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In una Londra compromessa dalla sporcizia e dal degrado, un assassino misterioso sevizia brutalmente i corpi delle sue vittime, tutte ragazze sventurate che battono i marciapiedi di Whitechapel. La vera storia di Jack lo Squartatore dei fratelli Allen e Albert Hughes prende spunto dalla graphic novel di Alan Moore e Eddie Campbell, From Hell, e la porta sul grande schermo, non senza concedersi diverse licenze artistiche. Il risultato è un giallo in costume, tutto concentrato sul carisma del suo protagonista, l’ispettore Frederick Abberline, interpretato da un Johnny Depp piuttosto in forma.

La vera storia di Jack lo squartatore: paura e delirio a Londra

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Distribuito nelle sale nel 2001, il film cavalca il successo di uno dei sex symbol più anticonvenzionali di Hollywood, il bad boy Johnny Depp che da là a pochissimo avrebbe indossato gli iconici panni del Capitan Jack Sparrow. Il divo, oltretutto, aveva rifiutato – appena l’anno prima dell’uscita de La vera storia di Jack Lo Squartatore – di entrare nel cast di Matrix delle sorelle Wachowski, preferendo il ritorno tra le braccia del suo mentore e amico Tim Burton, che lo scritturò per Il mistero di Sleepy Hollow. I toni dark, le sue indagini anticonvenzionali  e quell’aria burbera e dolce allo stesso tempo saranno riportate da Depp anche nel personaggio principale del film dei fratelli Hughes, una sintesi dello stesso Abberline e del sensitivo Robert James Lees descritti da Alan Moore.

Nonostante la perentorietà del titolo, La vera storia di Jack Lo Squartatore si basa su una delle diverse teorie che spiegano la furiosa catena di omicidi che colpirono Londra nell’autunno del 1888. In particolare, la ricostruzione su cui si è basato Moore e, di conseguenza, i fratelli Hughes, è quella di Stephen Knight descritta nel suo libro del 1976 Jack the Ripper: The Final Solution. Tra chi attribuisce gli omicidi a un macellaio del quartiere, chi pensa che il colpevole sia un maschio bianco tra i 26 e i 35 sessualmente frustrato, Knight imbastisce un vero e proprio intrigo nazionale, che va a toccare i vertici più alti della Corona Inglese. La scia di sangue lasciata da Jack nelle strade di Whitechapel, infatti, sarebbe stata scatenata per nascondere uno scandalo assolutamente inaccettabile nato in seno alla Famiglia Reale: il principe ereditario Albert (Mark Dexter), sotto la falsa identità di un pittore giramondo, ha sposato la bella prostituta Ann Crook (Joanna Page) e, insieme, hanno messo al mondo la piccola Alice. Testimoni dell’infausta unione, le amiche e colleghe della ragazza, Mary Jane Kelly (Heather Graham), Dark Annie Chapman (Katrin Cartlidge), “Liz” Stride (Susan Lynch), “Kate” Eddowes (Lesley Sharp) e “Polly” Nichols (Annabelle Apsion).

La vera storia di Jack lo squartatore: è quasi magia, Johnny!

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Dopo il primo omicidio, le strade di Londra entrano in subbuglio: a sconvolgere l’opinione pubblica non è tanto l’estrazione sociale della vittima, ma la meticolosa brutalità con cui il suo corpo è stato sfigurato. A indagare sul caso, è chiamato l’ispettore Abberline che – nel film – è descritto come un bell’uomo dedito all’oppio, all’assenzio e al laudano. La sofferenza del personaggio e i suoi frequenti momenti di alterazione amplificano le sue capacità percettive, permettendogli di raggiungere intuizioni altrimenti inarrivabili. Questa specie di sesto senso stimolato dalla droga permette a Abberline di risalire all’intricato garbuglio di interesse e autoconservazione della Casa Reale, di cui la Massoneria è strumento offensivo e guardia del corpo. Nonostante gli svariati tentativi dei capi di Scotland Yard di depistare le indagini verso un capro espiatorio, Abberline non si lascia dissuadere dalla ricerca della verità, incentivato anche da un tenero sentimento che nasce dopo l’incontro con la bella prostituta Mary Kelly. Per portare avanti le indagini, Abberline si avvale dell’aiuto del medico di corte William Gull (Ian Holm) che diventa il suo principale confidente e alleato.

Johnny Depp e Heather Graham si muovono con un certo agio nei panni del tormetato ispettore e della coraggiosa Mary Kelly. Se della versatilità della Graham è davvero difficile dubitare, la performance di Depp restituisce un personaggio abbastanza convincente, ma che gode soprattutto della luce riflessa e del fascino del contesto in cui è calato. L’inquietudine nasce e cresce col susseguirsi delle scene, che procedono secondo un ritmo abbastanza accattivante e sposano la teoria che il Male, quello autentico, non è frutto della mente malata di un pazzo, ma si nutre della connivenza col Potere. È abbastanza chiaro, sin dai primi dialoghi, che un fortissimo classismo e disprezzo verso le minoranze è alla base di tutta la raccapricciante vicenda.

La vera storia di Jack Lo Squartatore: chi è il mostro?

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Al di là di una regia che lascia intuire anche troppo presto l’identità dell’assassino, La vera storia di Jack Lo Squartatore riserva alcuni momenti alquanto interessanti. La società segreta che è dietro le quinte degli omicidi è un vero e proprio concentrato di sdegno e violenza e lo stesso rituale che Jack dedica alle sue vittime porta il sapore granguignolésco del film a livelli abbastanza alti. La vita disagiata delle prostitute che – pur nella loro ruvidità di carattere – ricoprono il ruolo di eroine del film descrive una Londra sporca, cattiva, senza sconti. Il distacco tra l’alta società e le classi povere ribadisce lo scarso valore dato alla vita di chi, per volontà, natura o necessità, si allontana dal sentiero della normalità o rispettabilità. A questo proposito, fa la sua comparsa il personaggio di Joseph Merrick, il famoso Elephant Man così ben raccontato da David Lynch, supremo emblema del Mostro buono, orribilmente trattato dalla società.

La vera storia di Jack lo Squartatore è un blockbuster che stenta a decollare sopra la media, un prodotto per il grande pubblico ben confezionato, ma che non presenta particolari picchi di genialità. Nonostante l’ottima materia prima che avevano a disposizione, gli Hughes decidono di addolcire gli aspetti più crudi del fumetto e di concentrarsi sul potenziale sentimentale del rapporto tra i due personaggi principali, probabilmente per sfruttare al massimo il sex symbol scritturato per la parte. Resta, comunque, un film godibile su uno dei personaggi più affascinanti degli ultimi secoli, la cui efferata e studiata violenza diede un nuovo volto al rapporto tra crimine e media, travalicando ogni limite morale e elevando Jack allo status di icona del mistero.

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