Il Ritorno di Mary Poppins: recensione del film con Emily Blunt

A metà strada tra sequel e remake, Il Ritorno di Mary Poppins vuol strafare ma non sostiene il confronto con l'originale. Emily Blunt promossa

È quasi Natale e in questo periodo, oltre all’abete, alle lucine alla Stranger Things e al pandoro, non possono mancare alcuni film che non appena nominati accendono subito l’atmosfera natalizia. Non è un caso che Il Ritorno di Mary Poppins arrivi nei cinema proprio a ridosso delle festività – il film arriverà in sala il 20 dicembre – perché, diciamoci la verità, Mary Poppins è uno di quei classici Disney che fa subito festa e ci fa stare bene. A più di 50 anni di distanza il regista e coreografo Rob Marshall (fra i titoli diretti da lui c’è anche il pluripremiato musical Chicago), ha ripreso in mano un personaggio praticamente perfetto sotto ogni aspetto e lo ha riportato in vita in un’avventura che conforta come un abbraccio, entusiasma regalando gioia, anche se già sappiamo che non riuscirà ad eguagliare il classico Disney.

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Il Ritorno di Mary Poppins infatti è a tutti gli effetti un remake perché i protagonisti del film sono Jane e Michael Banks del film del ’64, oggi cresciuti e alle prese con i problemi finanziari dovuti da un lato alla Grande Depressione americana (1929, periodo in cui Pamela L. Travers scrisse il famoso romanzo da cui sono tratti i film sul personaggio di Mary poppins), e alle fratture sentimentali che la vita gli ha riservato dall’altro: Michael ha infatti perso la moglie Kate da un anno, volata in cielo a causa di una malattia. Mary Poppins sappiamo che arriva a salvare sì i grandi, spalancando i loro occhi e facendoli ritornare bambini, ma prima decide di scender giù dalle nuvole prima di tutto per aiutare i fanciulli. I tre bambini protagonisti del film sono i figli di Michael, troppo piccoli per aver visto la loro madre morire prematuramente e troppo piccoli per essere caricati di responsabilità troppo grosse per le loro spalle. Se poi ci si mette anche la banca e un pignoramento imminente della storica casa dei Banks (Michael ha contratto un debito per sostenere le cure della moglie defunta) capirete perché c’è bisogno della tata più famosa del mondo per riportare calore e saggezza in Viale dei Ciliegi.

Il Ritorno di Mary Poppins Cinematographe.it

Una lacrima solca il viso e l’emozione cresce per Il ritorno di Mary Poppins

La verità è che quando tra le nuvole fa ingresso Mary Poppins in versione Emily Blunt non si riescono a trattenere le farfalle nello stomaco e qualche lacrima di gioia: impeccabile come sempre, in un meraviglioso soprabito blu, trasportata dal suo fidato ombrello parlante e con solo un bagaglio, l’immancabile borsa piena di meraviglie. Il ritorno sul grande schermo di Mary Poppins è in grande stile e la bellezza del film sta proprio nell’essere riuscito a ricostruire la magia dei classici Disney di un tempo, riproponendo un personaggio giusto, con valori che seppur banali, diciamoci la verità, oggi come oggi serve per accendere una luce nel buio.

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Confrontarsi con un classico a cui tantissime generazioni sono legate è davvero complicatissimo, ma anche guardando Il Ritorno di Mary Poppins senza pregiudizi, ci si accorge che questo film non riuscirà ad entrare nell’immaginario comune come fu per il film con protagonista Julie Andrews. Questo sequel riesce comunque a soddisfare sotto tantissimi punti di vista: la scelta del contesto storico è azzeccata – se pensiamo anche al periodo attuale sarà facile immedesimarsi in questa storia, inoltre il film, seguendo uno schema classico di narrazione e veicolando valori universali, riesce a catturare l’attenzione dall’inizio alla fine e si presenta un prodotto adatto ad un vastissimo pubblico. Rob Marshall e crew riescono a riaccendere l’atmosfera sognante del mondo della bambinaia più famosa di sempre tra coreografie maestose, situazioni magiche (un punto in più per aver utilizzato disegni analogici e aver dosato nel modo giusto gli effetti digitali) e canzoni che lasciano il buonumore.

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Insomma l’operazione nostalgia è riuscita anche se i fan del film del ’64 forse troveranno le canzoni super moderna (almeno in versione italiana) poco orecchiabili (la colonna sonora non raggiungerà di certo i successi di Un poco di zuccheroSupercalifragilistichespiralidoso) e soffriranno dell’effetto dejavù, perché in fin dei conti questo sembra a tutti gli effetti un remake destinato alle nuove generazioni.

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Emily Blunt è assolutamente promossa in questo ruolo che poteva fagocitarla: bellissima e con la giusta severità del personaggio, sarà difficile non amarla. Anche il resto del cast è azzeccatissimo a partire da Lin-Manuel Miranda (Star Wars: Il risveglio della Forza), che interpreta l’acciarino Jack (un degno sostituto di Bert), la vera luce del film, passando dall’interpretazione di Ben Wishaw (ve lo ricordate Profumo – Storia di un assassino) e l’istrionica Maryl Streep.

Regia - 4
Sceneggiatura  - 3
Fotografia - 4
Recitazione - 4
Sonoro - 2
Emozione - 4

3.5