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Tra manette, vibratori e gemiti abbiamo detto (finalmente) addio alla trilogia cinematografica più chiacchierata degli ultimi anni, che con Cinquanta Sfumature di Rosso chiude i battenti (forse).
Chistian e Anastasia sono finalmente sposi, ma il loro futuro è oscurato dalla presenza inquietante di Jack Hyde. Preoccupato di poter perdere la sua amata Ana, Christian aumenta la sicurezza per proteggere la donna che ama. Ma è risaputo che la vita non va mai come vorremmo e, se dal passato puoi pensare di proteggerti, il futuro è tutto un altro discorso. Riusciranno Anastasia Steele e Christian Grey ad avere il loro lieto fine?

James Foley torna alla regia del capitolo finale della saga “erotica/romantica” tratta dai best seller di E.L. James. Riportandoci nel labirinto delle perversioni di Christian Grey (che poi proprio a guardarle da spettatore così perverse non sono!) la pellicola, purtroppo per noi, non riesce a risollevarsi dal baratro in cui è precipitato già da Cinquanta Sfumature di Grigio, un precipizio fatto di noia, risate e tanto trash.

Con Cinquanta Sfumature di Rosso si conclude la trilogia tratta dai romanzi di E.L. James

Se con Cinquanta Sfumature di Nero la trama aveva avuto una svolta thriller con l’arrivo dell’antagonista Jack Hyde (Eric Johnson), il nuovo film sembra voler approfondire il filone aggiungendo inseguimenti alla Fast and Furious, rapimenti e momenti di ansia constante (avvertiti solo dai protagonisti). Tutte queste sequenze action sono inserite a caso in una trama di per sé sconclusionata che prosegue il filone delle pellicole precedenti alternando dialoghi improbabili a scene di sesso che di estremo hanno solo la noia, aggiungendo una svolta thriller che però mal si lega con una storia che proprio non funziona. La classica fotografia patinata e la colonna sonora (unica nota positiva) “sparata” nei momenti meno adatti ricordano una pellicola porno-soft anni ’80.

Le tanto chiacchierate scene di sesso rimangono il nodo centrale anche di Cinquanta Sfumature di Rosso, ma l’idea di bondage e dominazione sembra molto lontana anche in questo terzo e ultimo capitolo; se non fosse per qualche oggetto BDSM le sopracitate sequenze non sarebbero tanto diverse dal sesso a cui siamo abituati in qualunque altro film, ad essere sempre presente rimane invece l’esagerata opulenza del protagonista e la sua mania di controllo, forse l’unica cosa decente dei personaggi che si susseguono senza senso all’interno della pellicola.

Sul fronte recitazione la frustrazione aumenta! Se ormai Jamie Dornan nemmeno ci prova più a dare un qualsivoglia spessore a Christian Grey, recitando per inerzia e dando molto più importanza alle scene in cui mostra il fisico, Dakota Johnson continua imperterrita a cercare di dimostrare l’inesistente spessore psicologico di Anastasia Steele. Armata dell’immancabile occhio da trota salmonata, la Johnson, abbandona il fastidioso labbro mordicchiato (ormai un must) per darsi a profondi quanto fastidiosi gemiti, ed eccola gemere per qualunque cosa: dall’apertura del frigo allo scrosciare della doccia passando per lo sguardo finto-lascivo dell’ormai rassegnato Christian Grey.

Cinquanta Sfumature di Rosso: una trama sconclusionata, con fotografia e musica da porno-soft anni ’80

Non mancano i momenti di scontro tra i due protagonisti: Christian che per natura vorrebbe sottomettere Anastasia, mentre la nostra integerrima Ana non ama stare in gabbia ma non disdegna l’ormai ben nota autorità del marito. Si fa presto allora a ritrovarsi nuovamente nel circolo vizioso delle scene di sesso buttate un po’ a caso in cui, ancora, non capiamo se c’è perversione oppure no. A “dividerli” ci pensa anche l’idea di gravidanza che vede lei mamma perfetta e lui timoroso e poco incline a sopportare un figlio ma, come trama (e pubblico adorante) vuole tutto si sistema, perché se le Cinquanta Sfumature di Rosso qualcosa ci insegnano è che con pazienza e tempo tutti possono cambiare, niente di più sbagliato e, in alcuni casi, pericoloso.

Con Cinquanta Sfumature di Rosso la serie tratta dai romanzi di E.L. James arriva alla conclusione e ci lascia come ha iniziato: con tante risate e ben poca sostanza.

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