozioni non elaborate in modo corretto, da persone ferite tradite e incomprese; le decisioni di Sue Ann possono sembrare avventate, sono in realtà freddamente calcolate in un percorso in cui mostrarsi agli altri principalmente come una donna sola alla ricerca di amici. In realtà Sue Ann è una madre, e la presenza di una figlia – e l’avercela mostrata in scena – amplifica ulteriormente la portata delle sue azioni, rendendole come una sorta di preventiva difesa, un evitare alla figlia lo stesso dolore che lei è stata incapace di affrontare e di elaborare in modo genuino e razionale.

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