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A venticinque anni di distanza dal rilascio nelle sale italiane – 6 ottobre 1994 – proviamo a riscoprire una di quelle pellicole di cui s’è detto tutto e il contrario di tutto, di quelle opere entrate nell’immaginario collettivo con una semplice piuma che vola lassù in cielo fino a fermarsi a una fermata dell’autobus, e a una comune scatola di cioccolatini – parliamo di Forrest Gump (1994) diretto da Robert Zemeckis con protagonisti Tom Hanks, Gary Sinise e Robin Wright.

Liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Winston Groom del 1986, Forrest Gump porta in scena l’estremizzazione dell’epica del self-made-man del cinema di Capra, nell’ottica stavolta di un protagonista fortemente depotenziato, condannato da uno sviluppo cognitivo inferiore alla norma, ma autore di una vita assolutamente straordinaria che l’ha visto costeggiare alcuni degli eventi storici più rilevanti dagli anni Sessanta agli Ottanta.

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Tanto è bastato a Forrest Gump per consegnarsi all’immortalità cinematografica, non soltanto divenendo l’autentico mattatore degli Oscar 1995 con 13 nomination e un totale di 6 vittorie tra cui Miglior film, Migliore regia e Miglior attore protagonista a dispetto di avversari del calibro di Le ali della libertà (1994) di Frank Darabont e Pulp Fiction (1994) di Quentin Tarantino – ma facendo innamorare pubblico e critica della sua narrazione romantica e toccante, tanto che Roger Ebert – il più influente critico di tutti i tempi – lo definì come “una commedia, credo, o forse un dramma o un sogno […] un atto di equilibrio mozzafiato tra commedia e tristezza, in una storia ricca di grandi risate e verità silenziose“.

Forrest Gump: un film romantico, sportivo, bellico, drammatico, o semplicemente un sogno

Forrest Gump cinematographe.it

In quella che è senza dubbio la più grande interpretazione del James Stewart della nostra generazione, Tom Hanks, la narrazione alla base di Forrest Gump è data da una struttura narrativa solida dall’intreccio ben delineato, caratterizzato da un forte uso di ellissi temporali, strumentali per Zemeckis per cui poter raccontare la post-epica di Gump. Una narrazione in flashback resa possibile grazie all’espediente dialogico, con cui lo stesso Gump coinvolge le persone che si siedono sulla panchina, disposte ad ascoltare la sua vita dopo un iniziale scetticismo.

La struttura narrativa incede così in un arco narrativo primario – quello di Gump – che nel suo dipanarsi va a incrociare archi narrativi di personaggi secondari, ma funzionari per lo sviluppo e la crescita del protagonista di Forrest Gump, come nel caso della Signora Gump di Sally Field, della Jenny di Robin Wright, di Bubba di Mykelti Williamson, e del Tenente Dan di Gary Sinise.

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Proprio per via delle sfumature della narrazione dell’epica postmoderna che è la vita di Gump, la pellicola di Zemeckis è un esempio di scrittura multitonale fortemente innovatrice del genere biopic drama. Una scrittura intelligente e audace che nel dipanarsi della narrazione permette a Forrest Gump di cambiare lentamente pelle, diventando così ora un film bellico, ora sportivo, ora romantico, mantenendo sempre un tono delicato e una drammaticità alla base opportunamente dosata da elementi da commedia brillante, o citando nuovamente Ebert “forse un sogno”.

Forrest Gump: la post-epica di Forrest, un uomo comune dalla vita straordinaria

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Ciò che rende ambizioso un film come Forrest Gump, è l’inserimento di un personaggio come Gump, imperfetto, tardo, vittima di un deficit intellettivo, spinto unicamente dalla sua voglia di vivere con semplicità, come chiunque altro, in una vita assolutamente fuori dal comune, più di tante persone “normali”.

Come Jenny della Wright l’Amore della sua vita, mai ricambiato, rifiutato e in totale opposizione all’arco narrativo di Gump – una persona normale dalla vita tragica, fatta di scelte sbagliate, che si ricongiungerà con lo stesso Forrest, dandogli un figlio. O Bubba, l’amico fedele che gli darà uno scopo per vivere con la creazione della Bubba Gump. O ancora con il Tenente Dan di Sinise e il suo mancato sacrificio di guerra che verrà ispirato dalla sua ex-recluta.

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La sceneggiatura alla base di Forrest Gump porta in scena un’epica post-moderna, quella di un uomo “minore”, normalmente un dimenticato, che riesce però a correre come il vento per sfuggire ai bulli, che riesce a diventare un attaccante formidabile con cui guadagnarsi il college, e a diventare un eroe di guerra in Vietnam, un olimpionico della squadra americana di ping pong, ospite di talk show, imprenditore di successo e infine un’icona americana.

In una sequenza di eventi apparentemente sconnessi, per un uomo comune dalla vita straordinaria – capace di ispirare Elvis Presley, di stringere la mano a Kennedy nello studio ovale, di affascinare Nixon, mostrare le chiappe a Lyndon Johnson e incuriosire persino John Lennon per la stesura di Imagine.

Forrest Gump: una riscrittura della storia americana

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Oltre alla dolcezza, la scrittura intelligente e raffinata, la magnifica interpretazione di Tom Hanks, Forrest Gump diventa anche occasione per raccontare e riscrivere eventi della storia americana. A partire dal nome Forrest che, come spiegato a inizio film, è stato dato dalla mamma in onore di Nathan Bedford Forrest, eroe della guerra di secessione ritenuto il fondatore del Ku Klux Klan. Questo perché, a detta di Mamma Gump: “qualche volta facciamo tutti delle cose che, ecco, che non hanno tanto senso“.

O ancora, nel segmento narrativo dell’Università dell’Alabama dove Forrest riesce a entrare per le sue abilità fisiche, dove viene ritratto l’allora governatore dell’Alabama, George Wallace, schierato contro l’integrazione degli afroamericani nell’università. Era l’11 giugno 1963, e Wallace si schierò contro l’ingresso dei primi due studenti neri, Vivian Malone e James Hood. L’episodio viene ricordato con il nome di Stand in the Schoolhouse Door.

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Altra celebre sequenza è quella del Lincoln Memorial, di fronte al Campidoglio, dove Abbie Hoffman arringa la folla contro la guerra. Forrest è spinto a parlare per primo ai microfoni, di fronte a un’enorme folla di persone: probabilmente si tratta della celebre manifestazione del 21 ottobre 1967. Qui incontrerà Jenny, divenuta hippy, e i due andranno a un raduno del celebre gruppo ribelle dei Black Panthers.

Ultimi ma non ultimi, la partecipazione attiva alle iniziative per riabilitare le relazioni con la Cina nel 1971 – la cosiddetta diplomazia del ping pong – tanto che nella pellicola di Zemeckis, Forrest è un asso del ping pong; e l’aver avvisato la reception del Watergate Hotel notando della “gente strana nell’appartamento di fronte“.

Forrest Gump: intramontabile, imprescindibile, l’Oscar al Miglior film più bello degli ultimi venticinque anni

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Di tante pellicole che hanno composto la storia del cinema contemporaneo, non c’è niente che possa rivaleggiare con Forrest Gump – specie negli ultimi venticinque anni – basta l’incredibile sequenza d’apertura della piuma volante sulle note del tema di Alan Silvestri per capire che ci troviamo dinanzi a una di quelle opere per cui la parola capolavoro si può usare senza pensarci più di tanto.

Forrest Gump è un capolavoro, unico nel suo genere, di quei racconti positivi che fanno bene all’anima, che ci ricordano come niente sia impossibile, e soprattutto che “la vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita”.

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