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Approda finalmente al Lido di Venezia Suspiria, l’attesissimo remake dell’omonimo capolavoro di Dario Argento targato Luca Guadagnino, di ritorno alla Mostra a tre anni di distanza da A Bigger Splash. Le protagoniste del film sono Dakota Johnson, Tilda Swinton e Mia Goth. Presenti inoltre in piccoli ruoli Chloë Grace Moretz e Jessica Harper, protagonista della pellicola originale.

Suspiria Cinematographe.it

L’ambiziosa ballerina Susie Bannion (Dakota Johnson) arriva nella rinomata scuola di danza di Berlino fondata da Helena Markos. Nonostante lo scetticismo iniziale da parte della direttrice della scuola Madame Blanc (Tilda Swinton), Susie acquisisce un ruolo sempre più importante all’interno dell’istituto, mentre la precedente prima ballerina Olga, accusa platealmente le direttrici della scuola di essere delle streghe. Il rapporto fra Madame Blanc e Susie si fa sempre più intenso, mentre la giovane ballerina stringe amicizia anche con la collega Sara (Mia Goth). Quest’ultima viene approcciata dallo psicoterapeuta Klemperer (interpretato dalla stessa Tilda Swinton con l’alias di Lutz Ebersdorf), preoccupato per i riferimenti nel diario della sua paziente misteriosamente scomparsa Patricia (Chloë Grace Moretz) a rituali demoniaci praticati dalle direttrici della scuola.

Suspiria non riesce a replicare le suggestive atmosfere dell’originaleSuspiria Cinematographe.it

Luca Guadagnino prende Suspiria, straordinaria favola horror argentiana sostenuta da una crescente tensione ed esaltata da una scenografia curata nei minimi dettagli, e toglie il registro favolistico, la ricercatezza della fotografia e, per quasi tutto il film, anche la componente horror, mettendo in piedi quello che a conti fatti è soltanto un mediocre, verboso ed eccessivamente dilatato thriller psicologico. Dove Argento cercava la paura e l’occulto attraverso l’immagine, la fotografia accesa e il sinistro dettaglio, Guadagnino sceglie di affidarsi a una moltitudine di dialoghi, che annacquano la storia limitandone drammaticamente l’intensità e l’effetto psicologico sullo spettatore.

Un fiume di parole ci sommerge fin dai primi minuti, spiegandoci dettagli della scuola e delle loro abitanti che non è necessario conoscere, mettendo ripetutamente in contatto il personaggio dell’inespressiva Dakota Johnson con quello della sua mentore/rivale Tilda Swinton e mutilando così questo Suspiria della suggestione che ha fatto la fortuna della pellicola originale. Nonostante la settima arte ci abbia più volte dimostrato che il più grande aiutante della regia e della sceneggiatura è il cervello umano, capace di colmare i vuoti opportunamente creati, Guadagnino opta infatti per mostrarci e dirci quasi tutto, ricorrendo inoltre alla violenza e al sangue solo nelle fasi finali del film, quando il danno ormai è già fatto. Il risultato è che non si crea mai empatia fra lo spettatore e i personaggi, il cui arco narrativo diventa nel migliore dei casi prevedibile e nel peggiore inutile.

Suspiria risente principalmente della pessima sceneggiatura di David Kajganich

Nonostante la Swinton cerchi di alzare l’asticella della recitazione, camuffandosi magistralmente in più ruoli, né la Johnson né la meno celebre collega Mia Goth riescono a caratterizzare degnamente i propri personaggi, trascinando con la loro inconsistenza l’intero film verso l’anonimato. Emblema dell’atmosfera di questo Suspiria e della sua distanza dalla pietra miliare di Dario Argento è che il risvolto più emotivamente coinvolgente del film sia proprio la storyline dell’anziano Klemperer, coinvolto in una storia d’amore e di perdita attraverso il tempo e lo spazio, con l’aggiunta di pretestuosi accenni al nazismo, che non hanno il minimo collegamento con l’occulto che viene praticato all’interno della scuola di danza. L’avanzamento della storia di Susie e il suo lento ingresso nel torbido ambiente che la circonda non hanno mai un sussulto e non provocano mai una sensazione di reale inquietudine, precipitando Suspiria in un vortice di tedio e impalpabilità.

La pessima sceneggiatura di David Kajganich ci mette così davanti a un non horror dallo scarso spessore psicologico e dal nullo approfondimento dell’occulto (l’unico risvolto interessante è quello delle Tre Madri, traslato per intero dal lavoro di Argento e della Nicolodi), che Guadagnino rende meno avvilente con qualche sequenza dal buon impatto visivo, come il balletto delle alunne della scuola o il confronto finale fra Susie e le entità che governano la scuola, peraltro sciattamente introdotto da una trasformazione oltremodo repentina della protagonista da giovane impacciata a donna inquietante e sicura di sé. È però davvero troppo poco per salvare un film fiaccato in partenza da un paragone insostenibile con l’illustre predecessore e afflosciato definitivamente da uno sviluppo incerto e superficiale, che non porta mai il racconto e lo spettatore in una direzione precisa.

Un peccato inoltre che le toccanti musiche del leader dei Radiohead Thom Yorke vengano utilizzate in maniera decisamente straniante in sequenze con cui hanno poco a che fare, aumentando così la frattura fra lo spettatore e il racconto

Suspiria: uno scialbo e non necessario remakeSuspiria Cinematographe.it

Ci sarebbe piaciuto parlare di un tentativo riuscito da parte del cinema italiano di rinvigorire il proprio glorioso passato con una certa consistenza a livello internazionale, ma purtroppo di questo Suspiria ci restano solo un’apprezzabile operazione di trasformismo da parte di Tilda Swinton, la gioia di vedere nuovamente all’opera, anche se per poco tempo, l’indimenticabile Jessica Harper, e qualche sequenza dignitosa all’interno di una maldestra rievocazione di una gemma della nostra cinematografia, che non aveva alcun bisogno di essere rinverdita.