Aladdin, cinematographe.it

Con questo ruolo Robin Williams fece il suo ingresso trionfale anche nel pantheon dell’animazione. Il Genio della Lampada doppiato per Aladdin nel 1992 era un turbinio irrefrenabile d’idee che spaziavano dalla comicità più pura a un ampio ventaglio di generi cinematografici e televisivi che l’attore di Chicago spadroneggiava in maniera del tutto naturale. Che fosse stramaledettamente abile nel trasformismo vocale e nella mimesi facciale non era una novità quando uscì il film, ma la sua interpretazione stregò tutti e il suo Genio rappresentò di lì in poi un nuovo modo di creare comicità vulcanica dal corpo/voce di un solo attore.

In pochi secondi Williams passava dal presentatore di telequiz alla bizzarra citazione di DeNiro in Taxi Driver nella scena dello specchio. Fino ad arrivare ad ammiccare con l’imitazione di Jack Nicholson, quando per l’occasione, il Genio indossava occhiali neri e la fronte gli si allargava insieme alla bocca improvvisamente luciferina come il sorriso inconfondibile dell’attore delle Streghe di Eastwick.

Ai tempi del successo cinematografico, oltre 500 milioni di dollari incassati in tutto il mondo, il critico del Times Kenneth Turan scrisse di Williams che “l’animazione non ha mai avuto un partner umano che l’abbia tanto spinta sui suoi limiti comici”. Janet Maslin del New York Times invece lo definiva un “vertiginoso, elastico miracolo”. Da noi lo doppiò con altrettanta maestria Gigi Proietti, ma nella nuova versione firmata da Guy Ritchie, il Genio ha la voce italiana di Sandro Acerbo. O meglio, il doppiatore ufficiale di Will Smith.

Robin Williams e Will Smith: due attori a confronto, prima e dopo Aladdin

Aladdin, Will Smith, Cinematographe.it

Mentre Williams doppiava il suo Genio al leggio, a inizio anni novanta, un giovanissimo rapper da milioni di copie di dischi venduti diventava la star di Will il Principe di Bel Air, sit-com che lo lanciò a livello globale. Per un curioso gioco di ruoli, oggi Smith non è più quel Principe, ma come Genio ne serve un altro nel film. L’attore di Philadelphia ha incarnato codino e carnagione bluastra del Genio della Lampada di Aladino seguendo una partitura narrativa fedele all’originale. L’amicizia che lo lega al ragazzo emerge come elemento forte nella storia, e questo offre più spazio a una recitazione anche meno sui generis.

Le parti musicali poi ripetono le stesse canzoni del ‘92, ma mentre Williams si rifaceva probabilmente a uno stile più puramente da musical con una vena comica mai messa da parte, Smith ci porta dentro il suo background. Così il suo swing si bagna spesso di rap, come accade per la canzone nella grotta. Dalla conferenza stampa di Berlino ha parlato di quanto sia stato importante essere un Genio ricreato interamente in CGI, ma in maniera così credibilmente perfetta che l’attore risulta totalmente fuso con il suo avatar di postproduzione.

Forse è questo uno dei segni più profondi della presenza di Ritchie nel progetto. Smith si sdoppia, come anche il Genio originale, in una versione umana e una blu. La danza costituisce per l’ex-rapper un elemento fondamentale che riesce a iniettare anche nell’Aladdin di Mena Massoud, il giovane protagonista, che pensando ai principi, a guardarlo bene, potrebbe essere attore perfetto per interpretare Prince in un biopic. Chissà. Ma torniamo a noi. La danza diventa momento di festa visiva per la nuova accoppiata Disney/Ritchie, così il Genio/Smith in una sequenza muove Aladdin a distanza come fosse un burattino, il quale poi, dopo un po’ di ruggine, ballerà favolosamente anche da solo in uno stile arabesque.

Il confronto tra Williams e Smith ci appare quindi più agile come festosa staffetta che non stabilire quale sia l’interpretazione più impattante. Visto poi che confrontare un doppiaggio con un ruolo sul set non sarebbe neanche possibile. Certo, Williams vinse un Oscar per Will Hunting, e il suo Genio rimase negli annali non certo per la sua morte 22 anni dopo Aladdin. Di Smith si ricorderà sicuramente con tenerezza questa prima uscita disneyana, ma come spesso accade con questi live-action generati da capolavori d’animazione, non si riesce mai ad alzare il tiro rispetto a quello che fu.

A questo proposito non dobbiamo dimenticare che proprio al giovanissimo Williams toccò interpretare niente di meno che Braccio di Ferro nel Popeye di Robert Altman, follia del 1980 che non ebbe molto successo, ma lanciò l’attore verso una carriera da trasformista e comico.

Il film live-action di Aladdin è al cinema dal 22 maggio.

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