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Quando la dubstep incontra Bollyhood e un produttore capace di arrangiare colonne sonore di successo, è subito pronta la colonna sonora di Aladdin, il live-action di Guy Ritchie in uscita nelle sale il 22 maggio 2019. Un’azione non così semplice però, come può sembrare, perché ricreare la colonna sonora di uno dei cartoni animati Disney più amati è un passaggio molto delicato, che rischia di deludere fortemente due generazioni di fan.

Aladdin: la colonna sonora del live-action rispettosa dell’originale

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Ci troviamo di fronte a una scelta ben riuscita di rispettare le canzoni originali del film, andandole a riproporre in alcuni casi con dei nuovi arrangiamenti strumentali e l’inserimento di pezzi originali che non erano presenti nel cartone animato.

Tra i grandi ritorni non potevano mancare Notti d’oriente, Un amico come me, Il principe Ali e ovviamente Il mondo è mio, in cui possiamo sentire la voce femminile in italia di Naomi Rivieccio che interpreta le canzoni di Jasmine, interpretata dall’attrice Naomi Scott. Il duetto, in particolare, rispetta fedelmente l’originale, aiutato da una grafica di grande effetto che esplora l’intera città di Agrabah sotto il tappeto dei tue protagonisti.

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Fino a quando Aladdin conosce Jasmine, in qualità di ladro che cerca di conquistarla ci troviamo di fronte a musiche con sonorità principalmente arabe, che rispettano lo stile Disney delle colonne sonore. Il vero cambiamento inizia con l’arrivo di Will Smith che inevitabilmente porta un po’ di hip hop sulla scena, ma con molto controllo e senza snaturare le origini sonore del film e soprattutto il suo scenario che rimane comunque arabo.

Un amico come me e Il principe Ali, sono i pezzi in cui il Genio si esprime, inserendo anche qualche breve barra di rap. Ma non solo, quando Aladdin, in veste di Principe Ali cerca di conquistare una Jasmine diffidente e perplessa, inizia una colonna sonora che mescola sonorità Bollyhood e dubstep in cui il protagonista si scatena in un ballo di gruppo che poi si risolve in un assolo di break dance con tanto di salto mortale finale. In brani come questi risiede proprio la natura di questa colonna sonora, che é stata comunque composta da Alan Menken, premio Oscar Disney, con l’aiuto di Benj Pasek e Justin Paul che sono i compositori delle colonne sonore di La La Land e The Greatest Showman, con il celebre brano This Is Me.

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Un trio di lavoro che non poteva deludere e infatti così è stato: la colonna sonora è ben riuscita, rispettosa dell’originale, ma con uno sguardo verso sonorità più moderne che si discostano per maturità dal prodotto cartone animato per andare verso un film live-action a tutti gli effetti.

Aladdin: Speechless la vera sorpresa del film di cui si sentirà parlare per molto tempo

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Tra i brani originali inseriti nel film e composti da questo nuovo trio di compositori, c’è una grande sorpresa che farà sicuramente, nel bene o nel male, parlare di sé per molto tempo. Si tratta di Speechless, un brano originale pensato per il personaggio di Jasmine e cantato da Naomi Scott.

Speechless è una melodica pop, che per quanto si discosti dalla sonorità araba e dubstep, colpisce per il momento in cui viene cantata dalla protagonista e per il suo testo che si presta a diventare un inno della forza femminile e di rivincita. Speechless è totalmente pop, è un brano che assolutamente non ci si aspetta all’interno della trama, un momento ricavato esclusivamente per Jasmine e per ridefinire il suo personaggio, che in questo film è quasi protagonista assoluta.

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La sonorità diversa vuole proprio sottolineare anche il distacco di quel momento che Jasmine si ritaglia dal resto della narrazione e quindi cambia, con il rischio, però, di spezzare il ritmo del film e tendere a una sorta di auto-celebrazione.

Aladdin: una colonna sonora che si balla e fa riflettere

Nel complesso si è di fronte a una colonna sonora che si balla, in rispetto dell’originale, con il gioco di voler essere contemporanea, quindi di mescolare il mondo arabo con quello Disney, che accentua tradizioni e folklore. I balli di gruppo sono di grande effetto, fanno ballare e cantare lo spettatore, lo intrattengono con scenografie, costumi e sonoro nel complesso coinvolgenti.

L’inserimento di nuovi brani, come Speechless, sottolinea l’intento di riflessione, molto esplicito, forse troppo, ma che sicuramente va ad accontentare i vari gusti del pubblico ampio a cui il film vuole rivolgersi.

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