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Di recente Omar Sy si è calato nelle insolite e curiose vesti di Lupin nell’omonima serie Netflix che reinterpreta in chiave moderna le avventure del celeberrimo ladro gentiluomo. Motivo per cui il broadcaster statunitense ha deciso di recuperare per il proprio catalogo alcune pellicole che in passato hanno visto protagonista l’attore francese di origini senegalesi. Tra queste figura anche Lo sbirro di Belleville, l’action-comedy in salsa transalpina diretta nel 2018 dal connazionale Rachid Bouchareb, già autore di opere del calibro di Indigènes, London River e L’età inquieta.

Lo sbirro di Belleville: una rovinosa caduta di stile per Omar Sy e Rachid Bouchareb

Lo sbirro di Belleville cinematographe.it

Peccato che per entrambi il risultato rappresenti una rovinosa caduta di stile, ben al di sotto delle  potenzialità espresse sino a quel momento davanti e dietro la macchina da presa. Da una parte il cineasta ha messo la firma su qualcosa che è lontano anni luce dalle sue corde, che fino ad allora avevano suonato, in certi casi vibrando, attraverso storie d’impatto sociale al centro di esperienze filmiche di natura fortemente autoriale. Una svolta commerciale, questa, che ci auguriamo con tutto il cuore sia stato solamente un peccato di gola dettato da un momento di blackout, che ha generato a sua volta il tassello più debole della sua filmografia. Insomma, un tipo di cinema, di plot e di messa in quadro che non gli appartengono e che lo hanno reso un pesce fuor d’acqua. Dall’altra parte c’è un Sy che, al contrario, sulla scia di operazioni analoghe, alcune delle quali particolarmente riuscite come Quasi amici, ha costruito carriera e popolarità. In tal senso, la performance in Lo sbirro di Belleville è assolutamente in linea con il percorso sin qui fatto in un cinema votato all’intrattenimento a buon mercato e alle sue diverse sfumature.

Lo sbirro di Belleville: una copia sbiadita e mal riuscita dei buddy-movie in chiave poliziesca

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Purtroppo per lui, quello affidato a Bouchareb è uno di quei film destinati a non lasciare alcuna traccia nella memoria degli appassionati del genere in questione, ossia il buddy-movie in chiave poliziesca che all’azione e al crime affianca una dose piuttosto abbondante di comicità. Ingredienti, questi, che una volta mescolati hanno dato vita a una maionese impazzita, che non ha nulla che spartire con precedenti decisamente più riusciti come Arma letale, Bad Boys, 48 oreBeverly Hills Cop. In tal senso Lo sbirro di Belleville altro non è una copia sbiadita e non riuscita dei suddetti titoli, dei quali prova a replicare per filo e per segno, con esiti da dimenticare, tanto le dinamiche narrative quanto lo sviluppo e il disegno dei personaggi. Qui ritroviamo la solita coppia improbabile di poliziotti agli antipodi scontrarsi per poi diventare partner inseparabili, alle prese con le indagini su un omicidio al quale è legato un traffico internazionale di droga sull’asse Bellville-Miami-Africa. Un tour che porterà il Baaba interpretato da Sy a trasferirsi in Florida con madre al seguito (torna alla mente Fermati, o mamma spara) per affiancare un agente locale, l’ispanico e burbero detective Ricardo Garcia (Luis Guzmán), con l’obiettivo di rintracciare l’assassino di un amico di vecchia data e per sventare la banda che si cela dietro il traffico di cocaina che porta diritto sulle tracce di una fittizia fondazione umanitaria.

In Lo sbirro di Belleville, Omar Sy gioca maldestramente a scopiazzare l’Eddie Murphy di 48 ore e Beverly Hills Cop

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Basta dare una rapida lettura alla sinossi per sentire subito una forte e fastidiosa puzza di bruciato, quella tipica di una minestra più volte riscaldata nella quale sono presenti analogie e scopiazzature varie. Le vicissitudini che vedono impegnata la coppia di turno ricordano fin troppo quelle narrate nei già citati 48 ore o Beverly Hills Cop, con Omar Sy che tenta disperatamente di rifare l’Eddie Murphy dei personaggi di Reggie Hammond e Axel Foley per modellare il suo eccentrico poliziotto francese. Esperimento per sua sfortuna non andato a buon fine, che rappresenta solo uno dei tanti punti deboli di una commedia d’azione che di risate ne regala e adrenalina ne offre con il contagocce. Le volte che una gag riesce ad andare a segno infatti non si contano nemmeno sulle dita di una mano, alla pari delle sequenze action sulle quali preferiamo stendere un velo pietoso, a cominciare dall’epilogo sulla pista d’atterraggio nascosta nella giungla africana. Questo per dire che se il vostro cuore batte per Sy o Bouchareb e più in generale per il poliziesco vecchia scuola, allora Lo sbirro di Belleville non è un film fatto su misura per voi.